{"id":10378,"date":"2018-10-18T11:01:49","date_gmt":"2018-10-18T15:01:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palabranueva.net\/el-padre-rafael-guizar-y-valencia-1878-1938\/"},"modified":"2021-02-12T11:01:21","modified_gmt":"2021-02-12T15:01:21","slug":"el-padre-rafael-guizar-y-valencia-1878-1938","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/el-padre-rafael-guizar-y-valencia-1878-1938\/","title":{"rendered":"Santi di oggi e sempre: San Rafael Gu\u00edzar e Valencia"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_759\" aria-describedby=\"caption-attachment-759\" style=\"width: 207px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-759\" src=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/rafaelguizarsanto-207x300.jpg\" alt=\"SAN RAFAEL GU\u00cdZAR Y VALENCIA\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/rafaelguizarsanto-207x300.jpg 207w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/rafaelguizarsanto.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-759\" class=\"wp-caption-text\">SAN RAFAEL GU\u00cdZAR<br \/>Y VALENCIA<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tra le file dell&#8217;esercito di Emiliano Zapata c&#8217;era, di tanto in tanto, un presunto venditore di aghi e bigiotteria, e altre volte un presunto medico omeopatico con il suo armadietto di medicina ben fornito. Quando ci sono stati scontri, quel personaggio, nel bel mezzo della sparatoria, si \u00e8 avvicinato ai feriti o alla morte e ha chiesto loro: &#8220;Se ci fosse un prete qui, gli confesserei?&#8221; A coloro che gli risposero affermativamente, rivel\u00f2 la sua identit\u00e0 di sacerdote, li fece giurare che non lo avrebbero dato via e li avrebbero aiutati discretamente con gli ultimi sacramenti. Il travestito da venditore ambulante o medico, che Zapata stesso chiam\u00f2 &#8220;dottore&#8221;, era padre Rafael Gu\u00edzar y Valencia (1878-1938), che visse il suo ministero sacerdotale e poi episcopale in un Messico sconvolto dalla rivoluzione e insangiato dalla persecuzione religiosa che a suo tempo si manifest\u00f2 e in seguito avrebbe acquisito proporzioni inimmaginabili.<br \/>\nPadre Raffaello sub\u00ec diversi esuli e fu in pi\u00f9 di un&#8217;occasione prima del muro di tiro, dal quale fu liberato grazie alla protezione divina e alla sua ingegnosit\u00e0. Ma nessuna aggressione o minaccia gli ha mai fatto rinunciare al suo servizio sacerdotale.<br \/>\nEra stato ordinato alla solennit\u00e0 di Pentecoste nel 1901, nel tempio di San Francisco nella citt\u00e0 di Zamora, nello stato di Michoac\u00e1n (Messico), e offici\u00f2 la sua prima messa alla festa del Corpus Domini, nella parrocchia della sua citt\u00e0 natale, Cotija.<br \/>\nIl nuovo ministro ha debuttato il suo sacerdozio con un intenso apprendimento pastorale, invitato dal Vescovo di Zamora ad accompagnarlo nei suoi tour ministeriali; da lui ha imparato a trasformare ogni visita pastorale in una missione, e a predicare dal cuore e dal Vangelo. Ha anche imparato a sforzarsi sempre di entrare in contatto diretto con le persone, di conoscere i loro bisogni e le loro aspettative.<br \/>\nQueste felici esperienze con cui ha iniziato il suo ministero lo hanno portato a scoprire la vocazione di missionario, catechista e predicatore che avrebbe segnato tutta la sua vita sacerdotale.<\/p>\n<p>Rose con spine<br \/>\nLe rose del suo servizio non mancavano mai spine. Se nel 1903 fu nominato direttore spirituale e professore di teologia al seminario di Zamora, e nel 1905, prebendado della cattedrale, nel 1907 sub\u00ec una straziante pena quando fu completamente sospeso dal ministero sacerdotale. Fu tutto il risultato di un anonimo molto offensivo contro il vescovo, trovato tra i suoi ornamenti. In seguito si sconosciuto che l&#8217;autore del famigerato anonimo era stato un ex seminalista. Nel frattempo, Don Rafael non cerc\u00f2 di difendersi n\u00e9 voleva davvero; semplicemente accettato la pena sospesa, con obbedienza eroica e umilt\u00e0. La punizione fu revocata sedici mesi dopo, quando il vescovo mor\u00ec.<br \/>\nUn&#8217;altra dolorosa prova subita da padre Raffaello fu quella di una fondazione alla quale era stato ispirato: il 3 giugno 1903 inizi\u00f2 una congregazione per libere missioni popolari in tutte le parti del paese, preferibilmente nelle regioni pi\u00f9 povere del clero e delle risorse economiche. La congregazione nacque sotto il patrocinio della Madonna della Speranza. Quando la fondazione stava portando i suoi primi frutti, sempre in quel fatidico 1907, un ordine episcopale abol\u00ec la prima scuola esperancista, che oper\u00f2 a Jacona, e nel 1910, attraverso la Delegazione Apostolica, giunse al fondatore degli esperantisti il decreto della soppressione totale del suo istituto.<br \/>\nNonostante queste battute d&#8217;arresto, padre Rafael non si arrese mai alle sue ferventi missioni, come quella che sconse luogo nella Terra Caliente (tra gli stati di Michoac\u00e1n e Guerrero), nel 1904, o nello stato di Tabasco nel 1909.<\/p>\n<p>Nel bel mezzo di una rivoluzione<br \/>\nN\u00e9 la rivoluzione messicana, scoppiata nel 1910, chiuse lo zelo sacerdotale di padre Gu\u00edzar; piuttosto, gli ha aperto nuovi orizzonti, come l&#8217;esercizio di una carit\u00e0 pi\u00f9 altruista verso i malati e i morenti a causa del movimento armato.<br \/>\nNel maggio 1911, uno dei lati rivoluzionari &#8211; quello dei Logger &#8211; irruppe nella piazza centrale di Zamora mentre la popolazione si dilettava nella musica di un&#8217;orchestra. La gente correva insuperata e le autorit\u00e0 locali non sapevano come reagire. Pensarono che fosse meglio entrare in dialogo con i rivoluzionari e si rivolsero a Padre Gu\u00edsar e a un&#8217;altra prelazione per parlare con i cresciuti e cercare di convincerli a non danneggiare la popolazione di Zamora. Sono riusciti nei loro sforzi e la gente \u00e8 stata molto grata.<br \/>\nNel 1912, padre Gu\u00edzar e Valencia furono nominati canonici della Cattedrale di Zamora, ma nel giro di un anno fu rivelato un violento attacco al clero, e lui, che si era recato a Citt\u00e0 del Messico per una delicata commissione fattagli dall&#8217;arcivescovo Jos\u00e9 Mora y del R\u00edo, dovette rimanere nella capitale. L\u00ec visse la sanguinosa &#8220;Tragica Decena&#8221;, dal 9 al 19 febbraio 1913. Travestito da civile, stava assistendo feriti e morenti. Si spost\u00f2 quindi nello stato di Morelos e fu l\u00ec che, sotto la copertura di travestimenti, lo rese cappellano militare nell&#8217;esercito di Zapata. Ma un giorno accadde che un proiettile vagante lo fer\u00ec a una gamba e un incidente del genere lo port\u00f2 a essere sospettato; Lo presero come spia e lo portarono al muro di tiro. Chiedendosi quale fosse la sua ultima volont\u00e0, chiese di poter dare loro un orologio e una catena d&#8217;oro che portava con s\u00e9. Poi gett\u00f2 quegli oggetti di valore il pi\u00f9 lontano possibile, e mentre l&#8217;ufficiale e il plotone contestavano il bottino, fugg\u00ec a tutto gas.<br \/>\nNel 1915, quando l&#8217;ordine di arrestarlo e arrestarlo era gi\u00e0 diffuso, continu\u00f2 a progettarli per sconfiggere la polizia. Sapeva come usare se stesso per buttare via i suoi inseguitori, anche la sua capacit\u00e0 di suonare qualsiasi strumento musicale. Una volta che lo avevano intrappolato, ma disse loro che erano in un errore, che non era altro che un musicista; che se non portava con s\u00e9 alcuno strumenti era perch\u00e9 anche la sua fisarmonica aveva dovuto vendere per resistere. Loro, per metterli alla prova, gli hanno preso una fisarmonica e gli hanno fatto accompagnare nelle parrande e nelle serenate che avevano programmato per quella notte. Suonava cos\u00ec bene le canzoni del ranch che preferivano, che si convinsero che, in effetti, non era un prete ma un povero musicista.<\/p>\n<p>I suoi bandi lo portano a Cuba<br \/>\nCon l&#8217;intensificarsi delle persecuzioni religiose, il canonico Gu\u00edzar fu costretto a cercare sicurezza all&#8217;estero, dove non doveva nascondersi o camminare travestimenti, e se poteva esercitare il suo ministero e organizzare missioni popolari.<br \/>\nA Laredo, texas, ottenne un passaporto con il nome di Rafael Ruiz e come tale and\u00f2 in Guatemala, dove riusc\u00ec intensamente. All&#8217;inizio del 1917 si imbarc\u00f2 a Puerto de Barrios sulla strada per Cuba. Sulla bellissima isola \u00e8 stato vario e apprezzato il suo lavoro missionario, in cui ha schierato tutti i suoi doni, anche quelli di musicista e cantante, oltre alla sua capacit\u00e0 organizzativa. Lavor\u00f2 con gli adulti in generale e con i matrimoni, i figli e i prigionieri, i malati e coloro che erano lontani dalla Chiesa. Qualcuno che aveva osservato la sua ammirevole dedizione e la sua creativit\u00e0 pi\u00f9 originale, ha espresso questo apprezzamento che \u00e8 stato presto reso pubblico: &#8220;Quel padre Ruiz, o \u00e8 un pazzo o \u00e8 un santo &#8230;&#8221;.<br \/>\nFu nella parte pi\u00f9 intensa della sua dedica missionaria a Cuba, quando gli venne la notizia, attraverso monsignor Tito Tronchi, delegato apostolico nelle Antille: Papa Benedetto XV lo aveva nominato per governare la diocesi di Veracruz (Messico).<br \/>\nLa consacrazione episcopale dell&#8217;arcivescovo Gu\u00edzar e di Valencia ebbe luogo a L&#8217;Avana, nella chiesa di San Felipe Neri (ora sala da concerto), il 20 novembre 1919. All&#8217;ingresso del locale, il ricordo dell&#8217;evento \u00e8 registrato in lettere metalliche. Il consacrante fu il delegato apostolico e i partecipanti alla cerimonia di consacrazione furono l&#8217;arcivescovo dell&#8217;Avana, Pedro Gonz\u00e1lez Estrada, e il vescovo di Camaguey, Valent\u00edn Zubizarreta, che gli diede la croce pettorale; gli ornamenti e l&#8217;anello episcopale erano il dono di un gruppo di fedeli cubani.<br \/>\nPrima di recarsi nella sua diocesi, l&#8217;arcivescovo Gu\u00edzar e Valencia hanno voluto dire addio all&#8217;isola, infine, a Bejucal e Guanabacoa.<\/p>\n<p>Ricevuto in patria<br \/>\ncon la notizia di un terremoto<br \/>\nIl primo. Gennaio 1920 si imbarc\u00f2 su un piroscafo, di nuovo in patria. Arrivato a Veracruz il 4 gennaio, venne a conoscenza di una terribile disgrazia avvenuta il giorno prima: un forte terremoto aveva scosso gran parte della sua diocesi e molti erano morti e colpiti.<br \/>\nNon appena il nuovo vescovo sbarc\u00f2, inizi\u00f2 una collezione per aiutare questi poveri, e prima di recarsi a Xalapa per prendere possesso della sua diocesi, chiese che tutto ci\u00f2 che era riservato alla sua accoglienza fosse destinato alle persone colpite. Inizi\u00f2 immediatamente una visita paterna nelle regioni pi\u00f9 colpite. Il territorio della sua diocesi era immenso (46.000 km2), e anche molto aspro: alte montagne e profonde valli, aree in pietra e pianure di verde erba, fiumi flui e aree aride&#8230;<br \/>\nSebbene Don Rafael sia stato vescovo di Veracruz per diciotto anni, la persecuzione religiosa e due lunghi esuli hanno ridotto la sua permanenza fisica nella sua diocesi a un totale di otto anni. In quel periodo, per tre volte viaggi\u00f2, da un arco all&#8217;altro, il suo territorio diocesano, passando per tutte le parrocchie e cappelle, attraverso tutti i borghi e le frazioni, sempre missionario, predicando e ascoltando i suoi fedeli, confortando tutti, impiegando il catechismo che si prepar\u00f2 ad indottrinare il suo popolo, affidando ai fedeli pi\u00f9 impegnati la continuazione delle missioni popolari, spostandosi nel fervore eucaristico e mariano&#8230; Fu un&#8217;opera incompiuta in un ambiente difficile a causa della geografia brusca e altro ancora perch\u00e9 gli avversari della Chiesa avevano diffuso ovunque uno spirito anticlericale. Tuttavia, l&#8217;arcivescovo Gu\u00edzar fu a suo tempo un esempio per altre diocesi del paese, in termini di promozione professionale e conseguente formazione di seminaristi e sacerdoti.<br \/>\nNel 1920 era riuscito a recuperare l&#8217;ex seminario diocesano espropriato dal 1914; gli fu affidato il compito di ricostruirlo, ma un anno dopo le autorit\u00e0 civili lo confiscarono di nuovo. Questo non cancell\u00f2 il seminario di Veracruz, che divenne itinerante e in gran parte clandestino, fino a quando non si stabil\u00ec negli spazi di un cinema abbandonato, a Citt\u00e0 del Messico.<\/p>\n<p>Legge sulle strade in azione<br \/>\nL&#8217;arbitraria legge Calles promulgata dal Presidente della Repubblica il 14 giugno 1926, aggrav\u00f2 la situazione dei cattolici in Messico. Le risorse del dialogo non procedettero e la rivolta delle armi \u2013 la Cristiada \u2013 sorse in altri stati del paese.<br \/>\nMonsignor Gu\u00edzar era un uomo di pace, ma anche un uomo coraggioso e un pastore soddisfatto. Nonostante le restrizioni imposte al culto, rimase un instancabile missionario, sempre fiducioso nella Provvidenza e, allo stesso tempo, perspicoso e intelligente a non cadere nelle mani della polizia, che aveva l&#8217;ordine di trovarlo a tutti i costi.<\/p>\n<p>Bloccaggio, esilio o sepoltura<br \/>\nQueste erano le tre alternative che avevano molti prelados e sacerdoti dal Messico negli anni tempestosi della persecuzione religiosa. Monsignor Gu\u00edzar si present\u00f2 al segretario del governatorato e accett\u00f2 il secondo. Questo lo port\u00f2 a Laredo e poi a San Antonio, entrambe le localit\u00e0 del Texas; poi di nuovo a Cuba (dove trascorse altri otto mesi) e al Guatemala. Essendo in quel paese centroamericano, ricevette la notizia che il Presidente del Messico, Emilio Portes Gil, aveva espresso la sua disponibilit\u00e0 al dialogo con i vescovi. Pensava, quindi, che fosse il momento opportuno per tornare nella sua diocesi.<br \/>\nEra puntuale, ma non senza inciampi. Dopo il suo ritorno nella diocesi stessa, nuovi eventi agitarono di nuovo le acque. Il 6 marzo 1931, mentre stava facendo una visita pastorale, uno sconosciuto fece esplodere una bomba nella Cattedrale di Xalapa e questo era come un pre-annuncio di ulteriori aggressioni contro la Chiesa. Infatti, tre mesi dopo, il governatore di Veracruz intendeva rendere l&#8217;intera diocesi un&#8217;altra unit\u00e0 dello stato. A tal fine, promulg\u00f2 la legge 197, nota anche come legge Tejeda, che autorizz\u00f2 un solo sacerdote ogni 100.000 abitanti. Il pastore della diocesi non accett\u00f2 questa ingerenza dell&#8217;autorit\u00e0 civile, e cos\u00ec espresse in una lettera pastorale pubblicata sul quotidiano Veracruz El Dictamen, il 4 luglio 1931. Una nuova ondata di attacchi fu poi scatenata e il vescovo fu costretto ad abbandonare lo stato di Veracruz, e dalle citt\u00e0 di Puebla e messico continu\u00f2 a guidare la sua diocesi.<br \/>\nIl 25 luglio, lo stesso giorno in cui \u00e8 entrata in vigore la legge sulle disesse, c&#8217;\u00e8 stato un attacco al governatore a Xalapa, che \u00e8 rimasto ferito all&#8217;orecchio sinistro. Si pensava, senza alcuna base, che l&#8217;autore intellettuale fosse stato il vescovo. Nel pomeriggio dello stesso giorno, un gruppo di anticlericali armati di pistole e machete, e che trasportavano contenitori di benzina, entr\u00f2 nella parrocchia dell&#8217;Assunzione, a Veracruz, e cominci\u00f2 a balaceare i sacerdoti che esercitavano l\u00ec il loro ministero. Padre Angel Dario Acosta fu ucciso, padre Alberto Landa fu gravemente ferito, mentre padre Rafael Rosas fu lasciato srotonato, dopo essersi protetto nel confessionale.<br \/>\nImmediata la reazione di monsignor Gu\u00edzar e Valencia. Invi\u00f2 al governatore una protesta energica: &#8220;Lord Wean: gi\u00e0 Veracruz era innaffiato dal sangue dei martiri, per risplendere la verit\u00e0 e la giustizia, e che la religione, lungi dall&#8217;estinzione, possa brillare pi\u00f9 vigorosamente nonostante gli sforzi dei tiranni, che si schianteranno contro l&#8217;inespugnabile roccia di Dio&#8221;.<br \/>\nPoco tempo dopo, Adalberto Tejeda ordin\u00f2 al vescovo di morire, e offr\u00ec persino ricompensa a chiunque lo consegnasse vivo o morto.<br \/>\nSenza il minimo scroping, monsignor Gu\u00edzar torn\u00f2 a Xalapa e, tentativamente, si present\u00f2 nell&#8217;ufficio del rappresentante e disse: &#8220;Sono venuto a mostrarvi che sono rispettoso dell&#8217;autorit\u00e0. Mi hai ordinato di farmi sparare dove mi trovano. Sono venuto fin qui perch\u00e9 potevi darti il piacere di farlo, e quindi impedire a uno dei miei fedeli di doverti macchiare le mani sparando al tuo vescovo&#8221;.<\/p>\n<p>Sconcertato dall&#8217;inaspettata presenza del vescovo, e reso anonimo dalle parole ascoltate, ha ragione a dire: &#8220;Vai in silenzio. Ritiro l&#8217;ordine&#8230; ecco come sono gli uomini di coraggio!&#8221;<br \/>\nAdalberto Tejeda lasci\u00f2 il governo di Veracruz nel 1932, quando fu nominato ambasciatore in Francia. Monsignor Rafael Gu\u00edzar e Valencia sopravvissero per altri sei anni, fino al 6 giugno 1938, il giorno in cui mor\u00ec abbattuto, non da proiettili ma da diabete, flebite e aritmia, che avevano reso le sue missioni pi\u00f9 sacrificate negli ultimi anni. Chiuse gli occhi in una casa adiacente al suo amato seminario diocesano, che era ancora a Citt\u00e0 del Messico, dove fece il penultimo dei suoi viaggi. Quest&#8217;ultimo parti per il Cielo.<br \/>\nSan Giovanni Paolo II ha beatificato Rafael Gu\u00edzar e Valencia nel 1995, e papa Benedetto XVI lo ha dichiarato santo nel 2016. \u03a9<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">Tra le file dell&#8217;esercito di Emiliano Zapata c&#8217;era, di tanto in tanto, un presunto venditore di aghi e bigiotteria, e altre volte un presunto medico omeopatico con il suo armadietto di medicina ben fornito. 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