{"id":13239,"date":"2021-04-16T16:09:26","date_gmt":"2021-04-16T20:09:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palabranueva.net\/capuchinos\/"},"modified":"2021-04-17T16:35:09","modified_gmt":"2021-04-17T20:35:09","slug":"cappuccini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/cappuccini\/","title":{"rendered":"Come affrontare la Chiesa e il potere coloniale"},"content":{"rendered":"<p>Una breve storia di due cappuccini del XVII secolo, che predicavano<\/p>\n<p>contro le forchette slave in un povero eremo di Guanabacoa<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Accademia Dominicana di Storia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questi sono il giovane Br. Francisco Jos\u00e9 de Jaca, aragonese, e il francese o borgogna P. Epifanio de Moirans che, gi\u00e0 alla fine del XVII secolo, furono arrestati per la loro esibizione, senza spine, e poi deportati in Spagna. E non si sono ridotti alla predicazione o alla parola scritta: il silenzio del confessionale era, per cos\u00ec dire, una delle sue tribune complici pi\u00f9 efficaci. Una semplice lastra metallica, posta il 18 maggio 2007, nell&#8217;antico eremo del Santo Cristo del Potos\u00ed a Guanabacoa (L&#8217;Avana), ha da allora ricordato il suo passaggio relativamente breve attraverso Cuba alla fine del XVII secolo:<\/p>\n<p>&#8220;Ai coraggiosi sacerdoti cappuccini Francisco Jos\u00e9 de Jaca (1645-1686) ed Epifania di Moirans (1644-1686), che parlarono da questo eremo contro la schiavit\u00f9 nel 1681. Comitato cubano per la via degli schiavi. Delegazione monumenti Guanabacoa. 18 aprile 2007.&#8221;1<\/p>\n<p><strong>Chi ha mantenuto i poteri in quell&#8217;ambiente?<\/strong><\/p>\n<p>I principali poteri civili ed ecclesiastici erano praticamente nelle mani degli stranieri. Il re era Carlo II d&#8217;Asburgo &#8211; l&#8217;ultimo spagnolo della dinastia austriaca (1665-1700) &#8211; che il suo popolo battezz\u00f2 con il soprannome di &#8220;The Bewitched&#8221;, supponendo che qualcuno lo ammaliasse, stranamente dalla sua condotta, dalla sua nascita idrocefalo, dalla sua patologia congenito-urinaria per tutta la vita, che rallenti la sua crescita e gli imped\u00ec di creare un erede con una delle sue due mogli. , francese e tedesco. Durante i lunghi anni della sua &#8220;minoranza di et\u00e0&#8221;, sua madre e anche due dei validi del regno si presero cura del governo.<\/p>\n<p>Nella pi\u00f9 ampia sfera ecclesiastica, dal 1676 \u2013 dopo un conclave di quarantacinque giorni \u2013 il Papa fu il cardinale Benedetto Odescalchi, di una distinta famiglia della citt\u00e0 di Como, che sotto il nome di Innocenzo XI govern\u00f2 la Chiesa per tredici anni e mor\u00ec a Roma il 12 agosto 1689.2<\/p>\n<p>Sulla grande isola delle Antille, il capitano generale spagnolo Jos\u00e9 Fern\u00e1ndez de C\u00f3rdoba Ponce de Le\u00f3n, cavaliere di Calatrava (1680-1685), govern\u00f2, e nell&#8217;ecclesiastico deteneva il potere del messicano Juan Garc\u00eda de Palacios y Garc\u00eda (1678-1682), che aveva come giudice provvisorio e vicario generale del Licdo. P. Francisco de Sotolongo.3 Il promotore fiscale dell&#8217;Avana era P. Juan Alonso Camacho, e il capitano Juan Prado Carvajal era il sovrano perpetuo della stessa citt\u00e0. Infine, nel 1681 fu avvocato generale dell&#8217;ex villaggio indiano di Guanabacoa, D. Diego de la Fuente, e la cappella di Cristo di Potos\u00ed, non aveva una cura permanente. L&#8217;ultimo era stato Baltasar Gonz\u00e1lez nel 1678, che fu il caso di Miguel de Qui\u00f1ones, nominato il 15 settembre 1660.4<\/p>\n<p><strong>Identit\u00e0 e faccende dei due cappuccini<\/strong><\/p>\n<p>Il primo di questi fu Br. Francisco Jos\u00e9 de Jaca o Aragona, nativo di Jaca (Huesca, Spagna), che nacque intorno al 1645, ma il suo nome originale e l&#8217;identit\u00e0 dei suoi genitori sono sconosciuti. Entr\u00f2 nell&#8217;ordine nel convento noviziato di Tarazona (Aragona) il 14 gennaio 1665 e ricevette il sacerdozio nel 1672. Dopo essere stato missionario a Cuman\u00e1 e Los Llanos (Venezuela) dal 1676 al 1681, fu inviato a L&#8217;Avana, dove visse solo per un anno (1681-1682), apparentemente nell&#8217;eremo dell&#8217;Immacolata e del Santo Cristo di Potos\u00ed a Guanabacoa. Dopo essere stato deportato, sarebbe stato imprigionato in Spagna per altri due anni (1684-1686), probabilmente a Valladolid, e una volta rilasciato, si suppone che abbia risieduto nel defunto convento cappuccino di San Antonio del Prado (1612-1890), in via Cervantes 17 a Madrid \u2013 dove \u00e8 datata la sua ultima lettera conosciuta \u2013 ed \u00e8 possibile che sia morto anche l\u00ec, probabilmente, nel 1690,5<\/p>\n<p>Sebbene il momento clou della sua produzione sia il trattato in spagnolo, che costituisce la sua opera anti-schiavit\u00f9, del 1681 (&#8220;Risoluzione sulla libert\u00e0 dei neri e dei loro originali, in uno stato di pagani e in seguito, gi\u00e0 cristiani&#8221;), il file degli indiani conserva anche, tra gli altri testi, due sue lunghe lettere al re Carlo II scritte da Caracas nei primi due giorni di dicembre 1678 , pubblicato dal noto storico galiziano Miguel-Anxo Pena Gonz\u00e1lez, O.F.M. Cap. nel 2001.6<\/p>\n<p>Dal suo trattato del 1681 \u2013 le sue argomentazioni sono marcatamente sentimentali, forse come aragonesi \u2013 spicca un breve testo, spesso citato da alcuni autori: &#8220;Quale ragione coerente pu\u00f2 esserci per schiavizzare i bambini al seno portati in queste terre come cani, gatti o pecore, condannati alla schiavit\u00f9, senza colpa se non quella del peccato originale, esposti ai dolori che devono soffrire senza contare coloro che muoiono durante il viaggio?&#8221; 7<\/p>\n<p>P. Epifanio de Moirans era originario di Moirans-en-Montagne (Grenoble, Francia) dove nacque nel 1644. Il suo cognome era Epiphane Dunod. Nel 1665, all&#8217;et\u00e0 di ventuno anni, entr\u00f2 nell&#8217;ordine nel Noviziato Cappuccino di Vesoul (Alta Sa\u00e9ne, Borgogna). La sua prima avventura americana avvenne nel 1676, quando la provinciale di Normandia lo mand\u00f2 sull&#8217;isola di Cayenne in compagnia di Br. Buenaventura de Courtray o Fiandre. Essendo l&#8217;isola nelle mani degli olandesi, chiesero a Pietro II del Portogallo il permesso di attraversare Par\u00e1 (Brasile), ma dopo aver ricevuto il rifiuto, i due tornarono in Europa. Essendo catechetico con gli schiavi neri di Cuman\u00e1 (ora Sucre, Venezuela) nel 1678, e apparentemente senza alcun permesso, fu tenuto in prigione per quasi due mesi, tra novembre e dicembre 1680. Non \u00e8 chiaro perch\u00e9, pi\u00f9 di un anno dopo, si imbarc\u00f2 a Cartagena de Indias \u2013 l\u00ec sarebbe forse entrato in contatto con il pensiero di Sandoval, Claver e altri gesuiti anti-schiavit\u00f9 \u2013 e da l\u00ec viaggi\u00f2 all&#8217;Avana nel giugno 1681, a bordo della nave di Juan Martin Legorburu, e, anche se questa volta con tutti i permessi, apparentemente nella stessa cappella del Santo Cristo di Potos\u00ed , fu presto imprigionato ancora una volta, sottoposto ad un processo accelerato, con abbondanti scartoffie, e poi deportato in Spagna. A Siviglia tenne la prigione per due anni, come suo compagno cappuccino, e una volta liberato nel 1685, torn\u00f2 nel suo paese e mor\u00ec a Tours (Francia) il 6 gennaio 1689 all&#8217;et\u00e0 di quarantacinque anni.<\/p>\n<p>Anche se necessariamente non gli faccio la giustizia che merita, vorrei riassumere il suo pensiero a questa citazione dal suo lungo trattato latino, scritto o iniziato poco prima della sua ammissione alla prigione provvisoria nel 1682: &#8220;I neri subiscono orribili tormenti e continui martiri; perch\u00e9 lavorano tutto il giorno e la notte, ricevendo un salario minimo o al capriccio e al ritmo della passione del signore o della signora o del caposquadra, vengono frustati con fruste disumane fino allo spargimento di sangue, al deragliamento delle ossa e alla carne in frantumi&#8230; Questi strumenti sono cos\u00ec disumani che alcuni vescovi sono venuti a promulgare la scomunica latae sententiae contro coloro che usavano le pelli di pesce come frusta; la ragione della scomunica risiedeva nel fatto che con tali perlustrazioni le ossa erano esposte.&#8221;8<\/p>\n<p>Dalle sue predicazioni e dal suo atteggiamento generale che conosciamo attraverso la testimonianza di alcuni ecclesiastici. E il principale di questi \u00e8 il vicario generale dell&#8217;Avana in una lettera al re Carlo II, che, tra le cose predicate o dette dal cappuccino, afferm\u00f2:<\/p>\n<p>&#8220;Che i neri che ti portano a vendere e hanno lo stesso degli schiavi siano liberi, e che i detentori siano obbligati a dare libert\u00e0 ai loro figli, e a restaurare loro i servi, negando l&#8217;assoluzione sacramentale nelle confessioni a coloro che non promettevano di dare loro libert\u00e0, che era uno scandalo molto grave, per la buona fede e il giusto titolo dei detentori.&#8221;9<\/p>\n<p>Sebbene sia noto che si era gi\u00e0 fatto conoscere come un predicatore infuocato, difendendo pi\u00f9 e pi\u00f9 volte che gli schiavi erano liberi, e coloro che li tenevano in quel modo erano contro la legge, si dice che frate Francisco Jos\u00e9 venne a confessare in quella piccola cappella di Guanabacoa, la moglie di un ricco allevatore ispanico-cubano. E poco dopo l&#8217;inizio della confessione, il frate gli chiese senza ambages: &#8220;Hai schiavi?&#8221; E lei disse: &#8220;S\u00ec.&#8221; Al che confessore disse: &#8220;Beh, se non dai loro la libert\u00e0, non posso assolverti.&#8221; La signora spieg\u00f2, per ogni caso: &#8220;Gli schiavi sono ben consolidati, ereditati&#8221;. Di fronte a questa affermazione, che il confessore giudic\u00f2 una manifestazione di colpevolezza senza rimpianti, si rifiut\u00f2 di continuare ad ascoltare la sua confessione.10<\/p>\n<p>Come risultato del loro atteggiamento ovvio, quasi testardo, i due cappuccini furono suspense nei confronti dei divini il 3 dicembre 1681. Poich\u00e9 non rispettavano la sentenza, egli govern\u00f2 contro di loro scomunica in tarda udienza, il vicario generale dell&#8217;Avana, Francisco de Soto Longo, sotto il mandato del messicano Juan Garc\u00eda de Trespalacios (vescovo di Cuba, Giamaica e Florida). In reazione quasi ovvia, i cappuccini scomunicano i loro accusatori. E ancora e ancora, sostengono che gli unici giudici che possono condannarli o assolverli erano il Papa e la Sacra Congregazione della Propaganda Fide.11<\/p>\n<p>Respinti quelli che consideravano assurde pretese, dal 13 gennaio 1682, gi\u00e0 a L&#8217;Avana, furono tenuti imprigionati nell&#8217;ospedale di San Juan de Dios, e poi portati al convento francescano. Tuttavia, poco tempo dopo, mentre seguiva il processo giudiziario, Br. Francisco Jos\u00e9 de Jaca fu trasferito a La Punta, e Br. Epifanio de Moirans al Castello della Vecchia Forza, in attesa del suo definitivo trasferimento nella penisola. Al capitano del galeone del shipman, Andr\u00e9s Tello de Guzm\u00e1n, fu consegnato i documenti del processo, che avrebbe dovuto consegnare in tempo al Consiglio delle Indie. Inoltre, gli fu affidata la sorveglianza dei prigionieri, che presumibilmente arrivarono a Cadice il 4 ottobre 1682.<\/p>\n<figure id=\"attachment_13233\" aria-describedby=\"caption-attachment-13233\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-13233 size-medium\" title=\"La lastra di metallo ricorda il passaggio dei due cappuccini attraverso Cuba e le loro posizioni contro la schiavit\u00f9.\" src=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Placa-de-metal-que-recuerda-el-paso-de-los-dos-capuchinos-por-Cuba-y-sus-posturas-contra-la-esclavitud.-300x140.jpeg\" alt=\"La lastra di metallo ricorda il passaggio dei due cappuccini attraverso Cuba e le loro posizioni contro la schiavit\u00f9.\" width=\"300\" height=\"140\" srcset=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Placa-de-metal-que-recuerda-el-paso-de-los-dos-capuchinos-por-Cuba-y-sus-posturas-contra-la-esclavitud.-300x140.jpeg 300w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Placa-de-metal-que-recuerda-el-paso-de-los-dos-capuchinos-por-Cuba-y-sus-posturas-contra-la-esclavitud.-768x359.jpeg 768w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Placa-de-metal-que-recuerda-el-paso-de-los-dos-capuchinos-por-Cuba-y-sus-posturas-contra-la-esclavitud..jpeg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-13233\" class=\"wp-caption-text\">La lastra di metallo ricorda il passaggio dei due cappuccini attraverso Cuba e le loro posizioni contro la schiavit\u00f9.<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Due scrittori altrettanto controversi<\/strong><\/p>\n<p>Apparentemente, essendo in una o nell&#8217;altra delle loro cellule, iniziano o pianificano il loro lavoro contro la schiavit\u00f9. Tuttavia, mentre i giudici sequestrano tutti i documenti, fu probabilmente durante il viaggio che Br. Francisco Jos\u00e9 de Jaca scrisse la prima versione di &#8220;Resolution on the Freedom of Blacks and their Originating in the State of Pagans and then Christians&#8221;, anche se \u00e8 datata 1681.12 La bozza che stava elaborando a Cuba fu sequestrata, come quelle del suo compagno. Questo non fu certamente il suo primo lavoro teorico, per cos\u00ec dire. Oltre a una vasta collezione di lettere al re Carlo II, datate a Caracas dal gennaio 1678, due sono conservate al Consiglio delle Indie, tre al mons. , in cui eleva anche l&#8217;irrazionalit\u00e0 della schiavit\u00f9 pratica degli indiani.13<\/p>\n<p>Il francese Moirans, apparentemente, essendo all&#8217;Hospital de San Juan de Dios, inizia o fa avanzare il suo lavoro in latino, in 164 fogli e 15 capitoli, Servi Liberi seu Naturalis Mancipiorum Libertatis Juxta Defensio (&#8220;Liberi Servi o La giusta difesa della libert\u00e0 naturale degli schiavi&#8221;), datato 1682 e pubblicato nel XX secolo in spagnolo.<\/p>\n<p>Questa non fu la prima delle sue abbondanti opere in latino. In un racconto di Fra Bernardo de Bologna, O.F.M. Cap., sono citate sedici opere teoriche di diversa categoria ed estensione, anche se la maggior parte di esse include solo il titolo \u2013 due dei quali si riferisce al suo lavoro citato sopra \u2013 sulla vocazione dei neri alla libert\u00e0, prodotto da questo controverso autore francese, in una data indeterminata , e probabilmente prima del suo destino missionario in Sud America o nei Caraibi.14<\/p>\n<p>I primi a decidere la natura controversa dei due scritti dei cappuccini furono i loro rapitori a L&#8217;Avana, a partire dal 14 gennaio 1682, quando sequestrano i loro documenti e libri &#8211; e i verbali si riferiscono agli scritti requisti non ancora completi &#8211; e questo fu registrato dal promotore fiscale e vicario generale , Licdo. Francisco de Soto Longo, e lo confermi con la sua firma da parte del notaio Juan Rodr\u00edguez Vicario.15<\/p>\n<p><strong>La nuova legislazione ecclesiastica del XVII secolo<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto riguarda questo episodio dei due Cappuccini a L&#8217;Avana del XVII secolo, vale la pena ricordare che la Chiesa cubana, seguendo le disposizioni del Concilio di Trento, aveva tenuto il primo Sinodo diocesano all&#8217;Avana nel giugno 1680, grazie agli sforzi del gi\u00e0 citato vescovo messicano P. Juan Garc\u00eda de Palacios. La sua prima sessione solenne si tenne domenica 2 giugno 1680. Le sue costituzioni furono lette in pubblico nella parrocchia dell&#8217;Avana da domenica 9 dello stesso mese e anno.16 Queste costituzioni furono inviate a Carlo II d&#8217;Asburgo, inoltrato da Real C\u00e9dula del 9 agosto 1682, e solo allora potevano essere stampate, possibilmente sulla stampa del governo coloniale.<\/p>\n<p>Tuttavia, anche se non ci si pu\u00f2 aspettare cambiamenti radicali di un Sinodo, le sue regole potrebbero persino sembrare audaci, non tanto quanto la predicazione e l&#8217;azione dei Cappuccini, a molti dei loro contemporanei, specialmente per quanto riguarda gli obblighi imposti all&#8217;amos riguardo ai doveri religiosi dei loro schiavi. Per illustrare queste regole, anche se di natura economica, basti citare alcune allusioni agli amos e agli schiavi.<\/p>\n<p>Anche se non si tratta di un vero cambiamento, in termini di quote dovute dai sacramenti o &#8220;diritti d&#8217;altare&#8221; \u2013 da lontano si vede che gli amos veramente avvantaggiati \u2013 quelli del battesimo, del matrimonio e della sepoltura sono stati sostanzialmente ridotti, quando si trattava di schiavi. Basti dire che &#8220;una sepoltura cristiana degli schiavi cost\u00f2 12 reais, e 16 se non fu battezzato; quello di un adulto indiano o nero libero valeva 20 reais, e 16 se fosse un bambino. Il matrimonio, compresa la messa, nel caso di persone libere o spagnole, costa 32 reais; e tra gli schiavi, solo 24 reais.17<\/p>\n<p>Per non sembrare cos\u00ec audaci, altre norme sinodali chiudono la strada all&#8217;ordinazione degli schiavi neri e di altri, che, sebbene bianchi, erano per scontati per altri motivi impellenti: &#8220;I figli di coloro che sono puniti dal Santo Ufficio non dovrebbero essere promossi agli ordini sacri, essendo discendenti nel primo e secondo grado del padre, e prima alla madre , n\u00e9 neri, mulati e mezze razze, a causa dell&#8217;indecenza che deriva dallo stato ecclesiastico.&#8221;18<\/p>\n<p>Minacciando la pena della scomunica o di una semplice multa, il Sinodo, tuttavia, ha richiesto alle mani dell&#8217;ingegnosit\u00e0 del maestro di &#8220;disciplinare i compiti dello zucchero, in modo che non li catturi su una parte della vacanza, n\u00e9 li faccia torcere corde&#8221; o altri compiti, &#8220;n\u00e9 fanno faccende, gettando schiavi a macinare dalla prima notte di vacanza; e che gli amos che portano schiavi e schiavi giornali, non li picchiano in quei giorni, n\u00e9 li portano giorno in loro, sotto la stessa pena della censura e del pecuniario.&#8221;19<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&#8217;opera in generale, certamente un po&#8217; addolcita, e per quanto riguarda la formazione cattolica degli schiavi, egli legislizzato: &#8220;Comandiamo, e da parte di Dio Onnipotente, chiediamo affettuosamente agli amos, ai maggiordomi e ai sindaci, che in tutte le ingegnosit\u00e0, mandrie, recinti e altre haciendas della campagna, prima di entrare nell&#8217;opera del giorno , al mattino, tutti gli schiavi pregano la Dottrina Cristiana, essendo insegnata dalla persona che la conosceva meglio, ed \u00e8 con tutto lo spazio, e tenendo conto di coloro che sono pi\u00f9 disattenti nell&#8217;apprenderla ti mostrer\u00e0, e non aspettare che sia dopo il lavoro, quando stanco non pu\u00f2 occuparsi di ci\u00f2 che viene loro detto.&#8221;20<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;obbligo della Messa domenicale, sia per gli amori riluttanti che si affidavano alla lontananza dei templi delle propriet\u00e0 o dell&#8217;ingegno, che sottolinea anche la necessit\u00e0 di inviare anche al lavoro degli schiavi: &#8220;Comandiamo che tutti gli uomini liberi, e l&#8217;amos degli schiavi, che non sono distanti pi\u00f9 di una lega , andate a sentire la Messa la domenica nelle vostre parrocchie e chiese, e mandate i vostri schiavi, se non in lontananza siete l\u00ec un eremo o una cappella pi\u00f9 vicino alle citt\u00e0, alle ville e ai luoghi dove potete sentirlo; pena del peccato che commetteranno, e di due ducati applicati alle chiese, in cui certamente li prendiamo per condannati altrimenti facendo per ogni volta che mancano&#8221;.<\/p>\n<p><strong>La legislazione provinciale delle Antille spagnole<\/strong><\/p>\n<p>Alcuni autori, non so perch\u00e9, menzionano come legislazione in vigore ancora, anche se gi\u00e0 un po&#8217; tardi, il Primo Consiglio Provinciale di Santo Domingo (21 settembre 1622-1623 febbraio 1623), sottolineando alcuni progressi nelle relazioni razziali, precisamente pi\u00f9 di mezzo secolo prima. Indubbiamente, questi autori volevano far loro vedere i loro lettori, che alcune delle dottrine dei francescani avevano gi\u00e0 una storia nella stessa Chiesa dei Caraibi ispanici.<\/p>\n<p>Infatti, la seconda sessione (6 novembre 1622) richiede e facilita l&#8217;accesso dei cosiddetti &#8220;etiopi&#8221; ai sacramenti, e non solo l&#8217;obbligatoriet\u00e0 del battesimo e la dottrina antecedente e conseguente. Riferendosi all&#8217;ordine sacerdotale, il Concilio stabil\u00ec di norma che anche i neri dovevano essere ammessi, purch\u00e9 fossero &#8220;dal tronco etiope per tre generazioni&#8221;.22<\/p>\n<p>Oltre ai rappresentanti di Santo Domingo, e alla presidenza di Br. Pedro de Oviedo, S. O.C., rappresentanti delle cinque diocesi che allora facevano parte di questa provincia ecclesiastica, cio\u00e8 Br. Gonzalo de Angulo, O.M., Vescovo del Venezuela, Don Bernardo de Valbuena, Vescovo di Porto Rico, quello di Agust\u00edn Serrano Pimentel, in rappresentanza di P. Alonso Enr\u00edquez. , O. de M., vescovo di Santiago de Cuba, e Don Francisco de Medina Moreno, abate della Giamaica.<\/p>\n<p>Tuttavia, questi autori non menzionano che il Consiglio, nonostante i suoi progressi, e forse proprio per loro, non \u00e8 mai stato effettivamente applicato. Pi\u00f9 parole, il testo che gli altri quattro paesi partecipanti attendevano, a parte Santo Domingo, non ha mai lasciato il Palazzo Reale o non \u00e8 mai stato autorizzato ad essere valido nelle altre diocesi della provincia di Santo Domingo. Il motivo \u00e8 che le altre copie, oltre a quella lasciata negli archivi dell&#8217;Arcivescovato di Santo Domingo, apparvero nel 1934 nell&#8217;archivio del Palazzo Reale di Madrid, in attesa della sua approvazione e distribuzione, che non arriv\u00f2 mai.23 Il testo domenicano fu pubblicato nel 1938 nella sua versione latina originale, grazie a P. Cipriano de Utrera, O. F.M. Cap. , che lo pubblic\u00f2 nel Bollettino Ecclesiastico di Santo Domingo, per pi\u00f9 di due anni, dal numero 29 al 37 (1938-1940).24<\/p>\n<p>Omettono anche molti autori che ho letto che, anche dietro le spalle del Consiglio provinciale citato, c&#8217;erano gi\u00e0 ex schiavi di origine dominicana che avevano raggiunto il sacerdozio. Il caso pi\u00f9 ovvio \u00e8 quello di Tom\u00e1s Rodr\u00edguez de Sosa (1605-1670), figlio illegittimo di uno schiavo, ordinato nel 1625, che fu un abile latinista e professore del nascente Seminario di San Tommaso.25 Poco tempo dopo, nel 1665 Diego de Quesada Torres fu ordinato, nipote di un ufficiale dell&#8217;Udienza Reale, che era anche nato schiavo. E il tonico, nonostante il razzismo, anche all&#8217;interno di una chiara maggioranza di origine ispanica, presto il caso di Rodr\u00edguez de Sosa si ripet\u00e9 e, anche se in seguito, sufficiente per completare, il notevole Pedro Agust\u00edn Morell de Santa Cruz (1694-1768), discendente di schiavi neri dalla madre, che divenne vescovo del Nicaragua (1749-1753) e arcivescovo di Santiago de Cuba (1753-1768).26 \u03a9<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>[1] Il posizionamento della targa coincise con la chiusura del X Colloquio di Guanabacoa in Storia e Giornata Internazionale dei Monumenti. Ram\u00f3n Su\u00e1rez Polcari, Cancelliere dell&#8217;Arcivescovato dell&#8217;Avana, Dr. Jes\u00fas Guanche P\u00e9rez e lo storico Pedro A. Herrera, erano presenti all&#8217;evento.<\/p>\n<p>2 Cf. J.M. Gonz\u00e1lez-Cremora: Dictionary of popes, Barcelona, Editorial Mitre, 1989, pp. 164-165; Nicolas Cheetham: A History of the Popes, New York, Barnes &amp; Noble, 1982, p. 227.<\/p>\n<p>3 Cf. P. Ismael Test\u00e9: Storia ecclesiastica di Cuba, Volume I, Burgos, Editorial El Monte Carmelo, 1969, pp. 110-112; P. Reinerio Lebroc Mart\u00ednez: Episcopologio, Miami, Hispamerican Books, 1985, p. 13.<\/p>\n<p>4 Cf. F\u00e9lix Vidal Cicera: Storia della citt\u00e0 di Guanabacoa dalla colonizzazione ai giorni nostri, L&#8217;Avana, La Universal Printing, 1877, pp. 20-24; P. Ismael Test\u00e9: Ecclesiastical History of Cuba, Volume II, Burgos, El Monte Carmelo Press, 1970, pp. 319-326.<\/p>\n<p>5 Fino ad ora, la maggior parte degli autori si ripeteva a vicenda, che il cappuccino era morto a Daroca (Saragozza) nel 1686 all&#8217;et\u00e0 di quarantuno anni. Tuttavia, br. Gregorio Smutko not\u00f2 l&#8217;errore, poich\u00e9 due anni dopo quella data, il file romano dei Cappuccini conserva una sua lettera alla Congregazione della Propaganda Fide datata Madrid (18 febbraio 1688), e un&#8217;altra al Nunzio di Madrid, datata 11 ottobre 1689 da San Antonio del Prado (Madrid). Gregorio Smutko, O. F.M. Cap.: &#8220;La lotta dei cappuccini contro la schiavit\u00f9 nei secoli XVII e XVIII&#8221;, Natura e Grazia, Anno XI, N. 2, Salamanca, maggio-agosto 1990, p. 299.<\/p>\n<p>6 Cf. Miguel-Anxo Pena Gonz\u00e1lez: &#8220;Un singolare documento di Br. Francisco Jos\u00e9 de Jaca, sulla schiavit\u00f9 degli indiani&#8221;, Revista de Indias, anno LXV, n. 223, Madrid, Consiglio Superiore per la Ricerca Scientifica, 2001, pp. 708-712.<\/p>\n<p>7 Cfr Jes\u00fas Guanche P\u00e9rez: &#8220;Dalle viscere dell&#8217;isola. Due sacerdoti cappuccini a L&#8217;Avana contro la schiavit\u00f9 nel XVII secolo&#8221;, Lay Space, Anno X, n. 37, L&#8217;Avana, gennaio-marzo 2014, p. 124.<\/p>\n<p>8 Il testo proviene dal n. 11 del capitolo 1. dell&#8217;opera dell&#8217;Epifania di Moirans, O.F.M. Capitano Cf. AGI. Udienza di Santo Domingo, gamba. 527, f. 22; Miguel-Anxo Pena Gonz\u00e1lez: &#8220;Una proposta anti-schiavit\u00f9 della prima ora: i Servi Liberi de Epifanio de Moirans&#8221;, in Summa Historiae, anno II, n. 2, Lima, dicembre 2007, pp. 30-31.<\/p>\n<p>9 Cfr. &#8220;Lettera del Licdo. Da Francisco de Soto Longo a Re Carlo II (L&#8217;Avana, 3 luglio 1682)&#8221;, AGI. Udienza di Santo Domingo, gamba. 527, ff. 5-6v; rappresentante. Francisco Jos\u00e9 de Jaca: Resolution on the Freedom of Blacks, Madrid, Higher Council for Scientific Research, 2002, pp. 193-194.<\/p>\n<p>[1] Questo e altri aneddoti appaiono nelle testimonianze orali del processo e nel Prologo al libro di Br. Epifania di Moirans: Free Servants o The Righteous Defense of the Natural Freedom of Slaves (1682), pp.181-182.<\/p>\n<p>[1] Miguel-Anxo Pena Gonz\u00e1lez: &#8220;Epifanio de Moirans (1644-1689): Missionario cappuccino e anti-schiavit\u00f9&#8221;, Franciscan Collectanea, vol. 1-2, Roma-Assisi, 2004, p. 118.<\/p>\n<p>[1]2 Il testo originale \u00e8 conservato in AGI. Udienza di Santo Domingo, gamba. 527, n. 13; rappresentante. Medellin, anno V, n. 6, Bogot\u00e0, 1980, pp. 543-551.<\/p>\n<p>[1] Miguel-Anxo Pena Gonz\u00e1lez: &#8220;Un singolare documento di Frate Francisco Jos\u00e9 de Jaca, sulla schiavit\u00f9 pratica degli indiani&#8221;, Journal of the Indies, vol.<\/p>\n<p>Bibliotheca Scriptorum Ordinis Minorum Sancti Francisci Capuccinorum (Venezia, 1717), f. 80. Tra queste opere ci sono un volume sulla vita di San Giuseppe marito della Beata Vergine Maria, due volumi del trattato De Vera Umilt\u00e0, un volume come appendice alla spiegazione letterale dell&#8217;Apocalisse e una teologia mistica in quattro volumi. Miguel-Anxo Pena Gonz\u00e1lez: &#8220;Dottrina anti-schiavit\u00f9 dell&#8217;Epifania di Moirans&#8221;, Summa Historiae, Anno II, N. 2, Lima, dicembre 2005, pp. 279-281.<\/p>\n<p>[1]5 Cf. Miguel-Anxo Pena Gonz\u00e1lez (a cura di). Francisco Jos\u00e9 de Jaca, Cap. Risoluzione sulla libert\u00e0 dei neri e dei loro nativi nello stato dei pagani, e poi gi\u00e0 cristiani. La prima condanna della schiavit\u00f9 nel pensiero ispanico, Madrid, Consiglio Superiore per la Ricerca Scientifica, 2002, pp. 130-132.<\/p>\n<p>[1]6 Cf. Rigoberto Segreo Ricardo: The Church in the Origins of Cuban Culture, Havana, Editorial of Social Sciences, 2016, p. 109; Manuel Maza, S. J.: Chiesa cubana: cinque secoli di sfide e risposte, Santo Domingo, Friend of the Home, 1995, pp. 22-23.<\/p>\n<p>[1] 7 Cf. Rigoberto Segreo Ricardo: op.<\/p>\n<p>[1]8 Sinodo diocesano tenuto.M dal signore Don Juan Garc\u00eda de Palacios, L&#8217;Avana, Stampa governativa e Capitaneria Generale di S.M., 1684, p. 27.<\/p>\n<p>19 Ibid., p. 61.<\/p>\n<p>20 Ibid. p. 9.<\/p>\n<p>2[1] Ibid., pp. 61-62.<\/p>\n<p>22 Cf. Br. Ces\u00e1reo de Armellada (ed.): Atti del Consiglio Provinciale di Santo Domingo, Caracas, 1970, pp. 25-26.<\/p>\n<p>23 Cfr. Fray Cipriano de Utrera, O. F.M. Cap.: &#8220;I Sinodi dell&#8217;Arcivescovado di Santo Domingo&#8221;, Cl\u00edo n. 100, Citt\u00e0 di Trujillo, luglio-settembre 1954, p. 162; rappresentante. Antonio Camilo G.: Il quadro storico della pastorale domenicana, Santo Domingo, Amigo del Hogar, 1983, p. 163. Anche p. Cipriano \u00e8 dovuto alla scoperta di una copia del Concilio nel Fascicolo dell&#8217;Arcivescovado di Caracas nel 1934.<\/p>\n<p>24 La prima versione spagnola fu dovuta a P. Ces\u00e1reo de Armellada. O.F.M. Cap., che pubblic\u00f2 il testo integrale con il titolo di Atti del Consiglio Provinciale di Santo Domingo. 1622-1623, Caracas, Universidad Cat\u00f3lica Andr\u00e9s Bello, 1970.<\/p>\n<p>25 Su questo interessante sacerdote, vedi la mia biografia &#8220;Uno schiavo che si \u00e8 dato ad un altro signore&#8221;, in Semi-corpo Ritratti. Nove figure della Chiesa a Santo Domingo, Santo Domingo, Friend of the Home, 2012, pp. 71-101.<\/p>\n<p>26 Vedi a questo proposito la mia opera &#8220;Chierici neri o loro discendenti a Santo Domingo coloniale. Centuries xvii-xviii&#8221;, Cl\u00edo anno 87, n. 195, Santo Domingo, gennaio-giugno 2018, pp. 15-34.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">Condividiamo con i nostri lettori la breve storia di due cappuccini del XVII secolo, che predicavano contro gli schiavisti in un povero eremo a Guanabacoa. Questi sono il giovane Br. Francisco Jos\u00e9 de Jaca, aragonese, e il francese o borgogna P. Epifanio de Moirans, che furono imprigionati per la loro esibizione, senza spina, e poi deportati in Spagna. E non si sono ridotti alla predicazione o alla parola scritta: il silenzio del confessionale era, per cos\u00ec dire, una delle sue tribune complici pi\u00f9 efficaci. 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Una semplice lastra metallica, posta il 18 maggio 2007, nell'antico eremo del Santo Cristo del Potos\u00ed a Guanabacoa (Avana), da allora ha ricordato il suo passaggio relativamente breve attraverso Cuba.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/cappuccini\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/cappuccini\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/cappuccini\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Imagen-antigua-de-la-Ermita-de-Potosi..jpeg","contentUrl":"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Imagen-antigua-de-la-Ermita-de-Potosi..jpeg","width":585,"height":416,"caption":"Imagen antigua de la Ermita de Potos\u00ed."},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/cappuccini\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Portada","item":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/palabra-nueva-revista-de-la-arquidiocesis-de-la-habana\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Come affrontare la Chiesa e il potere coloniale"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/#website","url":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/","name":"Revista Palabra Nueva","description":"Palabra Nueva , revista de la Arquidi\u00f3cesis de La Habana , se funda en abril de 1992, A\u00f1o del V Centenario de la Evangelizaci\u00f3n , como respuesta al reclamo del Santo Padre Juan Pablo II para impulsar, en la realidad cubana, una \u201cnueva evangelizaci\u00f3n\u201d: nueva en su ardor, nueva en sus m\u00e9todos y nueva en su expresi\u00f3n. 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