{"id":6927,"date":"2020-06-23T03:10:38","date_gmt":"2020-06-23T07:10:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palabranueva.net\/cubano-residente-en-alemania-raul-fornet-betancourt\/"},"modified":"2021-02-16T10:16:52","modified_gmt":"2021-02-16T14:16:52","slug":"cubano-residente-en-alemania-raul-fornet-betancourt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/cubano-residente-en-alemania-raul-fornet-betancourt\/","title":{"rendered":"La pandemia di malattia da coronavirus, o l&#8217;impotenza degli intellettuali"},"content":{"rendered":"<p>Scuola Internazionale di Filosofia Interculturale, Aquisgrana \/ Barcellona<\/p>\n<p>Molti sono i gesti di solidariet\u00e0 che sono attualmente colpiti dalla reazione dell&#8217;umanit\u00e0 alla pandemia di coronavirus. Uno di questi \u00e8 la presa della parola da parte degli intellettuali.<\/p>\n<p>Sui media e sui social media in generale \u00e8 facile verificare che, in effetti, intellettuali provenienti da tutto il mondo, sia perch\u00e9 sono chiamato per la loro opinione, sia perch\u00e9 lo fanno di propria iniziativa, credono, rapidamente e spesso insolitamente in questa gilda, sul significato di Covid 19, rischiando anche nella stragrande maggioranza dei casi previsioni di fronte alle gravi conseguenze che questo, mai meglio detto, &#8220;evento virale&#8221; pu\u00f2 portare al futuro della vita dell&#8217;umanit\u00e0 e del pianeta Terra.<\/p>\n<p>Per il contenimento della pandemia e la guarigione della malattia da coronavirus questo fatto non \u00e8 sicuramente rilevante. E, naturalmente, si pu\u00f2 anche dubitare della sua forza di influenzare il vero cambiamento del &#8220;corso delle cose&#8221; nelle nostre societ\u00e0. Tuttavia, penso che, almeno per noi che ci consideriamo &#8220;intellettuali&#8221;, valga la pena guardare a questo fatto.<\/p>\n<p>La riflessione che segue \u00e8 un tentativo di spiegare perch\u00e9.<\/p>\n<p>Considerato un testimone di impegno e responsabilit\u00e0, il fatto che gli intellettuali prendano la parola di fronte all&#8217;attuale crisi merita, senza dubbio, elogi e riconoscimenti. Perch\u00e9 sembra attestare che gli intellettuali di oggi, e in particolare i filosofi tra loro, si sforzano di negare con la loro pronta partecipazione al presente dibattito quel famoso verdetto del loro collega Hegel che ha condannato quella filosofia, a causa del compito stesso che la definisce (essere il pensiero del suo tempo), arriver\u00e0 sempre tardi a dire come dovrebbe essere o dove la realt\u00e0 dovrebbe andare nel suo corso storico.<\/p>\n<p>Si tratta anche, credo, di un fatto il cui merito non sarebbe intaccato anche se si dimostrasse reattivo e corrisponde alla logica di una delle caratteristiche strutturali pi\u00f9 decisive della nostra epoca attuale. Mi riferisco, con una metafora, a questa &#8220;pressione ambientale&#8221; verso la &#8220;presenza&#8221; globale e rapida che genera notevolmente la digitalizzazione dei processi sociali e della comunicazione e che, nello stile di un nuovo e pi\u00f9 rigoroso &#8220;imperativo categorico&#8221; rispetto al Kantiano, impeole oggi, anche intellettuali, per posizionare rapidamente le loro voci nei forum di opinione, per &#8220;essere e rimanere visibili&#8221;.<\/p>\n<p>Ma in questa breve riflessione non mi interessa soppesare il merito che la partecipazione di massa degli intellettuali pu\u00f2 effettivamente avere nel dibattito pubblico della crisi covid 19, n\u00e9 mi soffermo nel giudicare le spiegazioni a cui questo fatto pu\u00f2 o deve essere fatto risalire.<\/p>\n<p>Mi interessa piuttosto chiedermi perch\u00e9 questa testimonianza di impegno intellettuale dimostri sui propri argomenti, vale a dire la cosiddetta &#8220;comunit\u00e0 scientifica&#8221;, qui intesa soprattutto come una comunit\u00e0 di analisti sociali, filosofi e teologi. Questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che ho voluto indicare con il titolo scelto per questa riflessione, riassumendo con essa l&#8217;impressione che, con le loro analisi e opinioni, gli intellettuali &#8220;lascino andare&#8221;, anche se \u00e8 attraverso il rodeo delle loro posizioni sull&#8217;attuale pandemia, qualcosa di se stessi o, pi\u00f9 specificamente, dello stato di suspense in cui il loro pensiero rimane di fronte alla crudezza di questa crisi. Spiego la mia impressione.<\/p>\n<p>Leggendo opere che, a mio avviso, possono essere prese come rappresentative di questa acquisizione da parte di intellettuali di diverse regioni del mondo prima dell&#8217;attuale pandemia, ad esempio, raccolte di testi pubblicati sotto i titoli di Wuhan1 Soup, Covid 192 o Capitalism and Pandemic3 \u2013 i tre disponibili sui social media \u2013 ho avuto l&#8217;impressione che, con pochissime eccezioni, le opinioni degli autori che vi scrivono siano considerazioni che ne evidenziano l&#8217;impotenza o la perplessit\u00e0; e che in questo senso sembrano dire di pi\u00f9 sullo stato intellettuale in cui risiede il pensiero stesso di questi intellettuali, che sulla situazione della crisi e su come viene sopportata dalle persone nella loro vita quotidiana.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la domanda che ha indicato in precedenza come ragione e giustificazione di questa riflessione, la domanda su ci\u00f2 che dice sugli stessi intellettuali quello che dicono sul Covid 19, riceverebbe quindi la risposta paradossale che questa testimonianza di impegno intellettuale viene invertita da parte loro contro i loro sudditi &#8220;lasciando vedere&#8221; quanto il loro pensiero sia impotente di fronte alla sfida che l&#8217;attuale pandemia rappresenta per i nostri modi di vivere.<\/p>\n<p>Cercher\u00f2 ora di giustificare questa impressione o risposta con alcune brevi osservazioni. E, con l&#8217;intenzione di evitare qualsiasi malinteso, mi permetta di interlasciare qui che li presento come suggerimenti per una riflessione autocritico sullo stato intellettuale in cui si trovano oggi gli intellettuali, e non per le voglie di pedanteria per le polemiche. In altre parole, le seguenti considerazioni non cercano di pronunciare un &#8220;Io accuso&#8221;, ma di invitare un&#8217;autocritica collettiva che ci faccia pensare a come &#8220;eseguiamo&#8221; il nostro &#8220;ufficio&#8221; e chiederci se non faremmo bene, a beneficio dell&#8217;umanit\u00e0, a cercare modi pi\u00f9 autentici di praticarlo.<\/p>\n<p>Prima di tutto, vorrei sottolineare che la mia impressione si basa sulla sorprendente constatazione che gli autori riconosciuti dalla comunit\u00e0 scientifica internazionale come autorit\u00e0 e benchmark indiscutibili nelle rispettive discipline, sia nell&#8217;analisi delle cause del Covid 19 che nel proporre alternative alla nuova situazione, lo fanno, essenzialmente nelle loro affermazioni, ripetendo idee note da tempo , ancora di pi\u00f9, idee che sono state a lungo veri luoghi comuni di pensiero critico (e non cos\u00ec critico troppo!). E questo con un certo gesto di dire novit\u00e0! Ad esempio, idee come quella capitalismo ha dei limiti, o che la diffusione dell&#8217;individualismo liberale e possessivo ha significato la rovina del senso della comunit\u00e0, o che viviamo la crisi di una civilt\u00e0 consumista che ha affinato l&#8217;insostenibile distruzione di massa della natura, o che, a causa di quel modello di civilt\u00e0, le basi dell&#8217;equilibrio della vita sono state minato; o, forse come orizzonte comune di tutto quanto sopra, l&#8217;idea dell&#8217;antropocentrismo patriarcale e narcisistico occidentale come sostanza finale dell&#8217;attuale crisi. E si potrebbe ancora aggiungere, a livello pi\u00f9 esistenziale, la &#8220;scoperta&#8221; dell&#8217;idea che la vita umana \u00e8 caratterizzata dalla vulnerabilit\u00e0 della sua condizione finita costitutiva; e che \u00e8 quindi giunto il momento di concentrare l&#8217;ordine delle nostre societ\u00e0 sui valori della cura reciproca e del bene comune.<\/p>\n<p>Chiaramente, la semplice ripetizione di idee considerate eque o l&#8217;uso di tradizioni che si pensa mantengano ancora oggi un potenziale guida critico non sono di per s\u00e9 un segno di impotenza. Al contrario, possono essere un segno di umile saggezza. Ecco perch\u00e9 il senso di impotenza causato in me da quella risorsa \u00e8 piuttosto, e in sostanza, spiegato dal modo in cui tale risorsa viene utilizzata. Lascio quindi qui la questione della valutazione della presunzione di novit\u00e0, al fine di mantenere dalla mia impressione che la risorsa sembra fatta per svolgere la funzione di sostituire lo sforzo di prestare attenzione e rimanere attenti a ci\u00f2 che sta effettivamente andando a galla in questa crisi covid 19, soprattutto come crisi di abitudini nei modi di vita quotidiani e la stabilit\u00e0 emotiva di milioni di persone. L&#8217;ho quindi percepita come una certa licenza (una nuova astuzia hegeliana della ragione?) per non dover mettere da parte teorie note e il rumore delle dispute tra i suoi rappresentanti, almeno per il tempo di questo &#8220;stato di allarme&#8221;, cio\u00e8 per non dover rischiare di &#8220;ondeggiare per pensare&#8221; a ci\u00f2 che accade, senza stampelle o interessi teorici preconcette. Pensare, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale, mi sembra, richiede la volont\u00e0 di aprire gli occhi e il cuore per lasciarci colpiti da ci\u00f2 che sta accadendo in modo allarmante intorno a noi e a noi stessi come persone e &#8220;intellettuali&#8221;. Questo \u00e8 ci\u00f2 che voglio sottolineare con &#8220;stop a pensare&#8221;, che certamente capisco come un primo dovere del nostro &#8220;ufficio&#8221;.<\/p>\n<p>Che l&#8217;adempimento di questo dovere non \u00e8 facile? Ok, perch\u00e9 certamente richiede uno sforzo che possa sconcertare noi come individui e come intellettuali. Ma mi sembra che questo sia un mandato di elementare onest\u00e0 intellettuale. Do, per giustificare la mia opinione, due ragioni che sono intimamente intrecciate tra loro. In primo luogo, perch\u00e9 la sua realizzazione motiva la realizzazione del scomodo processo di apprendimento che comporta la disposizione dell&#8217;a affettiva, nel senso dell&#8217;esperienza di entrando nei panni dei contemporanei che soffrono nella propria carne la crisi. In secondo luogo, perch\u00e9 questa visione della crisi dalle preoccupazioni e dai timori dell&#8217;altro \u00e8 ci\u00f2 che realmente ci d\u00e0 una base reale di vita per decidere se sia opportuno ricorrere o meno alla nostra &#8220;riserva&#8221; di teorie alla ricerca di buone spiegazioni sul significato della situazione in cui ci troviamo oggi; ma anche per discernere la vitalit\u00e0 delle idee per le quali scommettiamo come risposte alla crisi, provengono dalla &#8220;riserva&#8221; o sono nuove creazioni.<\/p>\n<p>Ho detto che queste due ragioni sono intrecciate e che devi vederle come due momenti dello stesso movimento. Ma permettetemi di sottolineare che il primo riassume ci\u00f2 che a mio parere \u00e8 veramente decisivo, vale a dire che l&#8217;intellettuale \u00e8 disposto a porre qualsiasi pretesa di &#8220;precettore&#8221; e, condividendo luoghi in cui la vita batte, decide di cercare in compagnia risposte ai bisogni che si manifestano nella situazione vitale della &#8220;creatura sopraffatta&#8221;, per dirla con un&#8217;espressione biblica ripresa dal giovane Marx.<\/p>\n<p>In secondo luogo, vorrei sottolineare un aspetto che deriva da quanto \u00e8 stato detto di recente.<\/p>\n<p>L&#8217;impressione di impotenza di cui sto parlando ha a che fare anche con il luogo da cui gli intellettuali di solito pensano: universit\u00e0, istituti di ricerca, fondazioni, eccetera. In altre parole, parlano da luoghi che non solo conferiscono un&#8217;elevata stabilit\u00e0 del lavoro e una buona sicurezza economica ai loro insegnanti e ricercatori, e che godono anche di un ampio riconoscimento sociale, ma lo sono anche, e questo \u00e8 ci\u00f2 che mi interessa sottolineare ora, luoghi in cui la regola \u00e8 quella di studiare &#8220;i problemi delle persone&#8221; come &#8220;questioni&#8221; che certamente contano e a quale posizione \u00e8 anche presa , ma che si trovano sullo sfondo sono esistenzialmente lontani. E questa lontananza esistenziale dei luoghi da cui di solito pensiamo alla vita quotidiana delle persone, \u00e8 anche per me quella che spiega l&#8217;impotenza che si riflette, ad esempio, nei discorsi che evidenziano i vantaggi che il confinamento forzato pu\u00f2 avere per la coltivazione dell'&#8221;essenziale&#8221; nella vita e dare consigli per questo. Bene, chiedo retoricamente, tali &#8220;consigli&#8221; non significano nessuno indipendentemente dalle condizioni di vita e dalle preoccupazioni della maggior parte delle persone che sono la maggior parte delle persone che sono state pi\u00f9 direttamente colpite dalla pandemia di Covid 19 nella loro vita: coloro che si sono ammalati, coloro che hanno perso la famiglia o gli amici, coloro che hanno perso o temono di perdere il lavoro o la casa? Non riflettono tali<\/p>\n<p>i &#8220;consigli&#8221; non conoscono la fragilit\u00e0 emotiva della &#8220;creatura sopraffatta&#8221; e la violenza domestica a cui pu\u00f2 portare una situazione di confinamento in condizioni precarie? Penso che sia proprio cos\u00ec. Ed \u00e8 per questo che do a pensare con autocritica di quanto segue: per porre rimedio alla nostra impotenza di fronte a una crisi come quella attuale, gli intellettuali hanno certamente bisogno di migliori risorse teoriche, ma mi sembra anche che dobbiamo cercare quei luoghi che danno verit\u00e0 e veridicit\u00e0 al nostro &#8220;ufficio&#8221; (Ignacio Ellacur\u00eda).<\/p>\n<p>E infine questa terza osservazione.<\/p>\n<p>I filosofi conoscono il colpo di scena fenomenologico guidato da Edmund Husserl con l&#8217;intenzione di correggere il corso di una filosofia che, a loro parere, aveva perso il senso delle cose. Da qui il suo motto: &#8220;Torna alle cose da soli&#8221;. Me lo ricordo qui perch\u00e9 molto di ci\u00f2 che \u00e8 scritto sull&#8217;attuale pandemia, solo per riconoscerla, sembra riecheggiare questo colpo di scena. Ma la scrittura mostra anche che oggi questo turno da solo non \u00e8 sufficiente. E in questo senso concludo con questa idea: la ricerca di nuovi luoghi che reed la nostra frequente impotenza a parlare (con peso della vita!) dei problemi che riguardano la vita umana e la convivenza, deve essere accompagnata anche da un colpo di scena che completa il nostro &#8220;ritorno alle cose stesse&#8221; con un ritorno ai nostri contemporanei. Perch\u00e9 come interlocutori viventi siamo indispensabili per capire, ad esempio, che l'&#8221;essenziale&#8221; per il significato di una vita pu\u00f2 verificarsi anche nel tempo di riposo bevendo aria fresca accanto alla collega infermiera con cui sono state trascorse ore nelle cure di un paziente o condividendo la pausa sigaretta con il &#8220;copain&#8221; con cui viene pulita una stazione ferroviaria.<\/p>\n<p>Raul Fornet-Betancourt<\/p>\n<p>Scuola Internazionale di Filosofia Interculturale, Aquisgrana \/ Barcellona. (www.eifi.one). Questo testo, inizialmente scritto in tedesco, \u00e8 stato tradotto e pubblicato in una newsletter culturale in Guatemala. L&#8217;autore \u00e8 un intellettuale molto riconosciuto a livello internazionale, con un&#8217;imronta molto speciale nei terreni cattolici cubani, in quanto \u00e8 stato coordinatore degli incontri cubano-tedeschi iniziati nel 1997 con l&#8217;attenzione del cardinale Jaime ortega.<\/p>\n<p>Note<\/p>\n<p>1 Quest&#8217;opera comprende, tra gli altri, opere di Giorgio Agamben, Alain Badiou, Judith Butler, Jean Luc Nancy e Slavoj.<\/p>\n<p>2 Questa raccolta pubblica le posizioni di Leonardo Boff e Byung-Chul Han, tra molti altri.<\/p>\n<p>3 L&#8217;opera contiene, tra l&#8217;altro, considerazioni di Emanuele Coccia, Enrique Dussel, Arundhati Roy e Fernando Savater.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">Per alcune settimane, uomini e donne di lettere cubane hanno offerto a Word New le loro percezioni dell&#8217;attuale pandemia. Su scala globale, molti sono i lavoratori del pensiero che, di fronte alla realt\u00e0 del mondo, prendono la parola. Uno di loro, l&#8217;importante pensatore cubano residente in Germania, Ra\u00fal Fornet-Betancourt, lo fa da una posizione critica filosofica che insiste nel &#8220;rallentare a pensare&#8221;, come primo dovere del suo mestiere. Per lui, &#8220;pensare, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale, richiede la volont\u00e0 di aprire gli occhi e i cuori per lasciarci colpiti da ci\u00f2 che sta accadendo in modo allarmante intorno a noi e a noi stessi come individui e &#8220;intellettuali&#8221;.<\/div>\n<p> <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/cubano-residente-en-alemania-raul-fornet-betancourt\/\" title=\"La pandemia di malattia da coronavirus, o l&#8217;impotenza degli intellettuali\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":6928,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[65],"tags":[],"class_list":["post-6927","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-notizie"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v23.9 (Yoast SEO v28.0) - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-premium-wordpress\/ -->\n<title>La pandemia di malattia da coronavirus, o l&#039;impotenza degli intellettuali<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Durante algunas semanas, hombres y mujeres de las letras cubanas, ofrecieron a Palabra Nueva sus percepciones sobre la actual pandemia. 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