{"id":8357,"date":"2019-08-14T17:38:21","date_gmt":"2019-08-14T21:38:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palabranueva.net\/obispos-auxiliares\/"},"modified":"2021-02-17T09:52:06","modified_gmt":"2021-02-17T13:52:06","slug":"obispos-auxiliares","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/obispos-auxiliares\/","title":{"rendered":"Vescovi ausiliari dell&#8217;Avana II"},"content":{"rendered":"<p>Situazione della Chiesa a Cuba<\/p>\n<p>Dopo gli eventi nella Chiesa della Carit\u00e0 a L&#8217;Avana e l&#8217;espulsione di oltre 130 sacerdoti sulla nave Covadonga il 17 settembre 1961,1 i vescovi cubani non commentarono pi\u00f9 gli aspetti sociali, politici ed economici del processo rivoluzionario cubano. Hanno scelto di tacere.2 Hanno mantenuto un atteggiamento in attesa nei confronti del futuro di Cuba.<br \/>\nDa parte sua, i cambiamenti operati dal governo sono stati accelerati, radicali e travolgenti per la vita nazionale. Mentre molti cubani erano entusiasti, un altro partito non simpatizzava con loro. La Chiesa dovrebbe abituarsi a sviluppare la sua opera pastorale nel bel mezzo di una Cuba ideologicamente divisa.<br \/>\nDal 1961 e negli anni successivi l&#8217;attivit\u00e0 pubblica della Chiesa cattolica fu annullata con decisione del Governo. La vita della Chiesa fu ridotta solo alle quattro mura dei templi ed era quindi strettamente culturale. Le comunit\u00e0 ecclesiali cristiane protestanti furono ugualmente fortunate. La luminosa Azione Cattolica Cubana, che aveva sviluppato un&#8217;eccezionale opera apostolica laico nella vita pubblica del paese, \u00e8 stata vista senza nulla a che fare, oltre all&#8217;esilio e all&#8217;incarcerazione di alcuni dei suoi militanti. L&#8217;Azione Cattolica stava lentamente morendo.<br \/>\nLe comunit\u00e0 religiose furono fortemente decimate durante tutti questi anni. Tuttavia, hanno dato un&#8217;ammirevole risposta d&#8217;amore alla Chiesa, perch\u00e9 hanno assunto in campo pastorale la direzione dei templi che avevano esaurito i sacerdoti. Hanno lavorato sodo, molto bene e altruisamente fino all&#8217;esaurimento corporeo di non pochi dei loro membri.<br \/>\nSe potessi scrivere in lettere d&#8217;oro i nomi di quelle donne fedeli che senza conoscenza teologica, ma con una dottrina e una morale cattoliche chiare e radicate difendevano coraggiosamente le cappelle delle piccole citt\u00e0 e dei Bateyes. Divennero il punto di riferimento della chiesa in quei luoghi in cui vivevano. Molti mantennero la chiave dei templi e li custodirono gelosamente, si prendevano cura accuratamente di ornamenti e vasi sacri, e davano catechesi e preparavano i bambini alla Prima Comunione. Sostenute da piccoli gruppi di cattolici provenienti da questi villaggi, queste donne hanno nutrito celebrazioni liturgiche quando il sacerdote \u00e8 venuto e hanno persino sovrascrittato gli insulti delle mafie arrabbiate che gridavano slogan contro la Chiesa. In rare occasioni hanno dovuto ascoltare con dolore da bestemmia contro Dio, la Madonna e i santi.<br \/>\nQueste donne custodie delle cappelle difesero le propriet\u00e0 della chiesa dalle illegalit\u00e0 di uno stato arbitrario al riguardo. \u00c8 interessante notare che queste cappelle erano state costruite con il contributo dei vicini dei popoli per celebrare il culto di Dio: tombe, lotterie e collezioni pubbliche portarono gradualmente alla costruzione del tempio.<br \/>\nSono passati quasi sessant&#8217;anni da questi eventi. Purtroppo, i nomi di questi cattolici non sono ricordati. Le nuove generazioni non sono a conoscenza di quella fase della Chiesa cattolica a Cuba. Pochissimi templi andavano perduti e grazie ai cristiani buoni e fedeli, la Chiesa cattolica rimase nel villaggio. Se oggi le nuove generazioni hanno occupato le rive e i templi che i nobili fondatori hanno costruito amorevolmente, \u00e8 grazie alla fede e al coraggio di queste persone semplici. Ci sono stati momenti in cui hanno affrontato coraggiosamente un leader del governo che rivendicava la chiave e la resa del tempio. E non l&#8217;hanno consegniato. Gloria a Dio per loro!<br \/>\nPapa San Giovanni XXIII ritir\u00f2 il suo nunzio apostolico all&#8217;Avana. Per pi\u00f9 di un decennio il Vaticano non nomin\u00f2 l&#8217;ambasciatore a Cuba, ma mantenne la sua sede diplomatica accreditata presso il governo cubano con un direttore commerciale ad interim al suo timone, il sacerdote Mons. Quest&#8217;uomo merita un giusto riconoscimento per il suo lavoro diplomatico ed ecclesiale nella Chiesa di quegli anni. Se il governo rivoluzionario non ha estremo le sue misure contrarie alla Chiesa cattolica di Cuba, \u00e8 stato in parte dovuto al mons. L&#8217;idea centrale di Zacchi era di mantenere la presenza della Chiesa cattolica a Cuba, nonostante le grandi differenze con il governo. Per molti l&#8217;atteggiamento di Mons Zacchi \u00e8 stato difensivo.<\/p>\n<p>Fino al 1965, la partecipazione ai templi cattolici era straripante, come non si era mai visto prima nel XX secolo. I libri battesimali di quel tempo testimoniano lo stupefacente numero di bambini battezzati. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla voce che \u00e8 circolata per quegli anni all&#8217;interno della popolazione cubana: &#8220;chiuderanno le chiese e i sacerdoti le butterai via&#8221;. Il numero di matrimoni celebrati dalla Chiesa non \u00e8 diminuito rispetto al decennio precedente. Sebbene la catechesi al di fuori della Chiesa sia stata sospesa, la partecipazione dei bambini a coloro che sono organizzati all&#8217;interno dei loro spazi \u00e8 aumentata notevolmente. La gente si sentiva bene nei templi, anche se, di fronte a loro, piccoli gruppi di persone insultavano coloro che frequentavano i diversi uffici religiosi. Dai luoghi vicino ai templi, hanno posto corna che trasmettevano inni e marce rivoluzionarie mentre si tenevano le celebrazioni culturali. I cosiddetti piani di strada, con un grande afflusso di bambini, erano comunemente organizzati molto vicino alle chiese.<br \/>\nDal 1961, l&#8217;arcivescovo Evelio D\u00edaz C\u00eda, arcivescovo dell&#8217;Avana, non gli ha assegnato i due vescovi ausiliari l&#8217;anno precedente. Pertanto, nel 1964, monsignor Zacchi gestiva la nomina di due nuovi ausiliari per l&#8217;arcidiocesi, erano monsignor Alfredo Llaguno e il padre gesuita Fernando Azc\u00e1rate. Entrambi erano rimasti incoraggiando le comunit\u00e0 cattoliche durante questo periodo precedentemente rivisto.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2785\" aria-describedby=\"caption-attachment-2785\" style=\"width: 272px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2785\" src=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Llaguno5_jpg-272x300.jpg\" alt=\"Mons. Alfredo Llaguno Canals (1902-1979)\" width=\"272\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Llaguno5_jpg-272x300.jpg 272w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Llaguno5_jpg-768x847.jpg 768w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Llaguno5_jpg-928x1024.jpg 928w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Llaguno5_jpg.jpg 1741w\" sizes=\"(max-width: 272px) 100vw, 272px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2785\" class=\"wp-caption-text\">Mons. Alfredo Llaguno Canals (1902-1979)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Alfredo Llaguno Canals (1902-1979)<\/p>\n<p>Nacque a L&#8217;Avana il 12 dicembre 1902. Entr\u00f2 nel Seminario San Carlos y San Ambrosio e, una volta completato parte dei suoi studi, monsignor Manuel Ruiz, primo arcivescovo dell&#8217;Avana, lo invi\u00f2 al dottorato di teologia a Roma. Nella citt\u00e0 eterna fu ordinato sacerdote il 28 ottobre 1928. Al suo ritorno a Cuba fu nominato parroco della chiesa di San Francisco de Paula e amministratore del vice ospedale,<\/p>\n<p>nel quartiere di La Vipera, dove rimase fino all&#8217;inizio del 1977, quando fu ritirato per motivi di salute. Ancora i vicini della citt\u00e0 di Monaco lo ricordano per il suo lavoro pastorale. Battesimi, matrimoni, prime comunioni e benedizioni delle case dimostrano l&#8217;opera del vostro sacerdozio.<br \/>\nServ\u00ec come maestro canonico della cattedrale dell&#8217;Avana. Per il loro bellissimo oratorio, nello stile bombastico di quel tempo, lo chiesero in molte chiese e attivit\u00e0 civiche prima del 1959. A met\u00e0 degli anni &#8217;50, il cardinale Manuel Arteaga chiese al venerabile papa Pio XII di nominare padre Llaguno monsignore. Era molto vicino alle famiglie dei presidenti della Repubblica da Gerardo Machado a Fulgencio Batista, anche se non prendeva parte ad attivit\u00e0 politiche.<br \/>\nGi\u00e0 sessagenario, monsignor Evelio D\u00edaz, suo grande amico fin dagli anni del Seminario, lo nomin\u00f2 cancelliere dell&#8217;Arcivescovato dell&#8217;Avana e successivamente chiese al Papa come uno dei suoi due vescovi ausiliari. Padre Llaguno, come gli piaceva essere chiamato, era un uomo della Chiesa davanti al Concilio Vaticano II (1962-1965). La sua formazione teologica era tipica degli anni Venti. Pertanto, alla fine degli anni quaranta cess\u00f2 di essere professore di teologia dogmatica al Seminario dell&#8217;Avana.<br \/>\nDurante i suoi sei anni come vescovo ausiliare dell&#8217;Avana, amminist\u00f2 il sacramento della cresima in molte comunit\u00e0 cattoliche dell&#8217;arcidiocesi. Come \u00e8 stato detto prima, durante questa fase l&#8217;afflusso di persone nei templi era aumentato notevolmente. Nell&#8217;agosto 1968, insieme ad altri cinque cubani, partecip\u00f2 alla Seconda Conferenza dell&#8217;Episcopato latinoamericano tenutasi nella citt\u00e0 colombiana di Medellin. Il 10 febbraio 1970, quando monsignor Francisco Oves Fern\u00e1ndez assunse il governo del territorio ecclesiale di Habanero, monsignor Llaguno non protrasse come vescovo ausiliare e fu nominato amministratore dell&#8217;arcivescovato.<br \/>\nQuando si ritir\u00f2 come parroco and\u00f2 a vivere con la sua famiglia in una casa vicino alla parrocchia di Monserrate, nel Centro Habana. Andavo in quella chiesa ogni mattina per celebrare la Santa Messa. Il 20 agosto 1979 mor\u00ec all&#8217;ospedale Calixto Garc\u00eda; i suoi funerali si tennero nella parrocchia di San Francisco de Paula con grande affluenza pubblica. Fu sepolto nel pantheon dei vescovi del Cimitero di Colombo. Il suo corpo, insieme a quelli di altri vescovi, \u00e8 stato profanato alcuni anni fa. Attualmente, i suoi resti si trovano nella cripta della chiesa dello Spirito Santo, a L&#8217;Avana Vecchia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2786\" aria-describedby=\"caption-attachment-2786\" style=\"width: 207px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2786\" src=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Azcarate-207x300.jpg\" alt=\"Mons. Fernando de Azc\u00e1rate y Freyde de Andrade (1912-1998)\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Azcarate-207x300.jpg 207w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Azcarate-768x1114.jpg 768w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Azcarate-706x1024.jpg 706w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Azcarate.jpg 953w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2786\" class=\"wp-caption-text\">Mons. Fernando de Azc\u00e1rate<br \/>y Freyde de Andrade (1912-1998)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Fernando de Azc\u00e1rate e Freyde de Andrade (1912-1998)<\/p>\n<p>Nacque a L&#8217;Avana il 27 ottobre 1912. Era nipote di Don Nicol\u00e1s de Azc\u00e1rate, il proprietario dell&#8217;azienda situata sull&#8217;odierna Avenida del Puerto, vicino alla Cattedrale, dove Jos\u00e9 Mart\u00ed lavor\u00f2 al suo ritorno a Cuba nel 1878. La sua infanzia fu trascorsa nel quartiere di Vedado e studi\u00f2 al Colegio de La Salle, situato in fondo alla parrocchia di quella citt\u00e0. Entr\u00f2 all&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Avana per studiare legge. Alla fine del terzo anno di gara, monsignor Enrique P\u00e9rez Serantes, allora vescovo di Camaguey, convoc\u00f2 un ritiro spirituale di uomini in un hotel che affitt\u00f2 in tal senso nella citt\u00e0 dei Tinajones. L\u00ec Azc\u00e1rate decise la sua vocazione sacerdotale, come una volta mi espresse: &#8220;razionalmente, e non sentimentalmente&#8221;. Cos\u00ec entr\u00f2 nel noviziato della Compagnia di Ges\u00f9, a O\u00f1a, in Spagna, alla fine degli anni venti.<br \/>\nHa sempre riconosciuto che la sua vocazione era gesuita e ha svolto i suoi studi filosofici e teologici con il chiaro scopo di essere sacerdote gesuita. Non cess\u00f2 mai di essere gesuita, la port\u00f2 nella sua anima, e parlando fu percepita come trasudando ovunque lo spirito della Compagnia. Dopo aver studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Universit\u00e0 di Comillas, Santander, Spagna, fu ordinato sacerdote in quel paese il 25 luglio 1950. Aveva quasi trentotto anni.<br \/>\nTornato a Cuba fu nominato direttore spirituale del Collegio di Betlemme dell&#8217;Avana. A quel tempo studi\u00f2 e ricevette il dottorato in Psicologia presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica san Tommaso di Villanueva in questa citt\u00e0. Pi\u00f9 tardi, a met\u00e0 degli anni &#8217;50, assunse la guida del Noviziato della Compagnia di Ges\u00f9 situato alla periferia della citt\u00e0 di El Calvario, a L&#8217;Avana. Questo noviziato \u00e8 stato ospitato in un magnifico edificio costruito negli anni &#8217;40 per ospitare due istituzioni gesuite: noviziato e filosofia. All&#8217;epoca e fino al 1961, quando fu nazionalizzato dal governo rivoluzionario, fu il miglior centro di formazione della Compagnia di Ges\u00f9 nell&#8217;America Latina di lingua spagnola. I futuri gesuiti vennero qui, non solo dall&#8217;America, ma anche dalla Spagna. Oggi quell&#8217;edificio \u00e8 occupato da un&#8217;unit\u00e0 militare.<br \/>\nLa provincia delle Antille, della Compagnia di Ges\u00f9, aveva sede a L&#8217;Avana, e il padre provinciale vi risiedeva. Nel settembre 1961, alcuni gesuiti furono espulsi sulla nave Covadonga, incluso padre Ceferino Ruiz, che serv\u00ec come padre provinciale. Poi la sede provinciale di questa comunit\u00e0 religiosa fu spostata a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, e a capo del trentenne religioso dell&#8217;Ordine che rimase a Cuba padre Azc\u00e1rate fu nominato; in questo modo divenne Superiore dei Gesuiti a Cuba e rettore della Chiesa del Sacro Cuore di Ges\u00f9 (Regina).<br \/>\nCome tutti i sacerdoti che hanno lavorato sull&#8217;isola in quegli anni, il loro lavoro era febbrile. Mi disse che nel 1964 gli fu chiesto di predicare la ritirata annuale del clero a L&#8217;Avana e poi a El Cobre. Egli not\u00f2 che alle due dedas partecipavano monsignor C\u00e9sare Zacchi, ad interin responsabile degli affari presso la Santa Sede di Cuba. Poco dopo fu chiamato alla Nunziatura e mons. Zacchi lo inform\u00f2 che papa San Paolo VI lo aveva nominato vescovo ausiliare dell&#8217;Avana. Rifiut\u00f2 di accettarlo, ma la mons. Azc\u00e1rate ha riposto che avevo bisogno di consultarlo. Zacchi aggiunse che non poteva consultarlo con nessun sacerdote, tranne padre Diaz, ottogenario gesuita. Il giorno dopo, Azc\u00e1rate accett\u00f2 la proposta, poich\u00e9 l&#8217;agnello portava al macello. Insieme al mons.<br \/>\nA differenza di Monsignor Llaguno, monsignor Azc\u00e1rate fu formato e profess\u00f2 la nuova teologia degli anni &#8217;50, prima del Concilio Vaticano II. D&#8217;altra parte, il gesuita divenne vescovo era, per sua natura, un uomo di mentalit\u00e0 aperta di psicologia di mentalit\u00e0 aperta. Tutto questo lo rese il vescovo di bandiera del rinnovamento conciliante nella Chiesa cubana degli anni Sessanta. Fino alla sua morte era un amante del Concilio Vaticano II. Azc\u00e1rate conosceva molto bene i laici e si fidava molto di loro. Inoltre, i giovani sacerdoti, sia diocesani che religiosi, hanno cercato nella loro persona il direttore spirituale.<\/p>\n<p>Quando fu nominato assistente del mons. Mi ha detto che durante i suoi sei anni come tale ha sofferto molto. Partecip\u00f2 alla Seconda Conferenza Generale dell&#8217;Episcopato latinoamericano di Medellin nel 1968 e al suo ritorno a Cuba si chiese come si potessero portare lo spirito, la lettera e le riforme pastorali e sociali derivanti dalla conferenza di Medellin alla Chiesa cubana alla fine degli anni &#8217;60. La situazione era atipica e quindi molto macabra. Il modello rivoluzionario di Fidel Castro \u00e8 stato realizzato a passi da gigante. Allora, come applicare Medellin a Cuba? Azc\u00e1rate port\u00f2 la proposta alla Conferenza Episcopale Cubana, che includeva altri tre vescovi rinnovati: Jos\u00e9 Dom\u00ednguez, Adolfo Rodr\u00edguez e Pedro Meurice. In questo modo, fu incaricato di chiedere a padre Francisco Oves, dottore in sociologia e consulente esperto alla Conferenza episcopale di Medellin, di scrivere il comunicato pastorale dei vescovi cubani pubblicato nell&#8217;aprile 1969.<br \/>\nDa quando \u00e8 stato nominato vescovo, monsignor Azc\u00e1rate \u00e8 stato segretario della Conferenza Episcopale di Cuba. Nei primi anni &#8217;70 cess\u00f2 in questa posizione. Dal 10 febbraio dello stesso anno, monsignor Francisco Oves fu nominato arcivescovo dell&#8217;Avana, dopo le dimissioni del mons. Durante la notte \u00e8 stato visto con la grande domanda su cosa stava facendo con la sua vita? Non era pi\u00f9 un gesuita, una vocazione che defin\u00ec la sua vita e dalla quale era stato tolto praticamente per costringerlo ad essere vescovo ausiliare. Non era pi\u00f9 un vescovo ausiliare. Com&#8217;era? I genitori gesuiti gli mostrarono una grande fraternit\u00e0 e lo accolsero nella residenza di Villa San Jos\u00e9 a El Vedado. L&#8217;arcivescovato and\u00f2 a risiedere l\u00ec.<\/p>\n<p>Ogni giorno doveva celebrare la messa dalle 7:30.m. al Convento dei Sierva di Maria fino al gennaio 1971, monsignor Oves gli affid\u00f2 la parrocchia di Nostra Signora di Monserrate nel Centro Habana. L\u00ec rimase fino al 1987, quando la sua salute corporea non gli permetteva di svolgere uffici parrocchiali.<br \/>\nL&#8217;ho incontrato personalmente all&#8217;inizio di febbraio 1972. Quell&#8217;anno, il rettore capo del seminario lo aveva chiesto come insegnante di latino per il primo anno di quel centro. Azc\u00e1rate era molto ben preparato per essere un insegnante di alcune delle materie di Teologia, Filosofia o Psicologia; Tuttavia, ci\u00f2 che la Chiesa gli chiedeva all&#8217;epoca era di essere un Maestro di Latino e di iniziare le sue lezioni a causa degli aspetti preliminari di quella lingua. Accett\u00f2 umilmente la responsabilit\u00e0 e assunse il lavoro di insegnare agli studenti che non avevano molte motivazioni per l&#8217;apprendimento. Ridevamo quando non capivamo, o meglio, non volevamo imparare, il professore ci diceva &#8220;toletes&#8221; o &#8220;orsi polari&#8221;, e alludeva che stavamo &#8220;dormendo&#8221; o &#8220;mezzo addormentato&#8221;.<br \/>\nDalla sua parrocchia di Galiano e Concordia si rec\u00f2 molte volte a piedi al seminario quando la sua auto era rotta. Le lezioni erano quattro giorni alla settimana nell&#8217;ultimo turno del mattino: torture per l&#8217;insegnante e gli studenti. Il servizio dell&#8217;insegnante era quindi gratuito. Sono passati molti anni e mentre esamino la vita di quel vescovo concludo l&#8217;umilt\u00e0 che ha vissuto da lui negli anni pi\u00f9 difficili della sua vita.<\/p>\n<p>Gioved\u00ec della prima settimana di luglio 1979, in occasione delle convivenze sacerdotale annuali del clero a El Cobre, si \u00e8 riflettuto sul documento finale della III Conferenza dell&#8217;Episcopato latinoamericano, tenutasi nel gennaio dello stesso anno nella citt\u00e0 messicana di Puebla de Los Angeles. Durante i tre giorni di studio e di riflessione si \u00e8 visto che questo lavoro non \u00e8 progredito di fronte alle sue conclusioni. Dov&#8217;era il problema? Era impossibile applicare i risultati della Conferenza di Puebla alla realt\u00e0 politica, economica, sociale ed ecclesiale cubana. Puebla \u00e8 stato realizzato per l&#8217;America Latina e non per la situazione atipica a Cuba dopo vent&#8217;anni di trionfo della rivoluzione marxista-leninista. Nel bel mezzo di questo dibattito, la plenaria \u00e8 stata raggiunta gioved\u00ec pomeriggio. \u00c8 stato allora che la signora Azc\u00e1rate ha chiesto la parola. Si al\u00f2 dalla scrivania e disse: &#8220;Dir\u00f2 un quixotada: facciamo un Puebla cubano.&#8221; Non dimentico quell&#8217;incontro, anche se sono passati quarant&#8217;anni. Il vescovo gesuita sessagenario indossava una guayabera beige a maniche lunghe. Nessuno dei presenti sapeva che il padre gesuita aveva appena detto la scintilla favorevole alla riflessione ecclesiale cubana (REC), che, molto timida e lenta all&#8217;inizio, stava guadagnando forza e arddo nella misura in cui avanz\u00f2 per finire in uno dei grandi eventi della storia della Chiesa cattolica a Cuba: l&#8217;Incontro ecclesiale cubano (ENEC) , tenutosi a L&#8217;Avana nel febbraio 1986. L&#8217;idea iniziale del Mons. Cos\u00ec, monsignor Azc\u00e1rate divenne &#8220;il padre del rec&#8221;.<br \/>\nIl vescovo che ha partecipato a tre sessioni del Concilio Vaticano II ha rivolto alla Chiesa cubana il nuovo respiro di questo grande evento ecclesiale. Mi sembra che solo lui potesse farlo, perch\u00e9, come ho detto, ha cospirato la lettera e lo spirito del Vaticano II come nessuno dei vescovi cubani presenti a quell&#8217;incontro. Si pu\u00f2 dire che all&#8217;epoca era il pi\u00f9 conciliante dei membri dell&#8217;episcopato cubano. Ci\u00f2 ebbe un grande impatto sull&#8217;attuazione di documenti conciliari nell&#8217;arcidiocesi dell&#8217;Avana e nella Conferenza Episcopale, di cui fu segretario.<br \/>\nLa salute di Mons. Azc\u00e1rate si stava rompendo man mano che il REC progrediva. In questo modo, la conduzione della Riflessione pass\u00f2 al mons. Nel frattempo, il mons. Ha potuto partecipare all&#8217;ENEC e vibrare in ciascuna delle sue riunioni. L&#8217;anno seguente si dimise dalla parrocchia di Monserrate, alla quale si era arreso nel corpo e nell&#8217;anima per sedici anni e and\u00f2 a risiedere nella casa gesuita di Villa San Jos\u00e9. Addolorato per varie malattie, i gesuiti decisero di trasferirlo nell&#8217;infermeria della casa Manresa-Altagracia, situata alla periferia della capitale dominicana. Era l&#8217;estate del 1990. Non sarebbe pi\u00f9 tornato nell&#8217;amata patria, &#8220;anche se non ha mai lasciato Cuba&#8221;, come ha espresso il cardinale Jaime Ortega nell&#8217;omelia dei funerali della mons. Il 31 ottobre 1994 andai a trovarlo nella sua residenza di Santo Domingo. Non riusciva pi\u00f9 ad alzarsi dal letto; tuttavia, ho ricevuto un po &#8216;incorporato con un ampio sorriso e un senso di abbraccio. Mentre diceva addio, mi disse: &#8220;Di&#8217; a Jaime che sono molto contento della sua nomina a cardinale e che se lo merita&#8221; (il giorno prima che avesse creato Jaime Ortega Cardinale della Chiesa).<br \/>\nLa morte gli giunse nel luogo di Santo Domingo, repubblica Dominicana, il 31 luglio 1998. \u00c8 il giorno di sant&#8217;Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Ges\u00f9. Scopro alla data della sua morte il S\u00cc di Dio con il quale incoron\u00f2 la vita di questo gesuita. Con la sua morte, l&#8217;arco dei grandi parlanti sacri del XX secolo cubano fu chiuso: monsignor Manuel Ruiz, monsignor Evelio D\u00edaz, monsignor Ismael Test\u00e94 e monsignor Alfredo Llaguno. Le omelie di Azc\u00e1rate, a differenza delle precedenti, erano caratterizzate da uno stile meno bombastico, anche se senza perdere veemenza ed espresse pi\u00f9 catecheticamente, le accompagnarono con gesti espressivi delle sue mani che nacquero dal suo petto. Poi ci sono stati buoni predicatori, ma senza raggiungere l&#8217;altezza di quelli gi\u00e0 menzionati.<\/p>\n<p>Azc\u00e1rate \u00e8 sepolto nel cimitero religioso gesuita situato sul retro della casa Manresa-Altagracia, che si affaccia sul Mar dei Caraibi. Ci ha lasciato un alto esempio di amore per la Chiesa, di accettazione dei luoghi in cui l&#8217;ha posta e di non critica delle decisioni della Conferenza Episcopale Cubana. \u03a9<\/p>\n<p>Note<br \/>\n1 Cfr. nota 2 dell'&#8221;Arcivescovo del Cambiamento&#8221;, in Nuova Parola, n. 284, dicembre 2018, p. 23.<br \/>\n2 Fare riferimento a &#8220;Monsignor Evelio D\u00edaz, Arcivescovo Martire&#8221;, in Nuova Parola, n. 281, settembre 2018, pp. 28-33.<br \/>\n3 Monsignor C\u00e9sare Zacchi arriv\u00f2 a Cuba all&#8217;inizio del 1961 come business manager della Santa Sede sull&#8217;isola. Fu ordinato vescovo il 12 dicembre 1967 nella Cattedrale dell&#8217;Avana. All&#8217;inizio del 1975 fu nominato nunzio apostolico e, nel luglio dello stesso anno, promosso presidente dell&#8217;Accademia formando lo staff diplomatico vaticano. Ritiratosi nei primi anni &#8217;80, mor\u00ec a Roma nel 1991.<br \/>\n4 Monsignor Ismael Test\u00e9 era parroco di Avocado e dopo il Pilastro, a L&#8217;Avana. Fondatore e direttore della Citt\u00e0 dei Bambini di Bejucal. Per diversi anni \u00e8 stato responsabile della Messa radiofonica e televisiva. Scrisse una storia della Chiesa cubana in diversi volumi. Mor\u00ec nel 1995 a San Antonio, Texas.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">Padre Tony continua il suo viaggio attraverso la vita dei vescovi ausiliari dell&#8217;Avana, questa volta con quelli corrispondenti agli anni difficili successivi al trionfo del gennaio 1959. 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