{"id":8451,"date":"2019-08-02T17:40:16","date_gmt":"2019-08-02T21:40:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palabranueva.net\/parroco\/"},"modified":"2021-02-17T15:11:44","modified_gmt":"2021-02-17T19:11:44","slug":"parroco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/parroco\/","title":{"rendered":"&#8220;Non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 interessante che essere un parroco&#8221;"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2588\" aria-describedby=\"caption-attachment-2588\" style=\"width: 182px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2588\" src=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/IMG_9904-182x300.jpg\" alt=\"Fragmento de la entrevista al cardenal Jaime Ortega publicada por Palabra Nueva en marzo de 2015\" width=\"182\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/IMG_9904-182x300.jpg 182w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/IMG_9904-768x1264.jpg 768w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/IMG_9904-622x1024.jpg 622w, https:\/\/www.palabranueva.net\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/IMG_9904.jpg 1167w\" sizes=\"(max-width: 182px) 100vw, 182px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2588\" class=\"wp-caption-text\">Fragmento de la entrevista al cardenal Jaime Ortega publicada por Palabra Nueva en marzo de 2015<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00c8 un uomo di carne e di sangue, come tutti gli altri, con dolori e gioie accumulate, desideroso di pace e armonia, con i sogni e con un amore per la Chiesa e Cuba che esce da ogni poro della sua pelle. Caro a molti, frainteso da altri, Jaime Ortega Alamino \u00e8 l&#8217;unico cardinale che i cattolici cubani hanno oggi ed \u00e8 anche arcivescovo dell&#8217;Avana dal 1981. Sebbene preferisca essere identificato come il parroco che sostiene di non aver mai smesso di essere, il cardinale e l&#8217;arcivescovo si accetta come persona di dialogo, non come diplomatico. &#8220;E il dialogo&#8221;, dice, &#8220;\u00e8 il nuovo nome dell&#8217;amore&#8221;.<\/p>\n<p>Il presente e il futuro della Chiesa e di Cuba sono una preghiera costante e un tema ripetuto nelle sue omelie, nelle sue dichiarazioni e nelle conversazioni che non ha paura di impegnarsi con i suoi fedeli cattolici o con cristiani di altre confessioni, anche con comunisti o atei, con uomini e donne di destra o di sinistra, con emigrati, politici, congressisti o economicisti. All&#8217;et\u00e0 di settantotto anni e aveva gi\u00e0 presentato le sue dimissioni per et\u00e0 al Papa, come previsto dal Codice di Diritto Canonico, il Cardinale Jaime Ortega insiste sul fatto che la Chiesa dovrebbe correre rischi in una missione sempre pi\u00f9 impegnata fuori dai templi.<\/p>\n<p>Di questo e di altri temi, ha parlato con la Nuova Parola, durante una lunga mattinata di gennaio.<\/p>\n<p>Una prima ragione a condizione questo scambio: l&#8217;ultimo Consiglio Pastorale dell&#8217;Arcidiocesi dell&#8217;Avana, dove si \u00e8 rifletta sulla missione evangelizzatrice della Chiesa a Cuba. In questo incontro lei ha detto che &#8220;la cosa pi\u00f9 difficile in qualsiasi rinnovamento \u00e8 il cambiamento di mentalit\u00e0&#8221;. La Chiesa di Cuba ha il bisogno di rinnovarlo? In caso affermativo, sotto quali aspetti lo farebbe, vi sono le condizioni per tale rinnovo?<\/p>\n<p>&#8220;Credo che sia necessaria una nuova capacit\u00e0 per interiorizzare molte delle cose che nel mondo di oggi ci parlano, ci sfidano e si aspettano le nostre diverse risposte e atteggiamenti. Non sta cambiando dogma, non sta cambiando fede, si tratta di sapere cosa significa vivere quella fede in un dato momento della storia. In questa dinamica, la Chiesa cubana e universale deve rinnovare, cambiare, ma non un cambiamento rivoluzionario nel significato originale della parola, da un capovolgere tutto, che \u00e8 sempre preoccupante per molti. Il cambiamento deve essere piuttosto evolutivo, progressista, nella direzione dell&#8217;apertura al mondo di oggi. Era ci\u00f2 che il Concilio Vaticano II ha provato e ci\u00f2 che \u00e8 stato inteso in questi oltre cinquant&#8217;anni dopo la riconciliati e che deve sempre essere raggiunto a livelli crescenti.<\/p>\n<p>&#8220;Secondo le prospettive aperteci dal pontificato di Francesco, i cambiamenti nella mentalit\u00e0 sono necessari, essenziali, direi. Questa trasformazione o apertura del pensiero non coincide con l&#8217;et\u00e0 delle persone, ma con la loro volont\u00e0 di accettare ci\u00f2 che il Papa chiama &#8220;le sorprese di Dio&#8221;, che improvvisamente irrompe nella storia e ci fa vedere che il corso deve essere raddrizzare, che dobbiamo prendere nuove decisioni. Ci\u00f2 richiede una concezione diversificata del futuro, della realt\u00e0, di come \u00e8 stato vissuto fino ad oggi.<\/p>\n<p>&#8220;Abbiamo detto, per quanto riguarda la Chiesa, che la sua azione pastorale deve essere enrumrata, una realt\u00e0 che esige nella mentalit\u00e0 del cristiano la disponibilit\u00e0 al cambiamento. Contiamo sempre, e questa \u00e8 la nostra fede, con l&#8217;azione dello Spirito Santo, speriamo che illumini i nostri cuori. Interrogato da un giornalista su come aveva affrontato la nuova realt\u00e0 di essere fotografato continuamente e sentirsi sempre circondato dalle persone pur mantenendo un sorriso accogliente, quando potevano avere l&#8217;immagine che era un uomo di grande ordine, lavoro e dedizione, ma senza quella straordinaria capacit\u00e0 relazionale che mostra oggi , il Papa rispose: &#8216;E&#8217; vero, sono cambiato, \u00e8 l&#8217;azione dello Spirito Santo&#8217;. La Chiesa confida sempre nell&#8217;azione dello Spirito.<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 comune osservare questo tipo di paura di ogni tipo di trasformazione non solo all&#8217;interno della Chiesa, anche in altri campi, come la politica. Lo abbiamo visto a Cuba di fronte alla nuova mentalit\u00e0 che richiede la realt\u00e0 di oggi. Le massime autorit\u00e0 della nazione hanno espresso che questo cambiamento di mentalit\u00e0 nelle persone \u00e8 difficile da capire che ci troviamo di fronte a tempi nuovi e molto mutevoli. Mi riferivo in seno al Concilio Pastorale che dobbiamo lavorare sul tipo di educazione per i bambini, nel tipo di formazione catechetica, di formazione nella vita cristiana di questi bambini, tutto questo deve essere trasformato. Ci sono frasi che diventano ripetutamente comuni a noi e persino &#8220;normali&#8221;. Ad esempio, &#8220;i bambini devono essere curati perch\u00e9 sono il futuro della Chiesa&#8221;. E i bambini non sono il futuro della Chiesa, i bambini sono Chiese. La Chiesa \u00e8 composta da bambini, giovani, adulti, anziani. Non si cura di assicurare il futuro, \u00e8 che sono presenti e fanno parte della Chiesa. Sia il bambino che l&#8217;adulto devono imparare ad essere discepoli missionari, ma ciascuno dalla loro condizione. Questo \u00e8 un cambiamento che sembra semplice e non \u00e8 facile per lui riscaldarsi.<\/p>\n<p>Lo stesso Papa Francesco ha insistito sul fatto che dobbiamo smettere di essere una Chiesa referente, racchiusa in se stessa e uscire nelle periferie esistenziali. La Chiesa di Cuba, dall&#8217;ENEC, evento al quale avete partecipato in modo molto impegnato, \u00e8 una Chiesa &#8220;outing&#8221;. Da questa esperienza che la nostra Chiesa ha gi\u00e0 vissuto, come pensa che debba avvenire l&#8217;incontro con queste &#8220;periferie esistenziali&#8221; che il Papa cita? La Chiesa di Cuba ha identificato quali sono le nostre &#8220;periferie esistenziali&#8221;?<\/p>\n<p>&#8220;Le periferie non coincidono, diciamo, con la vita di miseria materiale che pu\u00f2 esistere in ogni paese, in ogni citt\u00e0. Non sono semplicemente geografici, delimitabili come su una mappa. Come Chiesa, abbiamo bisogno di un piano sociale che ci permetta di identificare che abbiamo persone periferiche nei nostri rapporti con quello che \u00e8 il messaggio cristiano, a quella che \u00e8 la stessa fede, a quella che \u00e8 la presenza di un cristiano nel mondo, a quello che \u00e8 il messaggio di pace e riconciliazione che la Chiesa porta. C&#8217;\u00e8 chi \u00e8 totalmente alieno, distante, e vede addirittura la Chiesa con sospetto.<\/p>\n<p>&#8220;Condizionamenti storici, cattive testimonianze dei cristiani, una vecchia mentalit\u00e0, dura o poco aperta, una Chiesa molto chiusa in se stessa per motivi diversi, a volte per autoprotezione di fronte a un mezzo ad essa ostile, ci ha portato ad avere persone strane per la Chiesa e che, allo stesso tempo, sono molto vicine ad essa. A pochi passi da un centro o da una casa parrocchiale, troviamo persone che si sentono a lunga distanza da quel luogo, non siamo stati in grado di costruire un ponte o uscire per incontrare l&#8217;altro.<\/p>\n<p>&#8220;Uscire per incontrarsi non \u00e8 fare un grande viaggio o muoversi miglia, ma semplicemente lasciarsi andare dall&#8217;altro e rendersi conto di quali sono i loro bisogni, le loro aspettative e persino i loro pregiudizi, per condividere con loro la gioia, tutto ci\u00f2 che \u00e8 umanamente accettabile che riempie una famiglia. In tutto questo c&#8217;\u00e8 una manifestazione di &#8220;Io sono come te&#8221;, &#8220;Sono al tuo fianco&#8221;, &#8220;Capisco la tua sofferenza&#8221;, &#8220;Vado ai tuoi bisogni quando posso&#8221;, &#8220;Ti raggiungo&#8221;, &#8220;Ti guardo con simpatia&#8221;, &#8220;Non prendo in considerazione il tuo viso, il tuo umore, se porti un volto serio&#8221;, &#8220;Voglio rompere quel muro&#8221;. Ci sono le periferie. La missione inizia oggi davanti alla casa parrocchiale.<\/p>\n<p>&#8220;La Chiesa in uscita \u00e8 una Chiesa che non \u00e8 strana, che non diventa molto autosufficiente. Non \u00e8 una societ\u00e0 chiusa che si accontenta di ammettere partner in modo che si sentano bene e non vogliano essere disturbati e godere tra loro di qualcosa che solo loro condividono. Quella non \u00e8 la Chiesa. Un professore svedese di religione comparata una volta si ferm\u00f2 all&#8217;Avana e voleva parlarmi. Egli disse: &#8216;Ho chiesto ai giovani cubani che cosa significa per loro la Chiesa, e sapete cosa mi hanno detto?&#8217; Gli chiesi dove li avesse trovati e li interrogai e lui rispose che nel Malecon. La risposta dei giovani fu pi\u00f9 o meno questa: &#8220;Se la Chiesa sapesse cosa significa per noi, si avvicinerebbe a noi&#8221;. Non ci arrivaremo a loro, \u00e8 vero, c&#8217;\u00e8 un muro di separazione tra loro e noi che dobbiamo rompere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E perch\u00e9 non si rompe?<\/p>\n<p>&#8220;Prima a causa della variabilit\u00e0 di quel mondo alla periferia, qualcuno potrebbe un giorno venire avanti, guardare, passare e andare avanti. Sant&#8217;Agostino disse: &#8216;Temo Ges\u00f9 che passa&#8217;. Attraversa la vita delle persone molte volte e in quel momento non c&#8217;\u00e8 nessuno che sia in grado di accogliere, dire una parola, invitare a passare, per avere immagini di un passato pi\u00f9 teso, dall&#8217;interno della Chiesa vedono quella persona o quel gruppo alla porta e si interrogano sul diritto: &#8216;Cosa vuole quel gruppo?&#8217; Nella nostra diocesi c&#8217;\u00e8 un giovane sacerdote che si \u00e8 avvicinato alla Chiesa come studente universitario. Non fu battezzato, sarebbe venuto una notte sull&#8217;autobus che si piegava davanti a una chiesa e la vedeva aperta, passavano le dodici di notte ed era molto affollata, con molte persone; usc\u00ec, entr\u00f2 per la prima volta e per sempre. Ma il suo commento \u00e8 stato: &#8220;Nessuno si \u00e8 avvicinato a me, sono andato domenica dopo domenica e nessuno \u00e8 venuto da me, fino a quando non sono andato avanti e mi sono avvicinato a un gruppo di giovani che cantavano nel coro e, a poco a poco, accettavano la mia presenza&#8221;. Ma non tutti fanno quello che quel giovane, potrebbe essere che qualcun altro passi, guardi ma non decolli o, forse, quando non viene accolto, decide di non tornare. Molte cose convergono, ma ci\u00f2 che non pu\u00f2 mancare in noi \u00e8, prima, l&#8217;accoglienza e poi l&#8217;uscita. L&#8217;importante \u00e8 che io a favore dell&#8217;essere umano dove si trova e lo conduca a un&#8217;umanit\u00e0 superiore, ed \u00e8 qui che la possibilit\u00e0 del cristianesimo esce in seguito. Il cristianesimo \u00e8 umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo periferie all&#8217;interno della Chiesa? Penso alle donne single che sono nelle nostre comunit\u00e0, agli omosessuali, alle giovani donne che ad un certo punto hanno abortito, alle persone sincretiche, ai membri del Partito Comunista&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;La Chiesa di Cuba, in generale, \u00e8 stata accolta da donne single, omosessuali, sincretici, comunisti, atei. Anche nei momenti difficili, in cui qualche tipo di persona era portata con molta riluttanza dalle strutture sociali, la Chiesa era, per esempio, tollerante e accogliente nel buon senso della parola, sempre considerando con misericordia. Siamo stati una Chiesa che ha praticato la dottrina cristiana, che \u00e8 sancita dal Codice di diritto canonico, ma lo abbiamo fatto con un grandissimo senso di comprensione e misericordia, senza variare nulla strettamente richiesto dalla Chiesa nella sua legislazione. La Chiesa di Cuba ha cercato di essere molto comprensiva in generale. A volte qualche prete che viene dall&#8217;estero ha una durezza che il nostro prete cubano non ha.<\/p>\n<p>&#8220;A volte le richieste di battesimo sono diventate eccessive. E il battesimo dobbiamo vederlo come quello che \u00e8, un dono di Dio. Non possiamo chiedere troppo alla persona che viene a battezzare un bambino. Abbiamo sacerdoti che non hanno voluto battezzare un bambino perch\u00e9 non \u00e8 del rione o non \u00e8 della zona parrocchiale. Non pu\u00f2 essere cos\u00ec, poich\u00e9 la persona sente di essere di fronte a un organismo totalmente burocratico e non di fronte a una comunit\u00e0 di fede. Quando a Cuba c&#8217;\u00e8 stata una striscia di chiedere cos\u00ec tanti dettagli per battezzare un bambino, il numero di battesimi \u00e8 diminuito enormemente. Ricordo la lamentela di una signora che mi disse: &#8216;Ho dormito in coda per tre notti per comprare un materasso a mio figlio, vengo qui e mi chiedono migliaia di cose da battezzare. \u00c8 che anche la Chiesa render\u00e0 impossibile la nostra vita? Ci deve essere un&#8217;attenzione personale a ogni famiglia, a ogni individuo, perch\u00e9 non lavoriamo con i casi, lavoriamo con le persone. Quando vado dalla persona specifica, non posso avere quella rigidit\u00e0. Il battesimo deve essere, come diceva padre Arroyo (q.p.d.), un giorno indimenticabile nella vita della famiglia&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo Concilio, nello specifico, si tiene tre anni dopo aver presentato le sue dimissioni al Santo Padre come previsto dal Codice di Diritto Canonico, che prender\u00e0 effetto quando il Papa decider\u00e0. Hai idea di quando?<\/p>\n<p>&#8220;Il Santo Padre mi ha detto: &#8216;La tua lettera \u00e8 nel mio cassetto, dobbiamo aspettare un altro momento un po&#8217; pi\u00f9 favorevole e poi vedremo&#8217;. Non ho idea di quando sar\u00e0, penso che sia, forse, quest&#8217;anno. La maggior parte dei cardinali sono pi\u00f9 lunghi, ci danno due anni, anche se io vado per tre. C&#8217;\u00e8 un limite assoluto: gli anni Ottanta, ma, onestamente, non mi aspetto di raggiungere quel limite, perch\u00e9 si hanno gi\u00e0 pi\u00f9 rischi di ammalarsi e perdere facolt\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>Considerando che sei il vescovo pi\u00f9 longevo in cui sei stato prima una diocesi e poi un&#8217;arcidiocesi di Haban, sei preoccupato per la pensione? Hai pensato a cosa farai dopo?<\/p>\n<p>&#8220;Sono gi\u00e0 trentatr\u00e9 anni da arcivescovo, con esperienze molto interessanti. Non sono preoccupato per la pensione. Lo presumo con un senso della vita molto cristiano. Quando sono stato nominato vescovo, molte persone, compresi altri vescovi, si sono venute da me per dirmi: &#8216;Oh, cosa ti \u00e8 caduto ad ad un&#8217;altezza&#8217;. Avevo quarantadue anni e mi sembrava che ero ancora troppo giovane, eppure non potevo accettare quello spirito di paura, di paura per potermi superare. Non sono mai stato in grado di affrontare la vita in quel modo. Ecco perch\u00e9 sono stato molto felice quando Francesco, neoeletto Papa, ha detto: &#8216;Per me questa \u00e8 stata una sorpresa, una gioia, e che Dio mi perdoni&#8217;. Poi sono stato pi\u00f9 esplicito nel dire a un giornalista: &#8220;Ho aspettato il giorno del mio sacerdozio, della mia ordinazione sacerdotale, ed ero molto felice, penso che un prete dovrebbe essere felice di essere sacerdote, se non poteva essere&#8221;. Ed \u00e8 vero, il giorno in cui sono stato nominato vescovo, mi \u00e8 successo comunque, ero felice e non posso dire altro perch\u00e9 sarebbe stata un&#8217;insincerit\u00e0, ma la gente ha collegato quella nomina a un onore e a un fardello, e non ho pensato all&#8217;onore o al fardello, sarei pronto a vivere un nuovo ministero al servizio della Chiesa e se lo assumessi con tristezza e sconforto non sarei degno di questo.<\/p>\n<p>&#8220;Penso che la pensione lo affronterebbe allo stesso modo. L&#8217;ho gi\u00e0 affrontato, da prima, perch\u00e9 ho condizionato il luogo in cui vivr\u00f2, molto vicino all&#8217;arcivescovato, in quello che oggi \u00e8 il Centro Culturale Padre F\u00e9lix Varela e nello stesso spazio dove si trovavano le stanze del Cardinale Arteaga. S\u00ec, ho pensato a cosa far\u00f2 dopo. La vita pastorale deve continuare ad avere, parteciper\u00f2 da qualche parte, visiter\u00f2 da qualche parte, mi sposter\u00f2 da una comunit\u00e0 all&#8217;altra, ricever\u00f2 visitatori. Alcune persone mi hanno consigliato di scrivere le mie memorie, e se Dio mi permetter\u00e0 le scriver\u00f2 o le dictater\u00f2. Devo continuare a frequentare, ad esempio, il Concistoro, perch\u00e9 anche se ho pi\u00f9 di ottant&#8217;anni, come cardinale \u00e8 un obbligo. Parteciper\u00f2 e assumer\u00f2 qualsiasi spedizione del Papa, spero di recarmi in alcuni luoghi che per mancanza di tempo non ho avuto la possibilit\u00e0 di conoscere. Quante volte sono stato invitato in Cile!, \u00e8 un paese che non ho mai visitato e mi piacerebbe vedere. Vorrei prendermi questo tempo per visitare tutte quelle piccole comunit\u00e0 che non ho mai visitato o che sono stato in esse molto rapidamente, ora vorrei essere per condividere e conoscere &#8230; Sono fuori dai miei occhi per quelle comunit\u00e0 che si trovano nel mezzo del paese, in una casa, in un batey, e che sono magnifiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ritirarsi in un luogo cos\u00ec vicino alla residenza abituale dell&#8217;arcivescovo non potrebbe creare problemi al suo successore?<\/p>\n<p>&#8220;Mi \u00e8 stato consigliato di ritirarmi in un luogo pi\u00f9 remoto per non rendere geloso l&#8217;altro vescovo, ma non ci vedo o ci credo. Quando sono arrivato in questo quartier generale, ho vissuto e persino presieduto alcune celebrazioni, l&#8217;arcivescovo Evelio D\u00edaz, ed ero passato anche attraverso l&#8217;arcidiocesi monsignor Francisco Oves. Monsignor Evelio viveva in un luogo molto scomodo, il povero arcivescovo non era ben ospitato, lui stesso non si occupava di questo edificio e viveva nella casa del fratello, in una stanza situata al terzo piano. Frequent\u00f2 a lungo la cappella di Tarar\u00e1, fino a quando non la chiusero, ma lo invitarono a predicare ovunque, feste patrone, giorni di precetto. \u00c8 successo tutto quando ero qui, \u00e8 di pi\u00f9, a volte non lo saprei nemmeno. Monsignor Evelio predicava molto bene, era un poeta. Alla gente \u00e8 piaciuto ascoltarlo.<\/p>\n<p>Sar\u00f2 molto onesto con te (interrompo), non penso che ti accadr\u00e0 lo stesso.<\/p>\n<p>&#8220;Ma non \u00e8 perch\u00e9 il vescovo lo scopre. Devi sapere, naturalmente, ma non importa.<\/p>\n<p>Ma a questa realt\u00e0 aggiungeremmo anche che voi siete cardinali, l&#8217;unico cardinale a Cuba e come figura pubblica della nostra Chiesa ha svolto un ruolo molto importante nel dialogo con le autorit\u00e0 del Paese.<\/p>\n<p>&#8220;Questo \u00e8 vero, ma quando ho dialogato con le autorit\u00e0 l&#8217;ho sempre fatto a nome della Chiesa e non in modo personale. La citt\u00e0 di L&#8217;Avana \u00e8 una piazza molto importante. Ecco il nunzio apostolico, qui ci sono i pi\u00f9 alti casi di governo, abbiamo diplomatici, la stampa estera e, territorialmente, \u00e8 una diocesi estesa e variegata nella sua composizione. Comprende l&#8217;Avana, l&#8217;Isla de la Juventud e i territori delle province di Mayabeque e Artemide. Durante il mio episcopato ho condiviso con suore molto popolari, che hanno visitato tutte le parrocchie, e per me \u00e8 stato un onore e persino una pausa che officiano una celebrazione, predicano&#8230; Ma anche se il nunzio va, e addirittura conferma, perch\u00e9 alcuni l&#8217;hanno fatto, qui \u00e8 noto chi \u00e8 il vescovo, la gente lo conosce molto bene.<\/p>\n<p>&#8220;E &#8216;una buona piazza molto difficile. \u00c8 il luogo dove ci sar\u00e0 anche un vescovo emerito e che, lo riconosco, deve essere preso in considerazione. \u00c8 la piazza che ha anche vescovi ausiliari, dove \u00e8 necessaria molta collaborazione, e tutte queste persone, in un dato momento, sono di grande aiuto e beneficiano della vita della diocesi, la arricchiscono. Penso che nessun vescovo a Cuba sia geloso, e quello che nomineranno ne verr\u00e0 fuori.<\/p>\n<p>Ma Francesco potrebbe sorprendere anche con uno il cui nome non \u00e8 nella lista dei possibili candidati&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;Beh&#8230; Conter\u00e0 su di me, ovviamente [Ridete].&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quali sono le maggiori differenze tra la Chiesa che avete trovato cinquant&#8217;anni fa, quando siete stati ordinati sacerdote, e la Chiesa che trovate al momento del vostro ritiro come Arcivescovo dell&#8217;Avana?<\/p>\n<p>&#8220;Ho iniziato in un momento in cui la Chiesa universale aveva appena celebrato il Concilio Vaticano II. C&#8217;era grande speranza, grande attesa, ma c&#8217;\u00e8 stato uno shock tremendo in quella Chiesa, e quella \u00e8 stata la volta di viverla a Papa Paolo VI, un uomo di grande sofferenza e grande intelligenza, che ha saputo portare avanti il Concilio, concluderlo e iniziare a metterlo in pratica. Su richiesta dei sacerdoti e degli stessi religiosi, sono state date molte ezioni di ministero e di vita consacrata. Oggi queste outing continuano ad essere concesse, ma il numero \u00e8 diminuito enormemente. All&#8217;epoca, questo sembrava un accumulo di persone con problemi, poich\u00e9 non c&#8217;era mai una riduzione allo stato laico. \u00c8 stato davvero strano. Fu allora che il numero di religiosi, religiosi, i segni sacri della Chiesa andarono perduti, e sebbene con l&#8217;introduzione delle lingue del popolo, la liturgia guadagn\u00f2 molto e le masse furono rianimato, il popolo and\u00f2 oltre il dovuto e le chiese furono spogliate delle immagini che avevano devozione popolare, inizi\u00f2 ad esserci un divorzio tra il popolo tradizionale e quell&#8217;\u00e9lite trasformativa. Tutto ci\u00f2 che ha fatto soffrire la Chiesa, pur avendo una nuova visione del mondo e la disponibilit\u00e0 ad annunciare il Vangelo, \u00e8 stata una Chiesa che stava andando, nei prossimi anni, a subire i postumi del Concilio, la resistenza e l&#8217;interpretazione errata.<\/p>\n<p>&#8220;In quell&#8217;ambiente post-riconciliato, ma in mezzo a Cuba, ho iniziato il mio sacerdozio. Quella cosa tremenda, quel cambiamento, e ogni rivoluzione rabbrivid\u00ec e ha paura che fosse accaduta, ha aggiunto che la nostra Chiesa ha sofferto molto per la perdita di tanti religiosi, tanti sacerdoti che sono andati all&#8217;estero, alcuni con la forza e altri per scelta. Era una chiesa ridotta in numero. Sono tornato dai miei studi in Canada con gioia, volentieri, e ringrazio sempre Dio per essere tornato. Ricordo che alla fine di quella quarta messa che celebravo di domenica, mentre toglievo i miei ornamenti, mi dissi: &#8216;Da nessuna parte al mondo potrei avere un ministero carino come quello che ho a Cuba&#8217;. Ero molto felice.<\/p>\n<p>&#8220;Il permesso per noi di entrare nel paese i seminaristi che erano via (che era dopo Gir\u00f3n) \u00e8 stato come per cento e siamo tornati non pi\u00f9 di cinquantadue o cinquantatre. Dopo di che arriv\u00f2 l&#8217;anno 1966, che si rivel\u00f2 molto difficile per la Chiesa, un anno di molti eventi innescati, la Chiesa fu di nuovo sotto uno sguardo negativo, ci furono problemi con catechesi e catechisti, i pi\u00f9 piccoli non potevano andare alla catechesi se non frequentavano con i genitori. Il numero di bambini in catechesi \u00e8 diminuito considerevolmente. L&#8217;anno 1964 fu piuttosto tranquillo, ma nel 1965 avvenne l&#8217;esodo da Camarioca, e nel 1966 ci fu l&#8217;incarcerazione di padre Miguel Loredo1 OFM, alcuni sacerdoti furono inviati alle Unit\u00e0 militari di aiuto alla produzione (UMAP), ci sono momenti con molte difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>&#8220;Dopo questi tempi difficili per alcuni (perch\u00e9 padre Loredo era dieci anni di carcere), abbiamo scelto di rimanere nella Chiesa, ma una Chiesa in esodo. A quel tempo il ponte aereo di Varadero era abilitato, ogni giorno da duecento a trecento persone l\u00e0 fuori, molte delle quali cattoliche. Anche gli anni &#8217;70 sono stati molto duri, anche se l&#8217;economia interna e la distribuzione alimentare delle persone sono leggermente migliorate. La Chiesa gradualmente si mosse in avanti, ancora con grande difficolt\u00e0 in quegli anni. Entrambi i decenni, i decenni dei sessantasette anni furono molto difficili per la Chiesa.<\/p>\n<p>&#8220;Fu negli anni &#8217;80 che l&#8217;ENEC fu preparata(2), che venne come un decollo per la Chiesa. L&#8217;ENEC parla della Chiesa incarnata, una Chiesa senza preghiere e missionaria. La gente accetta molto bene la preghiera, ma non si incarna. La nostra mentalit\u00e0 permeata da anni di sofferenza all&#8217;interno della Chiesa non poteva presumere che la realt\u00e0 di incarnarsi, seminarsi, entrare nella carne. Molte persone non accettarono di far parte della vita sociale e politica di Cuba e offrirono resistenza. Dicevano che una Chiesa incarnata non era, e non era, inoltre, una frase proveniente dalla Santa Sede, ma nata qui, dalla chiesa stessa di Cuba. Il nostro popolo non si \u00e8 assimilato all&#8217;inizio &#8216;incarnato&#8217;. Tuttavia, il missionario \u00e8 stato accettato, ed \u00e8 l\u00ec che siamo andati. Abbiamo poi iniziato la Missione della Croce dell&#8217;Evangelizzazione per celebrare il V Centenario della scoperta dell&#8217;America. Nove anni di missione!<\/p>\n<p>&#8220;Una croce di legno molto semplice stava visitando tutta Cuba, citt\u00e0 per citt\u00e0, fino all&#8217;ultimo e pi\u00f9 remoto dell&#8217;isola. Sono state le prime missioni porta a porta a invitare le persone a condividere la Buona Novella, ad annunciare Ges\u00f9 in mezzo a noi. Siamo stati molto ben accolti. Oggi quella croce si trova nel santuario di La Caridad, a El Cobre. Il desiderio e il fatto di essere una Chiesa missionaria ci hanno spinto ad aprirci al popolo e ad iniziare ad aprire le porte delle chiese, anche se qui vale la pena un chiarimento. Ancora oggi le nostre chiese all&#8217;Avana non sono abbastanza aperte, molte rimangono chiuse tutto il giorno, altre aprono una grattugiata prima della Messa, ma non \u00e8 una chiesa che testimonia la testimonianza richiesta da Papa Francesco, che ha insistito perch\u00e9 rimangano aperte.<\/p>\n<p>&#8220;Durante questa missione dopo l&#8217;ENEC, ci siamo resi conto che la fede cristiana era viva nel popolo cubano. In ogni fase delle citt\u00e0, la creativit\u00e0 \u00e8 aumentata. \u00c8 stato un risveglio della Chiesa che ha facilitato la missione; ma ci\u00f2 che ha commosso di pi\u00f9 la Chiesa \u00e8 stata senza dubbio la possibilit\u00e0 di apertura.<\/p>\n<p>&#8220;Poi \u00e8 arrivato il periodo speciale e, in mezzo a questa fase, \u00e8 nata la Caritas, che ha aperto anche molte porte di contatto con le persone bisognose, con i malati, con donazioni che sono cresciute e anche con una leggera presenza in mezzo ai disastri. Sebbene come istituzione, la Chiesa di Cuba non abbia questo grande volume di denaro, gestisce molto bene ci\u00f2 che gli viene dato e cerca di aumentarlo con altri mezzi per avere altri aiuti che si aggiungono a quelli della Caritas, come quello dei Cavalieri dell&#8217;Ordine di Malta. In altre parole, anche l&#8217;azione caritativa della Chiesa \u00e8 molto importante. Lo ha detto Benedetto XVI nella sua lettera sulla carit\u00e0 e Papa Francesco lo riprende quando dice: &#8220;Lavorare con i poveri e aiutare i bisognosi \u00e8 una forma eminente di evangelizzazione&#8221;. Poi abbiamo avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di visitare le carceri e organizzare una pastorale carceraria che ha incluso anche le famiglie dei detenuti. Oggi possiamo celebrare catechesi e messe ogni mese nei centri di detenzione.<\/p>\n<p>&#8220;Ma senza dubbio, \u00e8 stata la visita di Papa Giovanni Paolo II a cambiare totalmente la percezione che potrebbe essere nella Societ\u00e0 Cubana della Chiesa. Gi\u00e0 la Caritas, nei primi anni novanta, aveva dato come testimonianza che volevamo il bene, che volevamo stringere la mano a tutti. All&#8217;epoca, la mancanza di medicine era molto grande e stavamo portando grandi quantit\u00e0 di medicinali dall&#8217;estero e distogliandoli&#8230; E una volta che questa azione pastorale \u00e8 stata sperimentata nella societ\u00e0, al servizio degli altri, viene Papa Giovanni Paolo II. La cosa pi\u00f9 grande di questo fatto \u00e8 la consapevolezza di s\u00e9 della Chiesa cubana, ma anche del popolo cubano che la Chiesa \u00e8 presente in mezzo ad essa. Una Chiesa che potesse organizzare una visita del genere, una Chiesa che potesse trovare un&#8217;accoglienza cos\u00ec grande nel popolo. Quando il Papa arriva e va nelle piazze, la nostra Chiesa esce per la prima volta in strada.<\/p>\n<p>&#8220;Ricordo l&#8217;impatto che il segno di Cristo ebbe sulla facciata della Biblioteca Nazionale, che diceva &#8216;Mi fido di te&#8217;. Quando fu completato, ero in piazza, e quando la figura di Cristo era pienamente visibile, c&#8217;era un&#8217;esclamazione tremenda in quella piazza che era piena e tutti spontaneamente cominciarono ad applaudire. Due pastori protestanti che erano vicino a me mi abbracciavano. Non accettano le immagini, ma a quel tempo era la gioia di una fede condivisa tra tutti, erano tutte le persone a vedere l&#8217;immagine familiare del Sacro Cuore, la stessa che \u00e8 sempre rimasta in molte case di Cuba. \u00c8 stato indimenticabile e indimenticabile, ed \u00e8 stato generato dalla visita di Giovanni Paolo II. Pi\u00f9 tardi abbiamo avuto a L&#8217;Avana i vescovi interamericani, che sono passati molto bene.<\/p>\n<p>&#8220;La Chiesa di Cuba ha sempre fatto piccoli, sostenuti, progressivi passi avanti, non c&#8217;\u00e8 mai stato un passo indietro nella vita della Chiesa. Quello che ottieni una volta, \u00e8 perennemente, decennio dopo decennio, e cos\u00ec \u00e8 stato fino ad oggi. Mai, in tempi di crisi, che ce ne siano stati grandi, e in cui tutti i tipi di dialogo sono stati sospesi e siamo stati qui come giustapposti, senza essere uniti, in quei momenti tremendi, mai respinti.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro a tutti che siete il nostro arcivescovo, pastore della Chiesa che pellegrini all&#8217;Avana, ma allo stesso tempo siete accreditati di abilit\u00e0 diplomatica e identificati come una figura pubblica di portata sociale e politica, cosa spesso controversa nella storia della Chiesa. Quanto pastore c&#8217;\u00e8 nell&#8217;abile diplomatico, e quanto abile diplomatico c&#8217;\u00e8 nel pastore?<\/p>\n<p>&#8220;Mi sembra che quella che \u00e8 stata definita diplomazia sia la capacit\u00e0 di dialogo. Papa Paolo VI disse: &#8216;Il dialogo \u00e8 il nuovo nome dell&#8217;amore&#8217;. E l&#8217;amore \u00e8 la cosa cristiana, \u00e8 la stessa cosa di un pastore. C&#8217;\u00e8 tutta la logica che possiamo sgretolare un po&#8217; di pi\u00f9. Papa Benedetto XVI nel suo ultimo colloquio con me, sette o otto mesi prima delle sue dimissioni, mi ha chiesto se la Chiesa a Cuba fosse per il dialogo. Me l&#8217;ha chiesto bruscamente, perch\u00e9 stavamo parlando del suo viaggio a Cuba. Ho detto di s\u00ec, e che i pi\u00f9 giovani riguardavano anche il dialogo. &#8220;Forse i pi\u00f9 giovani non hanno incontrato le grandi difficolt\u00e0 che la Chiesa ha avuto in passato, e non si rendono conto di quanto sia cambiata la situazione odierna&#8221;, ha detto il Santo Padre. Dissi: &#8220;Santit\u00e0, c&#8217;\u00e8 anche un altro fattore, quelli che hanno vissuto un momento molto difficile, delle scuole in campagna, di molta indottrinamento di tipo ideologico che li ha resi affaticati, stancati, sono diventati, forse, distanti internamente, visceralmente alieni&#8221;. E il Papa ha risposto: &#8220;ma il dialogo \u00e8 l&#8217;unico modo&#8221;. Ho detto di s\u00ec, che tutti, come cristiani, capiscono che questo \u00e8 l&#8217;unico modo. E mi dice: &#8216;La Chiesa non \u00e8 nel mondo per cambiare i governi, ma per trasformare con il Vangelo il cuore degli uomini, e questi uomini cambieranno il mondo secondo l&#8217;indole della provvidenza&#8217;.<\/p>\n<p>&#8220;Il giorno in cui Papa Francesco \u00e8 stato eletto, stavo viaggiando nello stesso microbus di lui proveniente dalla Cappella Sistina per la casa di Santa Marta. Pioveva, fa freddo, ci sedevano uno accanto all&#8217;altro e dicevo, &#8216;Jorge, vorrei parlarvi un po&#8217;.&#8217; e mi chiese: &#8216;Quando?&#8217; Ho detto, &#8216;In questo momento, abbiamo quaranta minuti prima di pranzo.&#8217; Mi ha chiesto se la mia stanza era grande, ho detto di s\u00ec, \u00e8 stata quella che mi aveva toccato nella lotteria, era stato toccato da una bambina e al quinto piano. Disse: &#8216;Vado nella tua stanza.&#8217; &#8220;Voglio parlarvi dell&#8217;America Latina&#8221;, dissi, &#8220;perch\u00e9 oggi pomeriggio diseirai Papa&#8221;. &#8216;Beh, se non si gira la tortilla,&#8217; si restringeva.<\/p>\n<p>&#8220;La conversazione ha riguardato l&#8217;America Latina, in quanto \u00e8 una regione in cui ci sono stati molti cambiamenti, che sono stati molto favorevoli nel senso della loro politica sociale. Quando ero vicepresidente del CELAM, ho partecipato alla stesura di quei documenti che parlavano della grande differenza tra ricchi e poveri e della dipendenza che l&#8217;America latina aveva negli Stati Uniti. Anche la differenza tra ricchi e poveri rimane grande, ma non c&#8217;\u00e8 una tale dipendenza dagli Stati Uniti, nessuno penserebbe di parlarne oggi in un documento. &#8220;Tutta l&#8217;America Latina \u00e8 unita, Cuba \u00e8 quella che presiede il CELAC&#8221;, ho detto. &#8220;Quei cambiamenti che avremmo voluto apportare con il nostro popolo che ha studiato la dottrina sociale della Chiesa nelle nostre universit\u00e0, ma non lo \u00e8 stato, sono stati fatti da Hugo Chavez, Evo Morales, kirchner, Lula da Silva, Rafael Correa, Daniel Ortega, il tutto con un&#8217;ispirazione proveniente da dietro, dalla rivoluzione cubana di Fidel Castro. E di fronte a questi cambiamenti&#8221;, dissi, &#8220;mi sembra di vedere la Chiesa come in attesa. E che cosa si aspetta che passino questi governi e altri gli diano un luogo di privilegio e lo favoriscano, a volte questa aspettativa diventa critica&#8221;. E il cardinale Bergoglio, non ancora Papa, ha risposto: &#8220;No, no, la Chiesa non pu\u00f2 mai essere in attesa, figuriamoci un&#8217;attesa critica. La Chiesa non pu\u00f2 mai essere un semplice spettatore, questi processi la Chiesa deve accompagnarli nel dialogo&#8221;. Poi gli ho raccontato la mia ultima conversazione con Benedetto XVI, e quando sono arrivato alla fine della mia storia e gli ho raccontato la frase che ha chiuso quell&#8217;incontro, era entusiasta: &#8216;Oh, che frase! Lo metterei su uno striscione all&#8217;ingresso di ogni citt\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p>&#8220;Guarda, il dialogo \u00e8 una parola chiave, il dialogo \u00e8 quello che c&#8217;\u00e8 stato qui tra Stati Uniti e Cuba, il dialogo \u00e8 ci\u00f2 che ha facilitato il Papa con la sua gestione, ci\u00f2 che vuole facilitare nei luoghi del conflitto, andando agli estremi. Lui, come pastore, come Papa Benedetto XVI, sa che il dialogo \u00e8 la parte diplomatica, l&#8217;unica diplomazia vaticana, la diplomazia ecclesiale dell&#8217;amore. Non sono un diplomatico di tipo comune, non mi viene dato di redigere una redazione ben fatta, formaltica, ma di essere una persona di dialogo, cio\u00e8. E il dialogo \u00e8 il nuovo nome dell&#8217;amore. Anni fa, i vescovi cubani parlavano a Roma con il Cardinale Agostino Casaroli, che all&#8217;epoca era Segretario di Stato di Papa Giovanni Paolo II, ma aveva una vasta esperienza nella diplomazia vaticana sin dai pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI riguardo al dialogo con i paesi del cosiddetto blocco sovietico, con governi opposti e apertamente ostili. Siamo stati assorti ad ascoltarlo, poich\u00e9 ha raccontato tutto il lavoro politico della Santa Sede nei confronti dei paesi allora socialisti, era il padre di quell&#8217;opera politica. Ci ha raccontato come \u00e8 venuto vestito da civile, lo stesso con l&#8217;Unione Sovietica, in Ungheria, in Cecoslovacchia, in Polonia&#8230; E certamente ha realizzato cose molto importanti. Disse: &#8216;Sai cosa sta succedendo, che sono piccolo e parlo brevemente, il Papa \u00e8 grande e parla ad alta voce. Questo \u00e8 molto importante ora. &#8220;Mi sono sempre detto&#8221;, ci ha detto, &#8220;che tutti gli esseri umani sono uguali, i comunisti hanno le mie stesse ansie, hanno gli stessi problemi familiari e cardiaci che posso avere, possono avere le stesse voglie di pace e felicit\u00e0 delle mie; possono avere un linguaggio molto diverso, ma alla fine sto parlando con un essere umano che si sente, che soffre, che ama, e ci ho sempre pensato. Ha concluso assicurandoci: &#8220;Sembra che coloro che vivono da molto tempo nei paesi comunisti, siano sorpresi di sentirlo, perch\u00e9 mi piacciono molte serate con il Santo Padre e rimane molto serio quando dico queste cose&#8221;&#8230;, e ci ha guardato tutti. Un vescovo cubano gli chiese: &#8220;Eminenza, qual \u00e8 la tua arma per quella capacit\u00e0 diplomatica?&#8221;, e immediatamente rispose: &#8220;La mia risposta non \u00e8 diplomatica, li sconcerter\u00e0, ma \u00e8 l&#8217;unica vera. La mia risposta \u00e8 l&#8217;amore.<\/p>\n<p>&#8220;Allora non dobbiamo mai disprezzare la parola diplomatica quando parliamo di diplomazia della Chiesa. La diplomazia della Santa Sede non si oppone alla diplomazia del pastore, anzi, si integra in modo tale che la diplomazia sia molto pastorale e tanto necessaria al pastore. E se gli mancasse questa diplomazia, gli mancher\u00e0 un elemento molto importante che \u00e8 lo stile della nostra cura pastorale: l&#8217;amore. Ecco perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto su Cuba \u00e8 stato fatto in questo modo, in silenzio, perch\u00e9 \u00e8 stato agito con grande desiderio di servire, ed \u00e8 ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno, credo, con o senza risultati, ma \u00e8 cos\u00ec. Come mi ha detto Papa Benedetto XVI, &#8220;\u00e8 l&#8217;unica via della Chiesa&#8221;. E insisto, il dialogo \u00e8 il nuovo nome dell&#8217;amore, secondo Papa Paolo VI. Pertanto, \u00e8 attraverso l&#8217;amore cristiano che queste cose devono essere fatte, credo. Non \u00e8 l&#8217;alabardero o l&#8217;amore clamoroso che usa affermazioni alte, \u00e8 l&#8217;amore che non \u00e8 irritato dal male, non fa male, tutto ti aspetta &#8230; Deve essere cos\u00ec. \u00c8 l&#8217;atteggiamento fondamentale per tutto, dall&#8217;accogliere i pi\u00f9 piccoli all&#8217;ospitare i pi\u00f9 grandi.&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 2010 la Chiesa ha avviato un dialogo con le autorit\u00e0 del Paese. Questo dialogo ebbe, almeno come risultato visibile, il rilascio dei prigionieri e il ritorno di alcuni templi occupati dallo stato. Tuttavia, molti all&#8217;interno della Chiesa credono che questo dialogo non sia stato istituzionalizzato, n\u00e9 abbia raggiunto tutti i livelli. Di cosa si tratta?<\/p>\n<p>&#8220;Il brano era di enorme importanza e la partecipazione della Chiesa a quel rilascio dei prigionieri, uno per uno, ogni nome, ogni prigioniero, era qualcosa di molto grande in s\u00e9. Il ritorno delle chiese avvenne in un secondo momento, ma continua progressivamente. Stanno restituendo un tempio, poi un altro. Altri eventi accaddero in silenzio, come ottenere alcuni religiosi ai quali le autorit\u00e0 non gli permettevano di entrare nel paese, un fatto che lo stesso presidente cubano considerava un&#8217;offesa alla Chiesa.<\/p>\n<p>&#8220;Il dialogo continua, senza dubbio, \u00e8 facile rendersi conto solo vedendo cosa significasse il Pellegrinaggio Nazionale della Madonna della Carit\u00e0. Nei paesi europei ci\u00f2 non accade, le strade non sono chiuse o l&#8217;intero servizio di sorveglianza del traffico viene messo a disposizione di un evento come questo. Quei poliziotti che ancora oggi ci salutano ovunque sono stati quelli che sono andati in moto, orgogliosamente davanti alla Madonna, prendendosi cura di lei, proteggendola. La Madonna si trovava di fronte alle scuole, visitava ospedali, carceri, case materne, aziende, attraversava unit\u00e0 militari e prima di lei si prendevano cura di lei. Queste erano possibilit\u00e0 che sono state date per questo.<\/p>\n<p>&#8220;C&#8217;\u00e8 ancora dialogo, non c&#8217;\u00e8 rottura del dialogo. Ci auguriamo che a livello di Santa Sede possa essere raggiunto un accordo con lo Stato cubano sulla Chiesa di Cuba, che raccoglie tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato realizzato, che sia necessario che questo sia mantenuto per sempre e che vi sia anche un quadro aperto per andare avanti. Ma, senza dubbio, \u00e8 stato stabilito un processo di grande fluidit\u00e0 che deve continuare.<\/p>\n<p>Nel bel mezzo del processo di ripristino delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti, entrambe le parti hanno riconosciuto con veemismo il ruolo di Papa Francesco. \u00c8 noto che la Chiesa sostiene da tempo la riconciliazione, ma alcuni sono contrari e altri a favore di questa normalizzazione nelle relazioni. Quale proposta concreta ha la Chiesa per &#8220;raddrizzare il sentiero storto&#8221; e sanare le ferite che in molti cubani hanno causato questo lungo periodo di confronto tra Stati Uniti e Cuba e che, allo stesso tempo, ha avuto gravi conseguenze all&#8217;interno di Cuba?<\/p>\n<p>&#8220;Ci\u00f2 che tutti, a Cuba, e la Chiesa sono presenti su tutto il territorio, \u00e8 che il popolo in generale gioisca di questa nuova situazione, di fronte a questa nuova possibilit\u00e0 di relazioni tra i due Paesi. Poich\u00e9 si tratta di qualcosa di nuovo, tutti comprendono a livello delle loro possibilit\u00e0 di comprendere la realt\u00e0 politica del mondo, i loro interessi personali. Ci sono state persone, non la nostra Chiesa, nemmeno un membro del Partito comunista, di alto livello intellettuale, che mi hanno detto: &#8220;Trovo tutto questo molto bene, ma cosa porta questa relazione al mio tavolo domani e da qui a un mese in tasca?&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Molte persone nel villaggio soffrono di questo scetticismo, abbiamo detto molto economicamente, che si limita solo al fatto del loro tavolo e della loro tasca. Un tale pensiero li rende vittime di un individualismo che \u00e8 stato creato a Cuba, forse come reazione esagerata al collettivismo. Le persone tendono a concentrarsi sul proprio problema, ci sono coloro che sono felici di pensare che molto presto ci sar\u00e0 un miglioramento mentre altri sono scettici perch\u00e9 credono che non ci sar\u00e0 alcun miglioramento per loro. \u00c8 difficile per un tipo di persona e per un certo livello, non intendo livello intellettuale o politico, ma appartenenza, poter pensare alle persone in quanto tali, in nazione, non rendersi conto che quanto accaduto il 17 dicembre \u00e8 stato un evento storico, uno dei pi\u00f9 grandi della storia di Cuba, cos\u00ec come la visita di Papa Giovanni Paolo II , cos\u00ec come la rivoluzione cubana&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;Il pensiero deve essere: noi, in questa nuova realt\u00e0, cercheremo di fare in modo che ognuno possa migliorare la propria situazione. Altri hanno un pensiero innobile come quello espresso da una signora che sta per vendere la sua casa ed emigrare in America: &#8220;Come ti senti su come questi due hanno accettato &#8230;?&#8221;, e d\u00e0 loro una brutta qualificazione. &#8216;Tutti a noi fuori. Perch\u00e9 stavo per vendere la mia casa, l&#8217;ho quasi venduta perch\u00e9 voglio andarmene, e ora il Cuban Adjustment Act sar\u00e0 finito. \u00c8 la persona egomita, quindi non gli importa nulla, non capisce davvero che ci sono beni pi\u00f9 grandi dei suoi, che a volte \u00e8 torbida cos\u00ec bella che sta cercando. Ci vuole altruismo, capacit\u00e0 patriottica, di alta riflessione che ci porta a pensare alla nazione, in futuro, in modo molto ampio, e io, come parte di quella realt\u00e0, vi partecipo. Forse tutto questo accade perch\u00e9 i cubani si sono abituati a non partecipare, ma ad essere spettatori di eventi, ma l&#8217;azione rimane per la storia, il ruolo di entrambi i presidenti, del Papa, della Chiesa. Ho avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di conversare con altri partecipanti, americani e cubani, e mi hanno detto: &#8220;Credo che la Chiesa debba continuare a svolgere un ruolo in questo processo che deve continuare&#8221;.<\/p>\n<p>In che misura un miglioramento delle relazioni tra i due Paesi sar\u00e0 vantaggioso per la Chiesa?<\/p>\n<p>&#8220;Per la Chiesa sar\u00e0 molto benefico. Vorrei dire alla signora Roberta Jacobson, Sottosegretario di Stato del governo americano, che \u00e8 venuta a trovarmi: &#8220;Spero che presto tutti questi vincoli finanziari che abbiamo saranno allentate, perch\u00e9 la Chiesa ha dovuto vivere un vero calvario per ricevere l&#8217;aiuto che viene dall&#8217;estero per contribuire alle opere caritative che sviluppiamo&#8221;. L&#8217;anno scorso, ad esempio, abbiamo avuto una situazione critica con le mense degli anziani, poich\u00e9 i fondi provenienti dalla Conferenza episcopale americana, dal Catholic Reliefe Service (Caritas degli Stati Uniti), dai Cavalieri dell&#8217;Ordine di Malta, persino dagli aiuti provenienti da paesi terzi come L&#8217;Avana, Cuba o qualsiasi altro nome di territorio sull&#8217;isola , sono stati bloccati. Aiuti che possono provenire dall&#8217;Irlanda, dalla Francia o da qualsiasi altro paese. Non sapevamo cosa significa cercare. Si lament\u00f2 molto di questo e disse: &#8220;Penso che l&#8217;intera situazione sar\u00e0 presto alleviata&#8221;. Ecco un dettaglio molto importante per la missione caritativa della Chiesa, per la sua presenza nella societ\u00e0 e che pu\u00f2, con le nuove misure, essere migliorato&#8221;.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Le farei una domanda, che \u00e8 stata posta anche al Papa, ma mi piacerebbe conoscere la sua risposta. Ti piace, ti \u00e8 piaciuto, essere arcivescovo dell&#8217;Avana?<\/p>\n<p>&#8220;All&#8217;inizio ero un po &#8216;spaventato, perch\u00e9 ho scoperto che c&#8217;erano stati molti problemi qui prima. Ho grande affetto per il mio immediato predecessore, morto alcuni anni fa, l&#8217;arcivescovo Francisco Oves, di cui abbiamo potuto portare i resti nella Cattedrale, e l\u00ec depositarli come era suo desiderio. Mor\u00ec fuori Cuba, malato. A dire il vero, si \u00e8 ammalato a sessant&#8217;anni, ma i suoi nervi si sono rotti qui. Era il suo turno di vivere il suo episcopato in questo posto in un momento molto difficile, gli anni Settanta. Era un uomo di dialogo di fronte a tante persone che non volevano il dialogo, per me uno dei vescovi pi\u00f9 brillanti che Cuba abbia mai avuto nel secolo scorso, un uomo di grande intelligenza, con grande carit\u00e0, semplicit\u00e0, povert\u00e0, ma che si \u00e8 trovato spezzato. All&#8217;Avana lo volevano, i laici lo volevano, anche il clero cubano lo apprezzava. Dopo quasi tre anni di amministrazione apostolica da parte del vescovo di Santiago de Cuba, venuto ogni quindici giorni all&#8217;Avana, sono venuto in questa arcidiocesi.<\/p>\n<p>&#8220;Sono passati tempi ancora difficili. L&#8217;esodo di Mariel era appena passato, la diocesi era un po &#8216; smantellata. Ricordo che alla mia inaugurazione si sono uniti l&#8217;Arcivescovo di Miami, l&#8217;Arcivescovo di Panama, Arcivescovo del Messico, e il Segretario della Congregazione per i Vescovi della Santa Sede, che mi ha portato un anello del concilio inviatomi dal Papa e che ho usato fino a quando non sono stato nominato cardinale. Potevo sentire tutte quelle persone che mi sostenevano, il loro aiuto, e non riuscivo a nascondere un po&#8217; di paura per quello con cui avrei iniziato. Il nunzio mi ha proposto una casa a Miramar perch\u00e9 questa casa \u00e8 stata distrutta, e secondo lo stesso nunzio, questa casa \u00e8 stata ci\u00f2 che ha fatto ammalare l&#8217;ex vescovo. Quando mia madre ha scoperto che stavamo venendo qui \u00e8 diventata molto triste, durante i miei anni come vescovo a Pinar del R\u00edo si era cos\u00ec abituata alla gente di quella meravigliosa diocesi che mi ha fatto male lasciarla indietro.<\/p>\n<p>&#8220;Beh, la casa di Miramar era favolosa, con condizioni eccellenti, ma non ero convinto dall&#8217;idea di lasciare questo edificio. Il padre di Regla venne e disse: &#8216;Ho sentito che te ne vai da qui. Questo rione \u00e8 abituato a vedere il vescovo, se te ne vai da qui, ricorda, l&#8217;occhio del padrone ingrassa il cavallo. Farei meglio ad essere. L&#8217;ho rassicurato che non si sarebbe pi\u00f9 mossa da nessun&#8217;altra parte. E cos\u00ec \u00e8 stato, sono rimasto. Ho detto al nunzio che i soldi che avrei usato per riparare la casa di Miramar, li abbiamo usati per questa casa, aggiungendo una quantit\u00e0 maggiore, ovviamente, perch\u00e9 questo era praticamente in rovina. Sono stato molto soddisfatto della disponibilit\u00e0 dei sacerdoti.<\/p>\n<p>&#8220;All&#8217;inizio mi sentivo un po&#8217; strano, non sono un habanero, sono un delinquente e i teppisti si affezionano molto alla loro citt\u00e0. Non conoscevo L&#8217;Avana, non conoscevo i quartieri, non mi ha individuato&#8230; Sono uscito molto con l&#8217;autista per vedere e imparare le strade, non capivo la divisione dei vicariati, c&#8217;erano molte chiese rispetto a quelle di altre diocesi, molte sono state distrutte, c&#8217;erano cappelle in cattive condizioni. Mi sono sentito un po&#8217; perso in mezzo a questa grande arcidiocesi, ma ho immediatamente cercato di vedere ci\u00f2 che era necessario e uno dei primi passi \u00e8 stato cercare contatti internazionali per gli aiuti. Allo stesso tempo ho avuto il conforto di visitare queste parrocchie e vedere la gioia della gente. Avevo paura, avevo quarantacinque anni ed avevo solo tre anni ed ero un vescovo. Grazie a Dio mi sono subito sentito confortato, L&#8217;Avana non fa freddo, \u00e8 una capitale di persone calde, molto amichevoli e affettuose. Avevo persone che mi seguivano ovunque andassi; una coppia pi\u00f9 anziana, una signora di nome Charity, che deve avere novant&#8217;anni e vive ancora a Santiago de las Vegas, e un&#8217;altra dal Laterano, li ha trovati ovunque. Io stesso mi sono preso cura della squadra giovanile della diocesi e della pastorale giovanile. Ho iniziato ad organizzare giovani Pasqua, ad avere incontri molto spesso con loro, ho trovato interessante passare del tempo insieme, ascoltarli, parlare con loro, consigliarli; molti hanno lasciato Cuba, e altri, sono l\u00ec, sono rimasti nella Chiesa in modo molto impegnato.<\/p>\n<p>&#8220;Poco dopo essere stato all&#8217;Avana sono andato a Roma, dovevo andare, prima a trovare il pallio degli arcivescovi, poi non so cosa, e approfittando dei miei viaggi a Roma, sono andato alla Congregazione per i Vescovi e ho detto che avevo bisogno di un vescovo ausiliare. Hanno detto di no, ero ancora giovane. &#8216;Fai quello che devi fare e almeno per dieci anni a venire non dovresti avere un vescovo ausiliare.&#8217; Mi sono detto: &#8216;Ehi, ma quanto \u00e8 grande tutto l\u00ec&#8230;&#8217;. E cos\u00ec fu, quando pass\u00f2 il tempo, da Roma che mi fu detto che avevo bisogno di due vescovi ausiliari. \u00c8 cos\u00ec, due, e non uno come ho sempre pensato.<\/p>\n<p>&#8220;A L&#8217;Avana mi sono sentito bene. Quelli di noi che sono occidentali, direi da Santa Clara a Pinar del R\u00edo, hanno caratteristiche molto simili. Posso assicurarvi che sono stato parroco quindici anni a Matanzas e tre anni vescovo a Pinar del R\u00edo, sono brave persone, che brava gente! In una e nell&#8217;altra diocesi ero molto felice. Nel corso del tempo, l&#8217;Avana \u00e8 stata organizzata e ho iniziato a ordinato sacerdoti. Alcuni di quei genitori che mi hanno accolto sono gi\u00e0 morti, ma non dimentico mai la loro disponibilit\u00e0 e affetto per me stesso. Altri, che sono ancora, come l&#8217;arcivescovo Ram\u00f3n Su\u00e1rez Polcari, l&#8217;arcivescovo Ren\u00e9 Ruiz e l&#8217;arcivescovo Juan de Dios, erano stati miei studenti al Seminario. A tutti loro, e a molti altri, si sono aggiunti quelli che ho ordinato, di loro sono morti Padre Ges\u00f9 Cairo e a Miami padre Joaquin Paret.<\/p>\n<p>&#8220;Un sacco di dolore mi causa quando un sacerdote lascia il paese, anche se per il numero di sacerdoti ordinati, questa non \u00e8 stata la diocesi in cui proporzionalmente hanno lasciato di pi\u00f9. Alcuni sono rimasti malati e sono gi\u00e0 morti; ma quelli che se ne sono andati ultimamente mi causano un sacco di dolore, un sacco di dolore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quanto di padre Jaime, parroco di Jagey Grande, della Cattedrale di Matanzas e di tante piccole comunit\u00e0 rurali, ci sono nel cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell&#8217;Avana?<\/p>\n<p>&#8220;Ti risponder\u00f2 con l&#8217;opinione di un dipendente di questa casa. Qualche anno fa ero alla porta dell&#8217;arcivescovado, correvo la prima quindicina di dicembre e preparavo la nascita che mettevo ogni anno, e che ogni volta che la arricchisco con qualcosa di nuovo, l&#8217;ho arricchita fino ad ora, non so se a Natale mi toccher\u00e0 ancora, ma bene&#8230; Mentre ero l\u00ec arrivarono diverse persone che volevano vedermi, e l\u00ec, in piedi, parlai con loro. Questo impiegato viene e dice: &#8216;Sei stato parroco per tutta la vita.&#8217; Ed \u00e8 la verit\u00e0. Non vedo arrivare il Natale, perch\u00e9 non vedo arrivare la Quaresima, senza che io pensi a cosa si far\u00e0 in quei tempi. Per tutta la vita sono stato parroco.<\/p>\n<p>&#8220;Non posso non avere un criterio sacerdotale cos\u00ec diocesano fatto per la parrocchia, per trattare con la gente. I fedeli della Cattedrale, ad esempio, hanno un rapporto con me come parroco, e io non sono il loro parroco, sono abituato ad andare qualche altra domenica, ad Avvento, quaresima, celebrazioni molto marcate. Quando sono stato nominato vescovo, mia madre, dopo aver pianto molto perch\u00e9 doveva lasciare Matanzas, ha cos\u00ec risposto a qualcuno che gli chiedeva cosa mi sarebbe successo da quell&#8217;appuntamento. &#8220;Tutto quello che chiedo \u00e8 che rimanga lo stesso, che non cambi perch\u00e9 \u00e8 un vescovo, che continui a giocare con le persone, a parlare con tutti e persino a fare battute&#8221;. Gli ho detto che non sarei cambiato.<\/p>\n<p>&#8220;Quando sono arrivato a Pinar del R\u00edo mi sono trovato, prima, molto solo, molto isolato, e questo mi ha causato una grande sofferenza. Ricordo che alle nove di notte, il vicario, padre Cayetano, che viveva l\u00ec con me, scendeva e chiudeva la porta del vescovato con un enorme ferro da stiro. Quel blocco mi ha causato sofferenza che mi ha portato in lacrime. Non era cos\u00ec nella cattedrale di Matanzas, dove dopo aver officiato quattro messe, ben stanca, ho incontrato lunghe ore con i giovani, con molti giovani, non importa se pioveva o fa freddo, andavano sempre.<\/p>\n<p>&#8220;Ecco perch\u00e9 mi sento cos\u00ec vicino al Papa, dice che non pu\u00f2 stare da solo. Il sacerdote che era il mio confessore e al quale ho presentato la mia vocazione, mi disse quando se ne sapeva che volevo essere fratello delle scuole cristiane: &#8216;Fratello, tu?&#8217; Ho risposto che mi piaceva insegnare, e poi mi ha assicurato: &#8216;No, puoi essere un prete. Conosci la gioia che darai al tuo vescovo se gli dicessi che andrai in seminario? Questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 necessario, sacerdoti che insegnano, che non fanno grandi discorsi, ma insegnano quando parlano al popolo. Ti piace lavorare con i giovani, \u00e8 quello che serve, sacerdoti che lavorano con i giovani nelle parrocchie. Dissi: &#8216;Ma, oh padre, solitudine, non mi piace la solitudine.&#8217; Con l&#8217;Azione Cattolica ho visitato i popoli e ho visto il sacerdote in quel quartetto in cima alla sacrestia, da solo. E lui disse: &#8216;C&#8217;\u00e8 solo uno che vuole stare da solo.&#8217; Ed \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 stato. Non ho mai avuto solitudine. Quando sono andato al Pinar del R\u00edo, quella solitudine episcopale di cui ho parlato, sono presto scomparso, ho iniziato a visitare le parrocchie, sono tornato a casa all&#8217;1 del .m., e a L&#8217;Avana era lo stesso. A Pinar il flusso di persone durante il giorno non \u00e8 tanto, ma qui \u00e8 grande, costante. Nei primi momenti era giorno e notte, in qualsiasi momento potevo vedere una cura, e poi, a poco a poco, mi sono organizzato e messo in ore fino al momento in cui ero organizzato. Sono riuscito ad avere il tempo di pregare un po &#8216;, cenare e poi uscire per un villaggio e officiare masse. Ho avuto conferme l&#8217;una dall&#8217;altra, in posti diversi. Era tutto di notte, perch\u00e9 durante il giorno la maggior parte delle persone lavora. Ci sono state notti in cui, onestamente, ero felice di stare da solo, di essere a casa, in compagnia sempre di mia madre, ovviamente, che era al mio fianco fino alla sua morte. Quelle notti ho approfittato di loro per scrivere un po &#8216;di omelia, leggere.<\/p>\n<p>&#8220;All&#8217;Avana non sono mai stato solo, perch\u00e9, inoltre, il rapporto di coloro che non sono accanto a uno, non \u00e8 di persone che ignorano, ma di persone che posso chiamare al telefono e dire, &#8216;Ehi, sai questo&#8230; cosa ne pensi di una cosa del genere?&#8217; E mi dicono, mi dicono, parlano, pianifichiamo un incontro. Non sono solo, non mi sono mai sentito solo. Quindi quella frase del mio confessore in giovent\u00f9 sono sicuro che si applicher\u00e0 anche alla mia stagione di pensionamento. Non credo che sar\u00f2 solo, ci sar\u00e0 sempre qualcuno in giro. Non mi lascer\u00f2 stare da solo. Se non mi cercate, io escono e lo capisco. Vorrei, se il Signore mi d\u00e0 la vita e se il Santo Padre mi d\u00e0 il tempo di renderlo possibile, avere una chiesa a cui partecipare come parroco.<\/p>\n<p>&#8220;In me ci\u00f2 che vive \u00e8 il parroco, e se avessi avuto dubbi sulla mia vocazione al clero diocesano, non ne avrei pi\u00f9 avuto pi\u00f9 tempo dopo essere stato parroco a Matanzas, ma dopo essere stato vescovo sono ancora pi\u00f9 convinto: non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 interessante che essere parroco&#8221;. \u03a9<\/p>\n<p>Note<\/p>\n<p>1 Frate Michelangelo Loredo, sacerdote francescano, fu arrestato con frate Seraf\u00edn Ajuria il primo luned\u00ec della Resurrezione nel 1966 presso il Convento di San Francesco d&#8217;Assise. Entrambi sono stati accusati di aver nascosto in questo luogo, situato nelle strade di Cuba e Amargura, nell&#8217;Avana Vecchia, il fuggitivo Angel M. Betancourt, responsabile del tentativo di diversione di un aereo cubano diretto a Miami e dell&#8217;omicidio del copilota e scorta della nave. Nonostante la mancanza di prove e sulla base dell&#8217;accusa di una sola persona, fino a poco prima di lui, padre Loredo fu condannato a quindici anni di carcere, di cui scont\u00f2 quasi dieci anni di carcere. Frate Serafino Ajuria fu assolto.<\/p>\n<p>2 ENEC: Riunione ecleciale nazionale cubana. Si \u00e8 giocato a L&#8217;Avana dal 17 al 23 febbraio 1986. All&#8217;epoca erano presenti tutti i vescovi cubani, insieme a una rappresentanza di sacerdoti, religiosi e laici delle sette diocesi con cui Cuba aveva all&#8217;epoca. Questo incontro \u00e8 considerato da molti come l&#8217;incontro pi\u00f9 importante tenuto dalla Chiesa a Cuba.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">&#8220;In me ci\u00f2 che vive \u00e8 il parroco, e se avessi avuto dubbi sulla mia vocazione al clero diocesano, non ne avrei pi\u00f9 avuto la sinistra dopo essere stato parroco a Matanzas, ma dopo essere stato vescovo sono ancora pi\u00f9 convinto: non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 importante che essere parroco&#8221;. Frammento dell&#8217;intervista al cardinale Jaime Ortega pubblicata da Palabra Nueva nel marzo 2015. 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