{"id":8964,"date":"2019-05-20T10:22:38","date_gmt":"2019-05-20T14:22:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palabranueva.net\/marti-y-sabiduria\/"},"modified":"2021-04-24T04:34:44","modified_gmt":"2021-04-24T08:34:44","slug":"marti-y-sabiduria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/marti-y-sabiduria\/","title":{"rendered":"Il libro cubano della saggezza"},"content":{"rendered":"<p>Jos\u00e9 Mart\u00ed, all&#8217;et\u00e0 di diciotto anni, rilasci\u00f2 nel 1871 il suo pamphlet The Political Presidium a Cuba. La denuncia dei crimini commessi nella prigione di Habanera dall&#8217;amministrazione spagnola contiene forti appelli a Dio. Prima di recarsi nella metropoli, il giovane ha potuto frequentare la lettura della Bibbia nella casa del catalano Sard\u00e1, sull&#8217;isola di Pinos. \u00c8 il grido di denuncia dei profeti che nutre il suo stile, ma la divinit\u00e0 che invoca non \u00e8 il veterotestamentario Yaveh, ma la fonte di un principio etico universale: &#8220;Dio esiste, tuttavia, nell&#8217;idea di bont\u00e0, che veglia sulla nascita di ogni essere, e lascia nell&#8217;anima che in essa incarna una pura lacrima. Il bene \u00e8 Dio. Le lacrime sono la fonte del sentimento eterno.&#8221;1<br \/>\nCresciuto all&#8217;interno di una semplice famiglia spagnola nei principi fondamentali del cattolicesimo, l&#8217;educazione che riceve alla scuola di Mendive gli d\u00e0 alcuni concetti liberali in materia religiosa. In primo luogo, impara a rifiutare il culto ufficiale dominato da una gerarchia soggetta alla Corona dal Royal Board of Trustees che lo rende complice dei suoi interessi politici. Allo stesso tempo, il suo maestro, Rafael Mar\u00eda de Mendive, che \u00e8 stato discepolo del Seminario di San Carlo e Sant&#8217;Ambrogio nella sua fase pi\u00f9 luminosa e ha bevuto gli insegnamenti di Giuseppe di Luce e Cavaliere, conserva dalla dottrina cristiana l&#8217;accettazione dell&#8217;esperienza di Dio, specialmente manifestata nella natura e nell&#8217;anima umana, nonch\u00e9 l&#8217;etica personale e sociale che pu\u00f2 derivare dai Vangeli. Il valore del sacrificio personale, la sacralit\u00e0 della sofferenza umana, l&#8217;amore come forza unificante sono distaccati dai dogmi e dalle pratiche religiose per forgiare una particolare spiritualit\u00e0.<br \/>\nIl testo di cui sopra presenta un Dio che ricorda il &#8220;servo in lutto&#8221; del profeta Isaia (Is 53,1-5). L&#8217;esperienza umana del suo dolore porta alla bont\u00e0, non al risentimento:<\/p>\n<p>&#8220;Il martirio per la patria \u00e8 Dio stesso, come il bene, come idee di spontanea generosit\u00e0. Picchiarlo, ferirlo, contuso. Sei troppo vile per essere colpito da un colpo e ferito. Sento in me questo Dio, ho in me questo Dio; questo Dio in me ha piet\u00e0 per voi, pi\u00f9 piet\u00e0 dell&#8217;orrore e del disprezzo.&#8221;2<\/p>\n<p>Significativamente, la prima esperienza di ingiustizia in una colonia spagnola dove la Chiesa, con poche eccezioni, sostiene le scelte integraliste, non ha trasformato Mart\u00ed in un agnostico orientato al positivista, come \u00e8 successo con tanti liberali del suo tempo. L&#8217;intellettuale prende contatto in Spagna e nel suo pellegrinaggio attraverso l&#8217;America con i principi del liberalismo. Sostiene in Messico e Guatemala i governi laici che separavano la Chiesa di Stato, e rifiuta le strutture religiose alleate con le oligarchie tradizionali. Difende la libert\u00e0 di espressione, la libert\u00e0 di insegnamento e di culto, ma la sua accettazione della modernit\u00e0 non lo indirizza a un denariante scientificismo dello spirito. Al Liceo Hidalgo in Messico, nel 1875, partecip\u00f2 alla controversia tra sostenitori del materialismo e dello spiritualismo e si schierava con quest&#8217;ultimo. Quello stesso anno \u00e8 il suo poema &#8220;Dead&#8221;, dove l&#8217;immagine del Cristo crocifisso si trova nell&#8217;asse tra cielo, terra e abisso, coloro che, in mezzo a un cataclisma cosmico, acquisiscono un nuovo significato con il sacrificio redentore.<\/p>\n<p>Un registro incrociato con un altro registro;<br \/>\nUn cadavere- Ges\u00f9 &#8211; affond\u00f2 l&#8217;argilla,<br \/>\nE allo splendido bagliore di un sogno,<br \/>\nIl ginocchio cadde nella terra del mondo.<br \/>\nUn secolo finisce, nasce un altro secolo,<br \/>\nE l&#8217;uomo della croce canta abbracciato,<br \/>\nE sul vile cadavere dell&#8217;Insulto,<br \/>\nL&#8217;Universo adora inginocchiarsi!3<\/p>\n<p>Nei versetti c&#8217;\u00e8 un&#8217;ovvia traccia del cantico che include san Paolo nell&#8217;Epistola ai Filippesi (Fil 2,5-11), su cui avrebbe dovuto riflettere in quei tempi.<br \/>\nMart\u00ed non \u00e8 un uomo religioso nel senso di aderire a un corpo dogmatico e a un culto specifico. Diffida del sacerdozio stabilito e del suo ruolo di mediazione tra uomo e divinit\u00e0. Accoglie quindi con favore un&#8217;idea della modernit\u00e0, quella della ricerca dell&#8217;unit\u00e0 religiosa. Cos\u00ec, nella prefazione ai Racconti di oggi e di domani, di Rafael de Castro Palomino, si riferisce all&#8217;esistenza di una &#8220;nuova Chiesa&#8221; che definisce attraverso un&#8217;immagine della natura: &#8220;Tutti gli alberi della terra si concentreranno alla fine su uno, che dar\u00e0 nell&#8217;eterno aroma di Suav\u00edsimo: l&#8217;albero dell&#8217;amore:\u2013di rami cos\u00ec robusti e abbondanti , che nella sua ombra si rifugier\u00e0 sorridendo e in pace tutti gli uomini! 4<br \/>\nNella spiritualit\u00e0 del Martirio convergono molti elementi diversi: la tradizione etica cubana che viene dai grandi educatori, non solo quelli gi\u00e0 menzionati, ma il loro predecessore esemplare, il sacerdote F\u00e9lix Varela, la predicazione di riformatori liberali cattolici come Vigil e poi padre Mc Glynn, per il quale si \u00e8 schierato di fronte alla curia americana; La lettura diretta dei Vangeli da parte di Ernest Renan, in parte illuminata da Le origini del cristianesimo di Ernest Renan, specialmente per quanto riguarda il salvataggio del Ges\u00f9 storico e la riconciliazione della sua dottrina con lo stoicismo di Marco Aurelio ed Epicteto; ammirazione per la filosofia di Emerson, specialmente per quanto riguarda la Natura come manifestazione di Dio e la ricerca dell&#8217;unione delle individualit\u00e0 in una sorta di &#8220;super anima&#8221; universale, attraverso una scala mistica. Da questo e dall&#8217;incoraggiamento che nella poesia del romanticismo e del modernismo ha preso la spiritualit\u00e0 delle immagini cristiane e delle transunit\u00e0 neoplatoniche \u00e8 stato forgiato un modo di vivere ed esprimersi che autori molto diversi hanno concepito come simile a quello di un mistico.<br \/>\nFu, forse, Rub\u00e9n Dar\u00edo nel suo saggio &#8220;Jos\u00e9 Mart\u00ed&#8221;, scritto non appena venne a conoscenza della caduta dell&#8217;eroe, che cominci\u00f2 a relazionarlo con la mistica. L\u00ec associa l&#8217;asscatico di questo a quella che chiama la &#8220;scala del dolore&#8221; che lo lega al maestro spirituale belga del XIV secolo Jan van Ruysbroeck. Indica che dall&#8217;autore dello specchio della bellezza eterna sembra aver ripreso la nozione dei quattro fiumi dell&#8217;anima: &#8220;il fiume che sale, che conduce all&#8217;altezza divina, che porta alla compassione per le anime prigioniere, gli altri due che avvolgono tutte le miserie e la pesantezza del gregge umano ferito e perduto.&#8221;5<br \/>\nGi\u00e0 nell&#8217;ottobre 1905, il giovane intellettuale Pedro Henr\u00edquez Ure\u00f1a fu il primo a sottolineare, in un articolo pubblicato sul quotidiano La Discusi\u00f3n de La Habana, la vicinanza dello stile dello scrittore con &#8220;l&#8217;intensit\u00e0 emotiva di Teresa de Jes\u00fas&#8221;. Poco pi\u00f9 di tre decenni dopo, Gabriela Mistral insistette su questo legame, specialmente nei semplici Versetti, anche se afferma che il poeta si sbarazz\u00f2 della &#8220;siccit\u00e0 interiore&#8221; della mistica sporgente e fu in grado di vivere &#8220;sul nascere dell&#8217;essere, cieco con la luce come l&#8217;allodola nello specchio, ma senza cadere bruciato dal tremendo riverbero.&#8221;6<br \/>\nSebbene questa disposizione spirituale trascenda tutta la sua opera, \u00e8 nei Versi Semplici che diventa pi\u00f9 evidente. Le circostanze favorivano una cosa del genere. Lo scrittore, angosciato da ragioni politiche e intime, si allontana dalla citt\u00e0 per guarire corpo e anima. In un rifugio vicino ai Monti Catskills vive &#8220;esercizi spirituali&#8221; in cui, ritiratosi dalla sua vita quotidiana, ne esamina l&#8217;interiorit\u00e0 e, contro il punto con l&#8217;esperienza della natura e l&#8217;ampiezza di riferimento della sua cultura umanista, legge una manciata di versi come risultato della sua meditazione purificante.<\/p>\n<p>In questo quaderno stretto, nome fuorviante, perch\u00e9 la sua apparente semplicit\u00e0 \u00e8 piena di profondi enigmi, come con i Vangeli, l&#8217;autore avanza attraverso le sue quarantasei parti, che non sono poesie indipendenti, anche se a volte le isoliamo per goderne meglio, ma cicli, unit\u00e0 di pensiero. Transito da &#8220;Io sono&#8221;, &#8220;Ho visto&#8221;, al &#8220;Lo so&#8221;, alla ricapitolazione dei tesori della memoria, dai capelli argentati del padre, alla memoria della ragazza guatemalteca o della ballerina spagnola. Amore carnale e spirituale, godimento della vista e dell&#8217;udito completato dal palato, memoria permanente della Patria e con essa desiderio di giustizia, tutto si muove in un mondo densamente simbolico che finalmente converge su quel Dio &#8220;dove vanno i defunti&#8221; e nel cui giudizio l&#8217;essere e la scrittura, la vita e l&#8217;opera non possono essere separati.<br \/>\nIn tutto il quaderno, gli elementi presi dalla spiritualit\u00e0 cristiana appaiono esplicitamente. Il primo \u00e8 associato all&#8217;origine divina della bellezza, un concetto platonico ripreso da sant&#8217;Agostino e presente negli scritti di molti diversi autori mistici:<\/p>\n<p>L&#8217;ho visto nella notte buia<br \/>\nMi piove sopra la testa<br \/>\nI raggi della luce pura<br \/>\nDella bellezza divina.7<\/p>\n<p>\u00c8 la &#8220;via illuminante&#8221;, cio\u00e8 l&#8217;apertura dello spirito alla luce, dopo la purificazione ascatica. Dove deriva l&#8217;autore da un&#8217;immagine cos\u00ec potente? Forse ricord\u00f2 il racconto apostolico di Pentecoste, o la sua illustrazione in uno dei famosi dipinti del Greco, o lo prese leggendo alcuni degli autori spirituali neoplatonici, forse Plotino o lo pseudo Dioniso Areopagita. Forse uno degli autori mistici fondamentali dei Secoli d&#8217;Oro in Spagna, San Giovanni della Croce, era molto pi\u00f9 vicino a lui, che nelle sue poesie e trattati spieg\u00f2 la via dell&#8217;anima a Dio attraverso notti buie. Questo legame tra il frate del Carmelo e lo scrittore cubano continua, come vedremo in altri passaggi del libro.<br \/>\nUn altro aspetto degno di nota \u00e8 il ruolo dato alla Natura, come creazione divina e come spazio privilegiato per adorare la trascendenza. Nella terza delle poesie non solo contrastano la &#8220;maschera e il vizio&#8221; dell&#8217;hotel che \u00e8 un riflesso ridotto della citt\u00e0, con la semplicit\u00e0 e la purezza del paesaggio incontaminato, ma la montagna diventa un tempio, uno spazio liturgico. Anche l&#8217;influenza degli insegnamenti di Emerson su questo \u00e8 indiscutibile, ma nemmeno la reminiscenza di una delle poesie pi\u00f9 notevoli del Maestro Mendive, &#8220;La preghiera serale&#8221;: &#8220;Saliamo il nostro tempio sulla montagna \/ Tenendolo per il tetto allo stesso cielo, \/ Illuminando la stella, tappezzando il pavimento \/ E un albero per altare&#8221;.8<br \/>\nMart\u00ed sembra avere questi versi molto vicini, solo che la quiete e la malinconia del suo predecessore, in lui sono sostituiti dal confronto e dalla controversa vivacit\u00e0. Si oppone al tempio costruito dagli uomini allo spazio solitario e naturale, favorevole alla contemplazione e alla meditazione. L&#8217;albero sostituisce la colonna, il cielo funge da volta e l&#8217;altare viene sostituito dal letto di roccia, dove l&#8217;uomo dorme il sogno che lo comunica con l&#8217;alto e lo fa crescere. Appunto, la strofa finale, con il suo improvviso tono di irritazione, si oppone alla religione e alle sue liturgie, sottoposte a tradizioni e convenzioni umane, alla decisione sacramentale dell&#8217;uomo di natura primordiale:<\/p>\n<p>Dillo al vescovo cieco,<br \/>\nAl vecchio vescovo di Spagna<br \/>\nLasciatelo venire, lasciatelo venire pi\u00f9 tardi,<br \/>\nAl mio tempio, alla montagna!9<\/p>\n<p>Tuttavia, nel poema V siamo disturbati da un&#8217;immagine che ci rimanda a un altro testo. Dopo aver definito il suo verso come un monte di schiume, un pugnale, un fornitore, arriva la densa stanza del simbolismo:<\/p>\n<p>Il mio verso \u00e8 un verde chiaro<br \/>\nE da un carminio in fiamme:<br \/>\nIl mio verso \u00e8 un cervo ferito<br \/>\nAlla ricerca nel Monte Amparo.10<\/p>\n<p>E il cervo ferito ci riporta a San Giovanni della Croce, che in una delle misteriose strofe della sua &#8220;Canzone Spirituale&#8221;, la tredicesima, ci dice:<\/p>\n<p>Girati, piccione,<br \/>\nche il cervo ha violato<br \/>\ndalle sbirciatine otero<br \/>\nnell&#8217;aria del volo, e cool take.11<\/p>\n<p>Ma, se il denso simbolismo di questi versetti non fosse stato sufficiente, nel trattato dedicato dai religiosi a chiarire il significato spirituale del poema troviamo questo passo che il poeta cubano avrebbe potuto sottoscrivere:<\/p>\n<p>&#8220;Confronta il marito con il cervo, perch\u00e9 qui dal cervo si capisce. Ed \u00e8 noto che la propriet\u00e0 del cervo \u00e8 quella di salire nei luoghi alti, e quando viene ferito va in grande fretta a cercare rinfreschi nelle acque fredde; e se sente la consorte lamentarsi e sente di essere ferita, allora va con lei e la d\u00e0 via e la accarezza. E cos\u00ec fa ora il Marito, per aver visto la Moglie ferita del suo amore, anche lui al gemito di lei viene ferito dal suo amore; perch\u00e9 negli amanti la ferita \u00e8 di ensems, e la stessa sensazione \u00e8 entrambi. E questo \u00e8 come per dire, Turn, mia moglie, a me, che se sei pieno d&#8217;amore con me, come il cervo, vengo, in questo tuo dolorante, a te, che sono come il cervo. E anche nella pip\u00ec in alto, motivo per cui dice:<br \/>\ndall&#8217;otero sbircia fuori.&#8221;12<\/p>\n<p>Avventura segreta, ansia di impossibile, ribellione davanti all&#8217;ordine umano storto eppure fedelt\u00e0 piena di mitezza a una realt\u00e0 superiore ci sono in entrambi i cervi. Poi mi viene in mente la lettera del cubano a Manuel Mercado, scritta nel 1886: &#8220;Io sono, guarda come mi sento, come un cervo messo alle angolo dai cacciatori nell&#8217;ultima cavit\u00e0 della caverna.&#8221;13<br \/>\nVa ricordato che il simbolo del cervo, o del cervo, attraversa le pagine della Bibbia, da quella sete di acque divine nel Salmo 41, a quello che incarna il Marito nel Canto dei Cantici e che \u00e8 servito come fonte diretta a San Giovanni della Croce. I primi cristiani consideravano sia un&#8217;immagine di carit\u00e0 che i fedeli si prestavano l&#8217;uno all&#8217;altro sia un simbolo di battesimo che conferisse grazia agli esseri umani e la forza di subire il martirio, cos\u00ec nelle catacombe e nelle pale d&#8217;altare delle antiche chiese latine appaiono cervi dipinti o scolpiti scortando le figure di martiri e confessori.<br \/>\nAccanto a questo, gli argomenti di Leonardo Acosta non dovrebbero essere respinti, che nel suo articolo &#8220;Mart\u00ed decolonizador: Notes on natural symbolism in Mart\u00ed&#8217;s poetry&#8221; si riferisce alla presenza del cervo o del cervo nelle mitologie mesoamericane; tra gli huicholes c&#8217;\u00e8 l&#8217;animale che aiuta la creazione del sole, che lo solleva al cielo tra le sue corna e all&#8217;apertura del mondo con il suo sacrificio di s\u00e9, perch\u00e9 il suo sangue nutre la terra e fa germogliare il mais.14 Sarebbe spiegabile se quei miti fossero combinati a Mart\u00ed con quelli della tradizione classica e giudeo-cristiana, in un&#8217;altra delle sue ammirevoli sintesi culturali.<br \/>\nIl transito dall&#8217;ascetismo all&#8217;illuminazione ritorna nel poema XXVI, solo che questi sono ora correlati dal simbolo centrale del cristianesimo, la croce redentore:<\/p>\n<p>Quando al peso della croce<br \/>\nL&#8217;uomo morente risolve,<br \/>\nEsce per fare bene, lo fa, e torna<br \/>\nCome un bagno leggero.15<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il testo della &#8220;medicina dell&#8217;amore&#8221;, l&#8217;unico in grado di guarire quella ferita o malattia che poeti erotici e mistici hanno lamentato nei loro versi. \u00c8 lo stesso amore, tradotto come bont\u00e0, carit\u00e0 che arricchisce sia chi lo dona che il ricevente, l&#8217;unico che pu\u00f2 conferire vera salute spirituale, perch\u00e9 porta in s\u00e9 l&#8217;accettazione del sacrificio con tutta la sua amarezza e dimenticanza.<br \/>\nNella maturit\u00e0 dei Versi Semplici, la perfetta padronanza della proprio, messa da parte l&#8217;amarezza, l&#8217;agonia visibile e solo la nozione di ci\u00f2 che \u00e8 necessario e persino la gioia rimane per quel transito in cui si passa dalla morte quotidiana alla vita nuova e permanente. La sofferenza personale acquisisce una dimensione sociale e la purificazione dello spirito d\u00e0 accesso a un&#8217;autentica risurrezione.<br \/>\nCintio Vitier ha scritto che si tratta di &#8220;una sorta di Libro della Saggezza, con le sue illuminazioni clamorose e i suoi momenti enigmatici&#8221;.16 La perfezione formale delle sue stanze e quel tipo di apparente autonomia di ciascuno hanno fatto concentrare la maggior parte dei lettori sul paladeum isolato di alcuni, o per isolare unit\u00e0 specifiche come IX e X , corrispondente a &#8220;La ni\u00f1a de Guatemala&#8221; e &#8220;La bailarina Espa\u00f1ola&#8221;, lette, memorizzate e persino cantate come testi autosufficienti. Tuttavia, \u00e8 necessario soffermarsi sull&#8217;architettura del volume, nel transito da un soggetto all&#8217;altro, da un&#8217;unit\u00e0 strofied all&#8217;altra, per sorprendere sia le illuminazioni che gli enigmi.<br \/>\nIn primo luogo, il quaderno \u00e8 una delle zone metapoetiche pi\u00f9 dense all&#8217;interno della creazione nei versi martirizzati. E non solo per la famosa quinta parte: &#8220;Se vedi una montagna di schiume&#8221;, ma per la continua riflessione tra la poesia e il suo oggetto, il suo rapporto con la natura e l&#8217;esistenza umana, cos\u00ec come i suoi obblighi etici.<br \/>\nTutto questo si basa su una spiritualit\u00e0 molto particolare. Prima di tutto, \u00e8 una spiritualit\u00e0 incarnata, non c&#8217;\u00e8 negazione del materiale, nessun isolamento del mondo. Nella parte XXXVI, c&#8217;\u00e8 un esplicito riconoscimento dell&#8217;importanza della materia, quella con cui un cielo pu\u00f2 essere fatto, un bambino, ma anche lo scorpione e il verme della rosa.<br \/>\nL&#8217;esperienza dell&#8217;amore carnale, a volte associato ai pericoli del tradimento, della crisi etica o del tedio, ha una parte apprezzabile del libro, in particolare i testi tra il XVI e il XXI, sebbene segnino anche altre parti del tutto. Tuttavia, il poeta, al quale non esiste una definizione ristretta di erotico, al di l\u00e0 dell&#8217;amarezza vissuta nella chiave personale, \u00e8 in grado di trasporre l&#8217;esperienza su un piano pi\u00f9 universale e alto:<\/p>\n<p>Sono un accogliente, sono un salterio<br \/>\nDove vibra l&#8217;Universo:<br \/>\nVengo dal sole, e al sole vado:<br \/>\nIo sono amore: io sono il verso! 17<\/p>\n<p>Nel libro i forti contrasti, cos\u00ec romantici, tra il bello e il brutto, l&#8217;alto e il basso, ricordano nel XII l&#8217;atmosfera radiosa della mattinata di sole in cui il poeta rema nel lago, improvvisamente ostacolato dal fetore di un pesce morto nella barca; o il grottesco di alcune scene come quella del XIII in cui &#8220;Un angelo camminava \/ Con la testa calva&#8221; che ci rimanda ad alcune strofe provocatorie di Heine.<br \/>\nLa penna dello scrittore diventa un pennello goyesque mentre affronta esplicitamente la questione sociale. Non risparmia violenza e nemmeno qualche tremendismo nelle sue immagini. Ricorda al XXVII la mostra delle sue memorie giovanili della notte degli eventi del Teatro Villanueva con la brutale repressione di strada da parte dei volontari spagnoli, o nel XXX la visione dello schiavo impiccava un seibo dalla montagna, senza dimenticare quei piccoli drammi, un po&#8217; sperpntici, che vengono inseriti tra loro: il padre che porta nella tomba il figlio arruolato nelle file del nemico e la ragazza che canta nel compleanno del re anche se suo fratello \u00e8 stato colpito da lui. Nessuna materia umana \u00e8 estranea al poeta. Ecco perch\u00e9 nell&#8217;XLV puoi forgiare quella strana poesia visionaria dove cammini attraverso la galleria di statue di proceres e puoi dialogare con loro e persino riportarli in vita con l&#8217;invito a rimuovere il male e rinnovare il genere umano.<br \/>\nMa il taccuino non si chiude con i toni eroici di quelle stanze, che per un attimo sembrano perdere la facile melodia di altre sezioni per vincere il tono alto e solenne dei Versi liberi. La sua ultima parte, l&#8217;XLVI, riacquista il senso metapoetico, \u00e8 in conversazione con il suo verso che il poeta vuole dire addio al lettore. Versi confidenti, catartici, purificanti, una compagnia essenziale per la vita, convergono entrambi in quel verso finale e tremendo, in cui entrambi si presentano davanti alla divinit\u00e0:<\/p>\n<p>Versetto, parlaci di un Dio<br \/>\nDove va il defunto:<br \/>\nVersi, o siamo condannati insieme,<br \/>\nOppure abbiamo salvato entrambi!18<\/p>\n<p>Il brano si riferisce a un motivo evangelico. La nozione cristiana di vita dopo la morte, preceduta da un giudizio in cui l&#8217;anima \u00e8 giustificata dalle sue azioni o da esse condannata, come stabilito nel Vangelo di Matteo (Mt 25,31-46). Posto ipoteticamente prima di questa prova alla fine dell&#8217;esistenza, Mart\u00ed sceglie l&#8217;unit\u00e0 del destino della vita e del lavoro, l&#8217;impossibilit\u00e0 di de-blindarli. Egli assume gloria o inferno per se stesso e per il suo verso perch\u00e9 covano un tutto, ci\u00f2 che comprende materia e spirito e resiste a tralascio tutto ci\u00f2 che fa parte della complessa esistenza umana.<br \/>\n\u00c8 la conclusione di una spiritualit\u00e0 sapientemente incarnata e avvolgente che lo prepara per gli ultimi giorni, il Mart\u00ed de los Diarios, che Mar\u00eda Zambrano ha visto ritratto al massimo in quelle ultime pagine:<\/p>\n<p>&#8220;Era sulla sua strada per la sua morte, la sua; perch\u00e9 raggiunge solo una sua morte, quella che ha compiuto fino alla fine. Chi ha realizzato la sua impresa attraversando tutti i momenti essenziali che rendono umana la vita dell&#8217;uomo: angoscia, amarezza superata dalla forza della generosit\u00e0; solitudine, quella solitudine in cui l&#8217;essere si sente tremante e perso nella vastit\u00e0 dell&#8217;universo e anche nella compagnia di tutte le cose, la pi\u00f9 alta e la pi\u00f9 lontana e la pi\u00f9 umile e la pi\u00f9 vicina. Chi ha fatto il doppio viaggio: la discesa negli inferni dell&#8217;angoscia e la fuga della certezza. Mart\u00ed aveva viaggiato attraverso l&#8217;orbita di un uomo che assume totalmente, interamente la sua vita: ecco perch\u00e9 teme la sua morte intima, che lo attendeva come il segno supremo del suo essere.&#8221;19<\/p>\n<p>Era di nuovo il cervo ferito e la montagna lo accolse come suo, in esso si stava dissociando, facendo sbarcare, terra cubana. \u03a9<\/p>\n<p>Note<br \/>\n1 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;The Political Chair in Cuba&#8221; in Complete Works, Havana, Editorial of Social Sciences, 1975, t. 1, p. 45. [Di seguito: O.C.].<br \/>\n2 Ibid., p. 61.<br \/>\n3 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;Morto&#8221;, in O.C., t. 17, p. 62.<br \/>\n4 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;Prologo ai racconti di oggi e di domani&#8221;, in O.C., t. 5, p. 103.<br \/>\n5 Rub\u00e9n Dar\u00edo: &#8220;Jos\u00e9 Mart\u00ed&#8221;, in Jos\u00e9 Mart\u00ed, L&#8217;Avana, Casa de las Am\u00e9ricas, Valoraci\u00f3n Multiple, 2007, t. 2, p. 38.<br \/>\n6 Gabriela Mistral: &#8220;I versi semplici di Jos\u00e9 Mart\u00ed&#8221;, in Jos\u00e9 Mart\u00ed, ed. cit., t. 2, p. 67.<br \/>\n7 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;Versi semplici&#8221; (I), in O.C., t. 16, p. 63.<br \/>\n8 Rafael Mar\u00eda de Mendive: &#8220;La preghiera del pomeriggio&#8221;, in Scioperi dell&#8217;acqua. Antologia di poesia cubana di tema religioso, L&#8217;Avana, Lettere editoriali cubane, 2008, t. 1, p. 98.<br \/>\n9 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;Versi semplici&#8221; (III), in O.C., t. 16, p. 69.<br \/>\n10 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;Versi semplici&#8221; (V), in O.C., t. 16, p. 72.<br \/>\n11 San Giovanni della Croce: Cantico Spirituale, Santo Domingo, Carmelitana Editore dei Caraibi, 1991, p. 17.<br \/>\n12 Ibid., p. 81.<br \/>\n13 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;Lettera a Manuel Mercado [marzo-1886]&#8221;, in O.C., t. 20, p. 84.<br \/>\n14 Cf. Leonardo Acosta: &#8220;Mart\u00ed decolonizador: notes on Nahuatl symbolism in Mart\u00ed&#8217;s poetry&#8221;, at Casa de las Am\u00e9ricas (L&#8217;Avana) 13 (73): luglio-agosto 1972.<br \/>\n15 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;Simple Verses&#8221; (XXVI), in O.C., t. 16, p. 101.<br \/>\n16 Cf. Cintio Vitier: Il cubano nella poesia. Settima lezione: &#8220;Arrival at the Fullness of the Spirit&#8230;&#8221;, Havana, Editorial Cuban Letters, 1998, pp. 168-207.<br \/>\n17 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;Simple Verses&#8221; (XVII), in O.C., t. 16, p. 91.<br \/>\n18 Jos\u00e9 Mart\u00ed: &#8220;Simple Verses&#8221; (XLVI), in O.C., t. 16, p. 126.<br \/>\n19 Maria Zambrano: &#8220;Mart\u00ed, via della sua morte&#8221;, Boemia, L&#8217;Avana, 1\u00b0. febbraio 1953, consultato\u00a0http:\/\/www.josemarti.info\/articulos\/marti_zambrano.html\u00a0il 4 agosto 2018.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">Mart\u00ed assume gloria o inferno per se stesso e per il suo verso perch\u00e9 covano un tutto, ci\u00f2 che comprende materia e spirito e resiste a tralascio tutto ci\u00f2 che fa parte della complessa esistenza umana.<\/div>\n<p> <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/marti-y-sabiduria\/\" title=\"Il libro cubano della saggezza\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":8965,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[86],"tags":[],"class_list":["post-8964","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cartella"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v23.9 (Yoast SEO v28.0) - 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