{"id":9146,"date":"2019-04-23T13:34:11","date_gmt":"2019-04-23T17:34:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palabranueva.net\/tradicion-mariana-occidental-siglos-vi-vii\/"},"modified":"2021-02-09T17:29:20","modified_gmt":"2021-02-09T21:29:20","slug":"tradicion-mariana-occidental-siglos-vi-vii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/tradicion-mariana-occidental-siglos-vi-vii\/","title":{"rendered":"Tradizione mariana occidentale (secoli VI-VII)"},"content":{"rendered":"<p>1. Come riepilogo<br \/>\nAbbiamo visto in temi precedenti, vari insegnamenti dei Padri della Chiesa su Maria secondo una comune tradizione mariana in oriente e ad ovest durante i primi secoli. \u00c8 la tradizione mariana dei genitori greci e latini che si occupano di temi comuni nell&#8217;unit\u00e0 della fede cristiana. Dal XX secolo in poi, gli autori che scrivono in forchetta greca e latina. Infine, con lo scisma dell&#8217;Oriente, le chiese e le tradizioni dell&#8217;Oriente e dell&#8217;Ovest ti allontaneranno. Ricordiamo quel tour storico.<br \/>\nNel primo periodo, fino al XX secolo, abbiamo osservato i semi della dottrina mariana nei genitori apostolici e negli apologeti. Tra gli autori cristiani prima del Concilio di Nicea (325), abbiamo visto i contributi mariani dei padri apostolici e degli apologeti: Ignazio di Antiochia (\u2020110), Giustino (\u2020165), Meliton de Sardes (\u2020 &#8220;180), I Ly\u00f3n (\u2020200), Clemente di Alessandria (\u2020215), Ippolito di Roma (\u2020235), Tertulliano di Cartagine (\u2020240), Origini di Alessandria (\u2020253). Abbiamo anche accennato ai contributi mariani di alcuni libri apocrifi (Proto-Evangelium di Giacomo o Nativit\u00e0 di Maria, Dormizione o Transito di Maria) e delle formule di fede o simboli cristiani (simbolo apostolico, formule battesimali, tradizione apostolica).<br \/>\nNel secondo periodo c&#8217;\u00e8 l&#8217;ascesa e lo splendore della patristica durante i secoli IV e V, con significativi contributi mariani. Abbiamo visto i grandi padri dell&#8217;est e dell&#8217;ovest che parlarono di Maria tra il Concilio di Nicea (325) e quello di Calcedonia (451). Fu il periodo pi\u00f9 luminoso della patristica in cui fiorirono i pi\u00f9 importanti autori, chiamato con tutte le propriet\u00e0 &#8220;grandi padri della Chiesa&#8221;, per la loro antichit\u00e0, santit\u00e0 e profondit\u00e0 dottrinale. I genitori d&#8217;Oriente scrissero le loro opere in greco, e quelle occidentali le scrissero in latino.<br \/>\nIn Oriente, abbiamo grandi genitori che hanno lasciato insegnamenti su Maria in questi due secoli: Eusibio di Cesarea (\u2020340), Cirillo di Gerusalemme (\u2020387), Atanasio di Alessandria (\u2020373), Ephr\u00e9n di Siria (\u2020373), Basilio magno (\u2020379), Gregorio di Nisa (\u2020394), Gre-gorio de Nacianzo (\u2020390), Epifania di Salamina (\u2020403), Juan Cris\u00f3stomo (\u2020407), Severiano de G\u00e1bala (\u2020408), Cirillo di Alessandria (\u2020444). Scrissero omelie, inni e catechesi mariana in greco. Agli scritti mariani si aggiunge il linguaggio delle icone, che \u00e8 importante quanto orale e scritto per la tradizione orientale.<br \/>\nIn Occidente, i grandi padri che scrissero i loro insegnamenti teologici e mariani in latino si distinguerono in questo periodo tra il V e il V secolo. Tra gli altri, citiamo Hilario de Poitiers (\u2020367), Ambrosio de Mil\u00e1n (\u2020397), Girolamo (\u2020420), Agostino d&#8217;Ippona (\u2020430). A loro possiamo aggiungere altri autori del V secolo: Zenone di Verona, Massimo di Torino, Cromatio di Aquileya, Gaudencio de Brescia, Aurelio Prudencio, Paulino de Nola, Pedro Cris\u00f3logo de Ravenna, Le\u00f3n Magno.<br \/>\nAl terzo momento abbiamo visto diversi autori che hanno contribuito alla tradizione mariana nella Chiesa d&#8217;Oriente dopo il Concilio di Calcedonia (451). Abbiamo visto alcuni autori greci che hanno dato contributi mariani fino al secondo Concilio di Nicea (787). Durante questo periodo i Concili di Costantinopoli II (553) che espressero la divina maternit\u00e0 di Maria, di Laterano I (649) proclamarono la sua verginit\u00e0 perpetua e di Nicea II (787) che conferm\u00f2 contro gli iconoclasti la venerazione delle icone e il loro senso teologico furono proclamati. Tra gli autori orientali di questo periodo dopo il Concilio di Calcedonia abbiamo visto i contributi di Anastasio d&#8217;Antiochia, Teotecno di Libia, Giovanni di Salonicco, Sofonia di Gerusalemme, Massimo confessore, Giacomo di Sarug e Modesto di Gerusalemme.<br \/>\nIn un quarto momento, consideriamo alcuni autori degli ultimi patristici orientali, particolarmente significativi per i loro contributi mariani, tra il VII e viii secolo: Andrea di Creta (\u2020720), Germ\u00e1n de Constantinople (\u2020733), Juan Damasceno (\u2020749) e Juan de Eubea (\u2020750).<br \/>\nNella quinta parte furono presentati alcuni autori medievali del campo bizantino: Gregorio Palamas (\u20201359), Theophane Niceno (\u20201381), Nicol\u00e1s Cabasila (\u20201390). Concludiamo questa sezione della tradizione mariana orientale con una breve presentazione di alcuni autori moderni della Chiesa ortodossa russa che ci hanno lasciato una dottrina mariana pertinente: Solov&#8217;\u00ebv (\u20201900), Bulgakov (\u20201944) ed Evdokimov (\u20201970).<\/p>\n<p>Con il tema presentato di seguito abbiamo iniziato un&#8217;altra serie di autori che, in vari luoghi della Chiesa occidentale, scrissero in latino su temi mariani durante i secoli VI e VII: Benito de Nursia, Gregorio Magno, Agostino di Canterbury, Pseudo-Dioniso, Isidoro di Siviglia, Ildefonso di Toledo. Successivamente, presenteremo altri santi scrittori (pastori, medici, fondatori) che hanno scritto argomenti rilevanti sulla Beata Vergine Maria.<\/p>\n<p>2. Alcuni Santi Scrittori della Chiesa<br \/>\nAmerica Latina nel corso dei secoli che ho visto e vii<br \/>\nSan Benedetto da Norcia (480-547) nacque vicino a Roma dove impar\u00f2 il latino e studi\u00f2 filosofia e testi. Fond\u00f2 un primo monastero a Svevia, e poi un altro a MonteCasino dove scrisse la Regola Monastica che gli dar\u00e0 una posizione di rilievo nella spiritualit\u00e0 medievale, in quanto gli permise di raggruppare i suoi discepoli in monasteri unificati. Organizz\u00f2 la sua vita monastica con l&#8217;obiettivo di &#8220;cercare Dio&#8221; ed &#8220;essere al suo servizio&#8221; attraverso la &#8220;preghiera e l&#8217;opera&#8221;. La comunit\u00e0 discerneva sotto l&#8217;autorit\u00e0 dell&#8217;abate (pater familiae) la pratica del silenzio, dell&#8217;obbedienza, dell&#8217;umilt\u00e0, della pace, dello studio, della preghiera e del lavoro (sintesi degli ascetici ascetici monastici). La regola&#8230; prescrive pace e stabilit\u00e0 nel monastero, di fronte all'&#8221;instabilit\u00e0 e alla violenza&#8221; della societ\u00e0 nel suo tempo. Il monastero, la Regola&#8230; e l&#8217;abate sono i pilastri della spiritualit\u00e0 benedettina.<br \/>\nI monasteri benedettini si diffonderanno attraverso l&#8217;Occidente e&#8230; servir\u00e0 anche Carlo Magno come codice modello per l&#8217;unificazione dell&#8217;Impero Carolingio. I benedettini ebbero una grande influenza sulla formazione dell&#8217;Europa medievale e sulla sua cultura. Forse per questo san Giovanni Paolo II proclam\u00f2 san Benedetto come uno dei mecenati d&#8217;Europa nel 1980, in occasione dei 1.500 anni della sua nascita. Anche se il Regolamento&#8230; San Benedetto non dedica un incarico rilevante a Maria, e sebbene il santo abate non abbia scritto trattati sulla Madre del Signore, dobbiamo considerare che dai monasteri benedettini la devozione mariana si diffuse nel Medioevo attraverso la preghiera dell&#8217;Ave Maria (il Rosario diventerebbe il salterio dei monaci analfabeti e del popolo semplice) , il canto delle antifone mariane (Salve Regina, Alma Redemptoris Mater, Ave Regina Caelorum, Regina Caeli, Ave Maris Stella) e l&#8217;arte romanica, in particolare pittura, scultura e architettura, nonch\u00e9 miniature nei codici.<br \/>\nSan Gregorio Magno (535-604) visse in un periodo di profondi sconvolgimenti sociali, e fu il primo monaco benedettino eletto Papa. Organizz\u00f2 la pastorale e la liturgia, diffuse il gregoriano come canto liturgico, si impegn\u00f2 nel dialogo con i barbari e invi\u00f2 missionari benedettini in Inghilterra e in altri luoghi remoti. Fece una sintesi spirituale dalla sua esperienza monastica tra contemplazione e azione. Ha raccolto nei Dialoghi la vita di diversi santi per presentarli come modelli al popolo, tra i quali spicca san Benedetto e sua sorella San Scolastica. Scrisse opere morali per l&#8217;orientamento dei pastori e dei fedeli. Possiamo osservare i suoi contributi mariani in molte delle sue Omelie in alcuni passaggi evangelici in occasione delle celebrazioni liturgiche: Nativit\u00e0 del Signore (Lc 2,1-14), Mporas di Natale (Lc 3,1-11).1<br \/>\nSant&#8217;Agostino di Canterbury (534-604) nacque a Roma intorno al 534. Fu monaco benedettino nel monastero romano di Sant&#8217;Andrea fino a quando papa Gregorio Magno lo invi\u00f2 con altri compagni per evangelizzare l&#8217;Inghilterra nel 597. \u00c8 considerato il padre della Chiesa nelle isole britanniche per l&#8217;importanza dei suoi scritti e per la sua azione pastorale. Fu il primo vescovo di Canterbury, sede metropolitana d&#8217;Inghilterra. Quando i missionari romani arrivarono nella Contea di Kent, re Ethelbert mostr\u00f2 loro buona volont\u00e0 e si convert\u00ec alla fede cristiana. Agostino era un vescovo geloso preoccupato per la formazione cristiana degli anglosassoni e favoriva la catechesi, la predicazione, la liturgia, la moralit\u00e0, la disciplina e l&#8217;unit\u00e0 tra i vescovi britannici delle sette contee. Agostino cerc\u00f2 di portare alle isole britanniche il modello ecclesiale che papa Gregorio Magno, anche benedettino, aveva applicato a Roma. Sar\u00e0 questo modello monastico che sar\u00e0 imposto pi\u00f9 avanti in Europa con l&#8217;unificazione di Carlo Magno.<\/p>\n<p>Pseudo-Dionisio Areopagita \u00e8 un autore difficile da identificare perch\u00e9 non conosciamo esattamente la sua patria o l&#8217;ora esatta in cui ha vissuto. Possiamo dedurre che era un monaco del regno bizantino che visse tra il 450 e il 520, approssimativamente. Scrisse in greco e le sue opere erano gi\u00e0 citate all&#8217;inizio del VI secolo. Poi, dal IX secolo, si diffusero attraverso l&#8217;Occidente in latino. Per molto tempo fu erroneamente identificato con l&#8217;ateniese Dioniso, discepolo di Paolo nel sandpagus di Atene, che diede il suo nome all&#8217;autore di questo libro senza che lui lo scrivesse.<br \/>\n\u00c8 un cristiano mistico, forse un monaco, che padroneggia molto bene la Sacra Scrittura, conosce molto bene gli insegnamenti dei genitori greci (in particolare San Gregorio di Nisa) e conosce bene la filosofia neoplatonica (Plotino e Proclo). Sviluppa una visione gerarchica del cosmo, secondo un ordine divino che agisce in cielo e in terra. Propone una teologia mistica in cui l&#8217;estasi si ottiene attraverso l&#8217;oscurit\u00e0 illuminata, che supera ogni conoscenza ed elaborazione discorsiva, l&#8217;effetto dell&#8217;amore. Sebbene abbia un linguaggio difficile, \u00e8 stato commentato da molti autori medievali provenienti dall&#8217;Oriente (Massimo confessore e Juan Damasceno) e dall&#8217;occidente (Hugo de San V\u00edctor, Guillermo de Saint-Thierry, Thomas Aquinas, Buenaventura, Eckart, Taulero, Ruysbroeck, Juan de la Cruz). Le cinque opere principali di questo autore sono state raccolte da Migne in Patrologia Greca: Gerarchia Celeste, Gerarchia Ecclesiastica, Sui Nomi di Dio, Teologia Mistica ed Epistole.<br \/>\nSan Gregorio Magno raccomand\u00f2 di leggere le sue opere, e san Bonaventura lod\u00f2 i suoi scritti dicendo che &#8220;ci\u00f2 che sant&#8217;Agostino \u00e8 per il dogma cristiano e san Gregorio Magno, per la moralit\u00e0, cio\u00e8 lo stesso \u00e8 san Dioniso per la mistica: il maestro indiscutibile&#8221;.<br \/>\nNel libro Sui nomi di Dio, parla di Bene, Luce, Bellezza, Amore ed Estasi.2 Riferendosi alla Luce e alla Bellezza come nomi divini che possono essere applicati a Cristo, suggerisce la relazione di questi nomi con Maria attraverso analogie parallele. Il sole \u00e8 un&#8217;immagine di Ges\u00f9, da cui la Luce viene nelle creature; Maria \u00e8 la creatura pi\u00f9 luminosa e luminosa, l&#8217;alba che precede il giorno, la stella del mattino. Riferendosi alla bellezza, indica il suo rapporto con il Bene e la Luce, qualit\u00e0 che si diffondono sulle creature, e specialmente in Maria, la donna pi\u00f9 bella, Signora della Creazione, la pi\u00f9 bella, gentile e bella (Kall\u00f3s\/Agath\u00f3s, in greco).<\/p>\n<p>3. Due genitori emblematici della Chiesa<br \/>\nIspanico-Visigoto che scrivono di Maria<br \/>\nSan Isidoro de Sevilla (c. 560-636) nacque a Cartagena (Ispania) tra il 556 e il 560. Serv\u00ec la Chiesa come arcivescovo di Siviglia, dove mor\u00ec nel 636. Fu un grande studioso e teologo della Spagna visigota, considerato l&#8217;ultimo padre della Chiesa latina e proclamato Dottore Universale. \u00c8 stato dichiarato patrono degli informatici.<br \/>\nSuo padre proveniva da una famiglia ispano-romana, e sua madre proveniva da una famiglia visigota. Conosceva le opere di sant&#8217;Agostino, san Gregorio Magno e di altri padri della Chiesa. Conosceva il latino, il greco e l&#8217;ebraico, quindi i suoi scritti hanno un profondo fondamento biblico. Alla morte del fratello Leandro, arcivescovo di Siviglia, gli successe il governo di quella sede episcopale dal 599 al 636. Fu il suo turno di vivere il passaggio dalla cultura romana alla cultura medievale sotto l&#8217;influenza visigota.<\/p>\n<p>Oltre al governo pastorale della sua diocesi si occup\u00f2 di sviluppare le arti e le lettere, le scienze, il diritto e la medicina. Al IV Concilio di Toledo, iniziato il 5 dicembre 633, convocato da Isidoro, furono gettate le basi di una pastorale comune per tutti i vescovi del regno visigoto. Fu uno scrittore prolifico e raccolse in modo enciclopedico e sintetico la conoscenza del suo tempo in lingua latina. Comment\u00f2 la Sacra Scrittura e compose trattati sulle scienze pi\u00f9 diverse: storia, liturgia, astronomia, geografia, medicina, biografie di persone illustri, saggi teologici, dizionari. Il suo lavoro pi\u00f9 noto \u00e8 la grande enciclopedia tematica, composta da venti volumi, intitolata Origins or Etymology dove raccoglie la conoscenza dell&#8217;antichit\u00e0.<br \/>\nIl suo contributo mariano ha il merito e la novit\u00e0 di considerare Maria come Mater Nostri Capitis (Madre della Nostra Testa). Da questa espressione si deduce che \u00e8 anche cos\u00ec del Corpo (la Chiesa). Maria \u00e8 Mater Ecclesiae ut Mater Capitis, \u00e8 Madre della Chiesa perch\u00e9 \u00e8 Madre di Cristo. La Chiesa rivendica la presenza di Maria. Maria, Madre di Ges\u00f9 Cristo, \u00e8 Madre di Dio, Madre dei Cristiani, Madre della Misericordia, Madre nell&#8217;Ordine della Grazia, Madre dei Vivi, Madre della Chiesa.<br \/>\nA seguito di questo processo veniamo alla dichiarazione di Papa Paolo VI in cui proclam\u00f2 Maria &#8220;Madre della Chiesa&#8221; al termine della terza sessione del Concilio Vaticano II, il 21 novembre 1964. In quell&#8217;occasione san Paolo VI dichiar\u00f2: &#8220;Maria \u00e8 la Madre di Cristo, che, non appena assunse la natura umana nel suo seno verginale, si un\u00ec in se stessa, come Capo, il suo Corpo Mistico che \u00e8 la Chiesa. Di conseguenza, come madre di Cristo, Maria \u00e8 anche madre di tutti i fedeli e pastori, cio\u00e8 della Chiesa [&#8230;] Per la gloria della beata Vergine Maria e per il nostro conforto, dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cio\u00e8 sia dei fedeli che dei pastori, che la chiamano la Madre Pi\u00f9 Amorevole, e ordiniamo che il popolo cristiano d&#8217;ora in poi onori ulteriormente la Madre di Dio con questo titolo molto suavy e si rivolta alle sue preghiere&#8221;3<br \/>\nSebbene questo titolo di &#8220;Madre della Chiesa&#8221; non appaia in questo modo espresso nei documenti conciliari, ce n&#8217;\u00e8 la base nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium, e altri nomi simili sono dati a Maria: Madre dei fedeli, Madre amorevole, Madre degli uomini, Madre dei Vivi.4 Si afferma che Maria \u00e8 la nostra Madre spirituale : &#8220;Concependo Cristo, engenderndolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo con suo Figlio quando mor\u00ec sulla croce, cooper\u00f2 interamente singolarmente all&#8217;opera del Salvatore con obbedienza, fede, speranza e carit\u00e0 infuocata, al fine di ripristinare la vita soprannaturale delle anime. Ecco perch\u00e9 \u00e8 nostra madre nell&#8217;ordine della grazia.&#8221;5<br \/>\nPer questo Papa Paolo VI esprime questa realt\u00e0 proclamando che Maria \u00e8 Madre della Chiesa &#8220;perch\u00e9 \u00e8 stata Madre di Chi fin dal primo momento dell&#8217;Incarnazione nel suo grembo verginale \u00e8 diventato capo del suo Corpo mistico, che \u00e8 la Chiesa&#8221;.6 Dopo il Concilio, questo titolo di Mater Ecclesiae \u00e8 stato incorporato nella piet\u00e0 mariana e nel Pontificio Magistero. , di cui Isidoro di Siviglia fu un precursore.<br \/>\nSant&#8217;Isidoro, nel Libro VII di Etimologia, nel capitolo &#8220;Su Dio, gli Angeli e i Fedeli&#8221;, indica il doppio significato del nome di Maria. &#8220;E &#8216;quello che illumina, o stella del mare; Perch\u00e9 egli esig\u00f2 la luce del mondo; in lingua siriana, Maria significa La Signora; e giustamente, perch\u00e9 \u00e8 stato quello che ha generato il Signore&#8221;. (Inluminatrix, sive stella maris. Genuit enim lumen mundi. Sermone autem Syro domina nuncupatur; et pulchre, quia Dominum genuit).7<br \/>\nNel libro delle Allegorie, Isidoro d\u00e0 una definizione teologica di Maria quando sottolinea che Maria rappresenta la Chiesa: &#8220;Maria autem Ecclesiam significat&#8221;. Dov&#8217;\u00e8 Maria, c&#8217;\u00e8 la Chiesa; e dove si trova la Chiesa, la Madre di Ges\u00f9 non pu\u00f2 mancare. Maria Vergine \u00e8 madre per la sua fede; Maria \u00e8 moglie e tabernacolo dello Spirito Santo per la sua obbedienza alla volont\u00e0 del Padre e per il suo attento ascolto della Parola; Maria \u00e8 la madre di Ges\u00f9 perch\u00e9 lo ha accolto nel suo seno e lo ha accompagnato in Croce; Maria \u00e8 Madre del Corpo Mistico di Cristo (la Chiesa) perch\u00e9 \u00e8 Madre del Capo e del Corpo. Secondo il modello di Maria, la Chiesa \u00e8 anche vergine perch\u00e9 genera i suoi figli dallo Spirito Santo; \u00e8 la fedele moglie di Cristo, ed \u00e8 la Madre dei membri di Cristo. Isidoro di Siviglia esprime queste misteriose realt\u00e0 quando scrisse nelle Allegorie quanto segue: &#8220;Maria autem Ecclesiam significat, quae cum sit desponsata Christo, virgo nos de Spiritu Sancto concepit, virgo etiam parit&#8221;.8<br \/>\nIsidoro \u00e8 ancora pi\u00f9 esplicito nell&#8217;alludere a Maria come Madre della Chiesa (corpo mistico di Cristo) perch\u00e9 \u00e8 la Madre del Capo. Lo suggerisce allegoricamente quando parla di verginit\u00e0: &#8220;Virorum virginum caput est Christus, feminarum virginum caput es Maria: Ipsa earum auctrix, ipsa mater nostri Capitis, qui es Virginis filius et virginum Sponsus&#8221;. (&#8220;Cristo \u00e8 il capo degli uomini vergini; Maria \u00e8 la testa delle donne vergini, e un evidenziatore di loro; \u00e8 la madre del nostro Capo (Cristo) che \u00e8 il Figlio della Madonna, e delle vergini, Mariti&#8221;).9 Possiamo dedurre che sant&#8217;Isidoro considera maria, la Madre di Ges\u00f9, come la Madre del Capo (Ges\u00f9 Cristo) e del corpo mistico di Cristo (la Chiesa).<br \/>\nSan Ildefonso de Toledo (ca. 607-667) nacque a Toledo, probabilmente in una nobile famiglia convertita al cattolicesimo durante il regno di Recaredo, tra il 586 e il 601, poich\u00e9 questo re visigoto si convert\u00ec al cattolicesimo nel 589. N\u00e9 conosciamo esattamente la data del suo battesimo, che \u00e8 stato amministrato insieme all&#8217;Eucaristia e alla confermazione. Il suo nome, di origine germanico-visigota, significa &#8220;pronto per il combattimento&#8221;. Egli \u00e8 chiamato &#8220;Dottore della Verginit\u00e0 di Maria&#8221;, di cui era fervente devoto, per essere stato il teologo che si \u00e8 avvicinato a questo tema in profondit\u00e0.<br \/>\nFu monaco del monastero Agaliense di Toledo, costruito vicino alla strada che conduceva ai Galli, dove ebbe come insegnanti gli abati Eladio e Justo, e i vescovi Eugenio e Isidoro. Durante questo periodo il IV Concilio di Toledo (633) fu convocato da Sant&#8217;Isidoro. Avrebbe quindi assistito allo sviluppo di altri consigli tenuti in citt\u00e0 (V, VI, VII, VIII, IX e X). Ildefonso partecip\u00f2 agli ultimi tre come abati e, nell&#8217;ultimo di essi, la festa della Madre del Signore fu fissata &#8220;l&#8217;ottavo giorno prima di quella in cui il Signore entr\u00f2 nel mondo&#8221;; cio\u00e8 \u00e8 stata istituita la festa mariana del 18 dicembre. Questa \u00e8 una delle testimonianze pi\u00f9 antiche della liturgia mariana nelle Chiese dell&#8217;Occidente. Alla morte del vescovo di Toledo, Eugenio II, Ildefonso fu eletto arcivescovo metropolita di Toledo e rispose fedelmente alla sua missione, seguendo le regole pastorali di papa Gregorio Magno.<br \/>\nL&#8217;abate Ildefonso, dopo la morte dei suoi genitori, fond\u00f2 un monastero per le vergini cristiane, su un sito che lo tocc\u00f2 come eredit\u00e0, che chiam\u00f2 monastero deibiense, perch\u00e9 si trovava alla periferia della citt\u00e0. I monaci dell&#8217;Agaliense, dove sant&#8217;Ildefonso era abate saranno i protettori del monastero delle suore. Annesso al monastero deibiense fu costruita una guest house o una casa di beneficenza che avrebbe dato origine a un eremo dove la Vergine della Carit\u00e0 era venerata. Successivamente, questo eremo dar\u00e0 origine al famoso santuario mariano di Nostra Signora della Carit\u00e0 a Illescas (Toledo).<br \/>\nTra i tanti scritti di Sant&#8217;Ildefonso ci sono i libri De cognitione baptismi, De itinere deserti e De virginitate perpetua Sanctae Mariae, sulla verginit\u00e0 perpetua di Santa Maria.10 Il trattato sulla verginit\u00e0 di Maria consiste di dodici capitoli in cui difende la verginit\u00e0 perpetua di Maria contro coloro che le hanno negato. Lo stile \u00e8 ripetitivo perch\u00e9 utilizza sinonimi ed espressioni simili per evidenziare il contenuto, oltre ad esprimere la padronanza della lingua latina. Elvidio e Joviniano negarono la verginit\u00e0 di Maria e contro di loro avevano gi\u00e0 scritto San Girolamo.11 Anche Ildefonso esce in difesa della verginit\u00e0 perpetua di Maria. Oltre ai due nemici storici, non crede anche a un ebreo anonimo che si opponeva alla verginit\u00e0 di Maria, non capendo la grandezza del Signore.<\/p>\n<p>Il Capitolo Dodici \u00e8 una lunga preghiera in onore della verginit\u00e0 che inizia cos\u00ec: &#8220;Ma ora vengo da voi, unica vergine e madre di Dio; Cado in ginocchio davanti a voi, l&#8217;unica opera dell&#8217;incarnazione del mio Dio; Mi umilio davanti a voi, unica madre del mio Signore; Vi imploro, l&#8217;unico schiavo trovato di vostro figlio, che possete essere cancellato dai miei peccati, che amo la gloria della vostra verginit\u00e0, che posseate trovarmi la grandezza della dolcezza di vostro figlio, perch\u00e9 possete anche concedermi di consacrarmi a Dio e a voi, di essere schiavo di vostro Figlio e vostro, e di servire il vostro Signore e voi&#8221;.<br \/>\nIndubbiamente, questo trattato di Sant&#8217;Ildefonso \u00e8 la grande opera mariana del suo tempo che ebbe ripercussioni sulla successiva dottrina mariana, specialmente in relazione al dogma della verginit\u00e0 perpetua. \u03a9<\/p>\n<p>Note<br \/>\n1 Cf. Opere di San Gregorio Magno, Madrid (BAC 170), 1958.<br \/>\n2 Cf. T. H. Mart\u00edn (a cura di): Opere complete di Pseudo Dionisio Areopagita, Madrid (BAC 511), 1990, pp. 296-305.<br \/>\n3 Atto Apostolicae Sedis (AAS) 56 (1964), 1007-1018; AAS 57 (1965), 5-64.<br \/>\n4 Cf. Concilio Vaticano II: Const. Dogm. Lumen Gentium 53, 54, 56, 57, 58, 60, 61, 62, 63, 65, 67, 69.<br \/>\n5 Ibid., 61.<br \/>\n6 Dichiarazione del 21 novembre 1964, Acta Apostolicae Sedis 56 (1964), 1007-1018.<br \/>\n7 Etymologiae, in Latino Patrology (PL) 82, 289 B; San Isidoro de Sevilla, Etimologia (I), Madrid (BAC 433), 2000, pp. 676-677.<br \/>\n8 Isidoro di Siviglia: Allegorie, in latino Patrology 83, 117C.<br \/>\n9 Isidoro di Siviglia: De ecclesiasticis officiis 2, 18, in latino Patrology 83, 804 B.<br \/>\n10 Cf. J. P. Migne: Latino Patrology 96; e V. Blanco Garc\u00eda: San Ildefonso de Toledo. La Verginit\u00e0 Perpetua di Santa Maria, Madrid, BAC, 1971.<br \/>\n11 Vedi J. P. Migne: Patrologia Latina 22 e 23.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">1. 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