{"id":9902,"date":"2018-12-21T06:29:35","date_gmt":"2018-12-21T10:29:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palabranueva.net\/monsenor-francisco-ricardo-oves-fernandez\/"},"modified":"2021-02-10T14:55:46","modified_gmt":"2021-02-10T18:55:46","slug":"monsenor-francisco-ricardo-oves-fernandez","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.palabranueva.net\/it\/monsenor-francisco-ricardo-oves-fernandez\/","title":{"rendered":"Monsignor Francisco Ricardo Oves Fern\u00e1ndez"},"content":{"rendered":"\r\n<p class=\"is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">L&#8217;Arcivescovo del Cambiamento<\/p>\r\n<p>Nacque a Camaguey il 4 ottobre 1928. Suo padre era un fervente sindacalista cattolico, molto vicino a monsignor Enrique P\u00e9rez Serantes, all&#8217;epoca vescovo della diocesi. Aveva quattro fratelli. All&#8217;et\u00e0 di dieci anni entr\u00f2 nel Seminario Minore di Santa Maria, che a quel tempo operava nella capitale Camagueyana, in seguito si trasfer\u00ec al Seminario San Carlos e San Ambrosio a L&#8217;Avana per studiare lettere. Dopo la seconda guerra mondiale, mons. In quel luogo si laure\u00f2 prima in Filosofia, e poi in Teologia.<br \/>Al suo ritorno, il nuovo vescovo della diocesi, il vescovo spagnolo Carlos R\u00edu Angl\u00e9s, lo ha ordinato sacerdote nella cattedrale di Camagueyana il 13 aprile 1952 e lo ha assegnato alla parrocchia di Santa Cruz del Sur, dove ha avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di dispiegare tutte le possibilit\u00e0 apostoliche e pastorali che la sua vocazione autenticamente sacerdotale gli ha conferito. Era un eccellente e ammirato parroco in un villaggio di pescatori e zuccheriere. Fu anche un animatore dinamico dell&#8217;Azione Cattolica nella sua comunit\u00e0. Molte illusioni e progetti hanno accompagnato la sua missione. Fu lui che invit\u00f2 le Suore dell&#8217;Amore di Dio a creare una scuola che te ne teste conto i bambini poveri. Nella capitale della fiorente provincia di Camaguey, assunse, senza lasciare la sua amata parrocchia, altre responsabilit\u00e0 pastorali, tra cui la creazione di un ambizioso programma televisivo cattolico.<br \/>Sebbene le relazioni di padre Oves con il suo vescovo non fossero le migliori, ci\u00f2 non ridurrebbe il suo interesse e il suo spirito nel lavoro pastorale. Era un uomo molto popolare nel villaggio e la gente lo ammirava e lo seguiva. Alcuni di coloro che lo conoscevano, e sono ancora vivi, lo ricordano molto con affetto.<br \/>Dopo gli eventi nella parrocchia l&#8217;Avana di La Caridad il 10 settembre 1961,1, le autorit\u00e0 governative lo arrestati, cos\u00ec come pi\u00f9 di duecento sacerdoti provenienti da tutta Cuba. Il 17 settembre fu espulso in Spagna nel transatlantico covadonga.2 Durante il viaggio fu sentito dai relatori che l&#8217;Istituto di Sociologia Pastorale di Roma offr\u00ec una borsa di studio per uno dei sacerdoti espulsi per studiare. Emerse l&#8217;uomo intelligente che era padre Oves e immediatamente mostr\u00f2 interesse per la proposta. Era l&#8217;unico che rispose affermativamente.<br \/>Nella Citt\u00e0 Eterna studi\u00f2 per tre anni, mentre frequent\u00f2 altri corsi complementari a Lovanio, in Belgio. Nel 1964 ha conseguito il dottorato in Scienze Sociali. Uno dei partecipanti alla mostra della tesi di padre Oves, il sacerdote M\u00e9rito Gonz\u00e1lez Artiga, ha evocato anni dopo di farlo con tale brillantezza e maestria che l&#8217;auditorium ha risposto per intero con una lunga e forte ovazione<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ritorno a Cuba<br \/>Il 30 giugno 1963, in occasione dell&#8217;incoronazione papale dell&#8217;attuale Santo della Chiesa, Paolo VI, la Nunziatura Apostolica all&#8217;Avana offr\u00ec un ricevimento al quale partecip\u00f2 il Primo Ministro del Governo Rivoluzionario, Cte. Fidel Castro. Il direttore commerciale ad interim, monsignor Cesare Zacchi, ha colto l&#8217;occasione e ha chiesto il permesso per l&#8217;ingresso dei sacerdoti nel paese. Fidel accett\u00f2 la richiesta, e i sacerdoti gradualmente entrarono per due anni. La cifra totale ha raggiunto 84; tra loro tornarono alcuni degli espulsi sulla nave Covadonga, come il padre spagnolo Pauline Maximino Bea3 e padre Francisco Oves. Altri erano sacerdoti cubani ordinati all&#8217;estero, mentre studiavano fuori Cuba al momento del trionfo rivoluzionario. Nel gruppo c&#8217;erano anche genitori stranieri che sono arrivati per la prima volta nel paese.<br \/>Oves arriv\u00f2 sull&#8217;isola con il titolo di Dottore in Sociologia e sebbene fosse incardinato nella diocesi di Camaguey, fu lasciato a L&#8217;Avana come professore di questo argomento al Seminario El Buen Pastor e lo assegu\u00f2 alla chiesa di San Francisco de Paula, a La Viper, dove fu parroco monsignor Alfredo Llaguno Canals, anche vescovo ausiliare dell&#8217;arcidiocesi. Contrariamente a quanto molti possono pensare, padre Oves and\u00f2 non a vivere nella casa del parroco, ma in un padiglione della Casa delle Dame, accanto alla chiesa, destinato ai sacerdoti malati e in pensione. Nel frattempo, serv\u00ec come coadiutore di questa parrocchia di San Francisco de Paula. Si vestiva sempre da tonaca, anche se gli era gi\u00e0 permesso vestirsi da civile. And\u00f2 a guagua alle lezioni del seminario, prima alla sede di Arroyo Arenas e successivamente, dopo la nazionalizzazione dell&#8217;edificio di El Buen Pastor, alla vecchia fattoria dell&#8217;Avana Vecchia. Gli studenti hanno apprezzato le loro lezioni di Sociologia e tutto ci\u00f2 che riguarda la parte sociale della filosofia. Molti lo ricordano ancora come il grande insegnante che era. In estate and\u00f2 nella sua diocesi per esercitare funzioni pastorali.<br \/>Nell&#8217;agosto 1968, la Seconda Conferenza Generale dell&#8217;Episcopato latinoamericano si tenne a Medellin, in Colombia, e padre Oves fu nominato dal Vaticano come esperto di Sociologia per consigliare le varie commissioni. In questo modo accompagn\u00f2 i cinque vescovi cubani che vi parteciparono: Alfredo Llaguno e Fernando Azc\u00e1rate SJ, assistenti dell&#8217;Avana; Jos\u00e9 Dom\u00ednguez, vescovo di Matanzas; Adolfo Rodr\u00edguez, di Camaguey e Pedro Meurice, amministratore apostolico vacante di Santiago de Cuba.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I comunicati del 1969<br \/>Alla fine dell&#8217;evento di Medellin, il cui sviluppo fu epocale per tutta l&#8217;America Latina, gli assistenti vescovi cubani iniziarono a mostrare la loro rapida esecuzione nelle rispettive diocesi. La Conferenza Episcopale dell&#8217;Isola determin\u00f2 allora che era necessario dire una parola su ci\u00f2 che la Chiesa poteva fare nel bel mezzo di una situazione difficile come quella di dieci anni di rivoluzione socialista marxista-leninista e unica nel continente. Per nove anni l&#8217;episcopato cubano non aveva parlato della situazione sociale.<br \/>Fernando Azc\u00e1rate Freyre de Andrade SJ, vescovo ausiliare dell&#8217;Avana, fu il promotore dell&#8217;idea, che fu presto sostenuta dagli altri vescovi. La conferenza incari\u00f2 padre Oves di redigere un&#8217;ampia dichiarazione con le linee guida che gli avevano dato e al fine di elaborare le idee di Medellin che sarebbero state possibili applicare a Cuba. Mentre il documento finale della riunione latinoamericana riguardava la situazione sociale in America latina, le caratteristiche di Cuba erano totalmente diverse. \u00c8 cos\u00ec che \u00e8 stata trovata una parola chiave: &#8220;sviluppo&#8221;. Certamente, la rivoluzione cubana, secondo il discorso dei suoi leader, ha perseguito lo sviluppo del paese, e la Chiesa, da parte sua, non pu\u00f2 mai opporsi al buon sviluppo di una nazione.<br \/>In un&#8217;altra riga, il marxismo apprezza molto il lavoro umano; anche la Chiesa, al punto che la pone come mezzo per la santificazione della persona. Il Concilio Vaticano II aveva gi\u00e0 stimato il lavoro dei cattolici con uomini e donne di altre ideologie politiche, filosofiche e religiose al fine di compiere progressi. Inoltre, nel 1967, l&#8217;allora Papa Paolo VI aveva pubblicato un&#8217;enciclica sociale, dal titolo Populorum progressio dedicato allo sviluppo dei popoli pi\u00f9 poveri. Tutto questo \u00e8 stato l&#8217;approvazione con cui padre Oves ha lavorato alla stesura del documento cubano.<br \/>In nessun luogo del comunicato sono menzionate le espressioni &#8220;Rivoluzione cubana&#8221; e &#8220;socialismo&#8221;. Il documento non chiede pertanto ai cattolici di sostenere la rivoluzione e il socialismo cubani. I fedeli sono semplicemente incoraggiati a lavorare al fianco degli atei nello sviluppo del paese. Logicamente, per parlare di sviluppo a Cuba, \u00e8 stato necessario menzionare il blocco come uno dei fattori che lo hanno impedito. Questa era la &#8220;mela della discordia&#8221;, perch\u00e9 in quel momento determin\u00f2 la mancata accettazione del documento da parte dei cattolici, compresi i sacerdoti. Durante la lettura del documento, pubblicato il 10 aprile 1969, c&#8217;erano parrocchiani che si alzarono dai loro posti e lasciarono il tempio, forse per non tornare pi\u00f9. Per un altro gruppo di cattolici e sacerdoti, il documento era loro indifferente. Infine, c&#8217;era un settore del cattolicesimo cubano, compresi i sacerdoti, che accettarono volentieri il documento e lo considerarono opportuno e necessario.<br \/>Tuttavia, il lavoro dei cattolici nei centri statali, che dal 13 marzo 1968, sotto l&#8217;offensiva rivoluzionaria, nazionalizzavano i pochi settori della propriet\u00e0 privata, non avevano brevettato ci\u00f2 che i vescovi riflettevano nel loro documento? In questo senso, ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto dai pastori ha dato pi\u00f9 motivazione per il lavoro dei cattolici che sono rimasti nel paese, pur essendo considerati &#8220;cittadini di seconda classe&#8221; e &#8220;inaffidabili&#8221;. Sapevano che non avrebbero mai avuto una leadership o una posizione in prima linea nella costruzione della nuova societ\u00e0. Tuttavia, hanno partecipato e lavorato sodo nella posizione che sono stati in grado di occupare e anche nelle giornate produttive programmate nei centri di lavoro o di studio. Ovunque, i cristiani in generale avevano la reputazione di essere ottimi lavoratori. La sua fede non fu mai un ostacolo al lavoro per lo sviluppo del paese, come consigliato all&#8217;epoca dai vescovi.<\/p>\r\n<p>Durante gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta del secolo scorso, la Chiesa vide una nota sirena all&#8217;interno del parrocchiano. Alcuni perch\u00e9 emigrarono dal paese, altri perch\u00e9 nascondevano la loro fede, che riemerse solo dopo il quarto congresso del Partito comunista di Cuba nell&#8217;ottobre 1991. Poi tornarono ai templi. Tra coloro che abbandonarono la pratica religiosa c&#8217;erano alcuni che hanno pubblicamente rinunciato alla loro fede precedente, e ancora di pi\u00f9, sono venuti a insegnare contro tutti i tipi di credenti. Infine, tra coloro che abbandonarono la pratica religiosa, c&#8217;era chi non dava alla vita la possibilit\u00e0 di tornare, perch\u00e9 la morte non li lasciava. Un piccolissimo gruppo di cattolici fedeli alla Chiesa \u00e8 rimasto nelle comunit\u00e0 cattoliche, anche in condizioni molto difficili. La maggior parte di loro erano adulti, ma c&#8217;erano anche alcuni giovani, giovani coppie e bambini. Significativamente, sempre &#8220;per grazia di Dio&#8221;, c&#8217;erano persone nuove che decisero di integrarsi nella vita della comunit\u00e0 ecclesiale per vivere la loro fede.<br \/>Il 3 settembre 1969, i vescovi cubani rilasciano un secondo comunicato. In questo apparve un fondamento dottrinale e morale, basato sugli scritti del Magistero della Chiesa sull&#8217;opera sociale dei cattolici. Questo documento non ha sollevato obiezioni. Padre Oves non solo intervenne nella sua scrittura, poich\u00e9 una parte fu scritta da padre Evelio Ramos, futuro vescovo ausiliare dell&#8217;Avana. Sarebbe stato pi\u00f9 pedagogico se il secondo documento avesse preceduto il primo; cos\u00ec, questo sarebbe stato pi\u00f9 accettato dai fedeli.<\/p>\r\n<p>La successione di Monsignor Evelio D\u00edaz nella sede di Habanera<br \/>Evelio non fu fisicamente in grado di adempiere al suo mandato episcopale scaduto all&#8217;et\u00e0 di settantacinque anni, e chiese le sue dimissioni a Papa Paolo VI, che glielo concesse per motivi di salute. Oves, nominato vescovo ausiliare di Cienfuegos nell&#8217;aprile 1969, \u00e8 stata la persona nominata in seguito al mons. A quel tempo, la Chiesa stava attraversando uno dei momenti pi\u00f9 difficili del suo rapporto teso con il Governo Rivoluzionario. Molti sacerdoti e fedeli identificare Oves come l&#8217;autore intellettuale del comunicato del 1969.<br \/>Nel bel mezzo di una realt\u00e0 inesorabile, monsignor Oves arriv\u00f2, a soli quarantuno anni, a guidare l&#8217;Arcidiocesi dell&#8217;Avana, fino a raggiungere la sua base che \u00e8 la parrocchia. Fin dall&#8217;inizio ha mostrato un intenso e riuscito zelo apostolico. La prima cosa che fece fu di non accettare i due vescovi ausiliari: gli arcivescovi Azc\u00e1rate e Llaguno; e nomin\u00f2 i padri Evelio Ramos e Fernando Prego vicari episcopali. Successivamente, entrambi sarebbero stati nominati vescovi; Prego, vescovo di Cienfuegos ed Evelio, vescovo ausiliare dell&#8217;Avana.<br \/>Divise quindi l&#8217;arcidiocesi di Habanera in vicariati pastorali, fece rivivere le commissioni pastorali esistenti e inizi\u00f2 le visite pastorali a tutte le parrocchie e cappelle. Visit\u00f2 i malati nelle parrocchie e trascorse diversi giorni vivendo con il parroco. Molte volte il conducente della sua auto era se stesso. Con disposizione e piacere, and\u00f2 ai festeggiamenti principali dove richiesto. Rimpiazz\u00f2 ripetutamente i parroci quando erano malati.<br \/>Durante il suo mandato, ha partecipato ai sinodi dei vescovi tenutisi a Roma nel 1971, 1972 e 1977.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vescovo del cambiamento<br \/>All&#8217;Avana \u00e8 stato determinato a impegnarsi in un dialogo con il governo e con l&#8217;allora Primo Ministro Fidel Castro. Tuttavia, ha sempre ricevuto &#8220;quello tranquillo&#8221; in risposta (anche se in questo scopo ha sempre avuto il chiaro sostegno del Vaticano). Durante questo periodo, il governo cubano non aveva alcun interesse per il dialogo con la Chiesa, anche se molti leader socialisti rivoluzionari, tra cui il Presidente della Democrazia Cristiana in Cile, Radomiro Tomic, avevano un&#8217;opinione diversa. Proprio questo leader cileno, un uomo di tendenze avanzate, una volta disse a Fidel: &#8220;Se non migliori le relazioni con la Chiesa e altre religioni a Cuba, i cristiani in America Latina, per lo pi\u00f9 religiosi, non ti crederanno&#8221;. Fu solo nel 1991 che il leader cubano accett\u00f2 i religiosi cubani sempre discriminati.<br \/>Tra la fine del 1970 e il 1974 c&#8217;era a Cuba il gruppo di cattolici e protestanti chiamato cristiani per il socialismo. Diversi fattori hanno contribuito alla sua comparsa, tra cui:<br \/>la Seconda Conferenza dei Vescovi latinoamericani tenutasi a Medellin, Colombia, nel 1968, che successivamente rivolse e port\u00f2 ad uno dei documenti finali di questo evento la realt\u00e0 della povert\u00e0 esistente nei paesi dell&#8217;America Latina e la partecipazione dei cattolici allo sviluppo sociale, politico ed economico, al fine di contribuire allo sviluppo del continente;<br \/>l&#8217;emergere di fronti di guerriglia in diversi paesi dell&#8217;America Latina simili al movimento rivoluzionario cubano che ha rovesciato il governo del presidente Fulgencio Batista; questi movimenti erano di sinistra e francamente marxisti e apparvero dal 1964;<br \/>l&#8217;incorporazione, come soldati, di alcuni sacerdoti in questi movimenti di guerriglia, tra cui spicca il colombiano Camilo Torres; la dichiarazione dei vescovi cattolici di Cuba nell&#8217;aprile 1969;<br \/>il Sinodo dei Vescovi di Roma tenutosi nell&#8217;ottobre 1971, che aveva come temi principali &#8220;il celibato sacerdotale e lo sviluppo sociale ed economico dei popoli&#8221;; il trionfo della sinistra unita nelle elezioni cilene del 1970, che portarono Salvador Allende alla presidenza del paese, e l&#8217;apparizione in quella nazione del gruppo chiamata cristiani per il socialismo.<br \/>Nel gruppo di cristiani per il socialismo a Cuba, il sacerdote della scuola Jos\u00e9 Antonio Vizca\u00edno e il sacerdote della scuola il cui cognome era Estorino, che all&#8217;epoca non esercitava il ministero sacerdotale e lavorava come dipendente presso la Biblioteca Nazionale di Cuba, sono trascurati. Inoltre, c&#8217;era una suora cubana, residente negli Stati Uniti, appartenente alla congregazione religiosa di Oblatas de la Providencia, e che era venuta a vivere nel convento del Servizio Nazionale sulla Collina, il suo nome era Hna. Mary Concepta, cos\u00ec come l&#8217;importante avvocato cattolico Ra\u00fal G\u00f3mez Treto. Nel febbraio 1972, diversi seminaristi furono incorporati in questo movimento. Insieme ad altri cattolici laici dell&#8217;universit\u00e0, si incontravano nella Chiesa di Cristo Re a L&#8217;Avana.<\/p>\r\n<p>I seminaristi appartenenti ai cristiani per il socialismo avevano all&#8217;interno della vecchia casa di studio espressioni secolariste non religiose e bellicose, che portarono il Seminario a una situazione interna molto convulsa. La convivenza divenne praticamente impossibile tra gli studenti, al punto che caus\u00f2 il fallimento della vita del Seminario stesso. Fu allora che monsignor Oves dovette assumere una posizione radicale su questi seminaristi e sul gruppo di cristiani per il socialismo in generale che lavorava nella diocesi. Decise di espellerne alcuni, un atteggiamento sostenuto dal rettore dell&#8217;epoca, padre Froil\u00e1n Dominguez Becerra. Anche il resto dei vescovi di Cuba sostenne questa decisione.<br \/>Come possiamo immaginare, le misure della mons. Tuttavia, lo navig\u00f2 con grande abilit\u00e0 e navig\u00f2 magistralmente tra Scilla e Caribdis.<\/p>\r\n<p>La malattia<br \/>Alla fine del 1976, la salute della mons. Il suo deterioramento era visibile a tutti. Le pressioni esterne, le incomprensioni interne, le tensioni mantenute e il lavoro troppo sbilanciato psichicamente. Ancora una volta, la situazione di Habanera fece ammalare un vescovo.<br \/>Per questo motivo, fu chiamato a Roma insieme all&#8217;allora vescovo di Pinar del R\u00edo, monsignor Jaime Ortega e al vescovo di Matanzas, mons. Cos\u00ec lasci\u00f2 Cuba, insieme ai prelados gi\u00e0 menzionati, il 5 giugno 1979. Tornata a Roma, \u00e8 stata ricoverata in ospedale per un controllo medico ed \u00e8 stata sottoposta a cure. Tuttavia, all&#8217;uscita dall&#8217;ospedale, la sua situazione medica non era ancora buona. Fu ricevuto da Papa Giovanni Paolo II, di cui era amico dai sinodi dei vescovi. Quando si stava preparando a tornare a Cuba nel febbraio 1980, fu drasticamente evitato dalla sua partenza e nomin\u00f2 un amministratore apostolico a pieno luglio per governare l&#8217;arcidiocesi di Haban. La responsabilit\u00e0 era dell&#8217;arcivescovo Pedro Meurice Esti\u00fa, arcivescovo di Santiago di Cuba. Questa decisione imped\u00ec al Mons. Oves di esercitare il governo pastorale del suo territorio ecclesiale. Non torn\u00f2 mai pi\u00f9 a Cuba.<br \/>Tornato a Roma, la sua malattia, lungi dal rallentare, peggior\u00f2 miseramente. In seguito, il Vaticano lo asss\u00f2 come vicario episcopale di El Paso, texas, Stati Uniti. In questo luogo esercit\u00f2 il suo ministero con molta dedizione del lavoro pastorale con gli immigrati messicani, che erano molto numerosi. La sua malattia non \u00e8 migliorata e ha subito due infarti. L&#8217;ultimo di loro \u00e8 stato enorme. Mor\u00ec improvvisamente in cima al suo ufficio, di fronte a un prete messicano che lavorava con lui. Era la mattina del 4 dicembre 1990. Aveva sessantadue anni quando mor\u00ec. Il suo corpo fu portato a Miami e nella cattedrale di quella citt\u00e0, l&#8217;arcivescovo e un grande gruppo di sacerdoti cubani che vi risiedevano, tennero i funerali, ai quali parteciparono da Cuba monsignor Jaime Ortega e padre Ren\u00e9 Ruiz. Fu poi inumato nel cimitero cattolico di quell&#8217;arcidiocesi. Le sue ceneri sono state trasferite a Cuba e si trovano nella Cattedrale dell&#8217;Avana dal 3 dicembre 2012. \u03a9<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Note<\/p>\r\n<p>1 Secondo la testimonianza della mon.m.m s. Poich\u00e9 non c&#8217;era tempo per annunciare il cambiamento (la Chiesa non aveva accesso alla stampa o alla radio o alla televisione), lo stesso parroco, in pieno accordo con altri sacerdoti, annunci\u00f2 alle messe di quella domenica che la processione non si sarebbe tenuta. Nel pomeriggio, molto prima del momento della processione, le strade cominciarono a riempirsi di migliaia di persone. Alle 17:00.m padre Arnaldo Baz\u00e1n ha celebrato la Messa e ha chiesto a tutti la calma, &#8220;che la Madonna si accontentasse della sua buona volont\u00e0 e di quella manifestazione di fede&#8221;. Ma la folla fu esaltata e cominci\u00f2 a gridare: &#8220;Libert\u00e0, vogliamo la libert\u00e0!&#8221; Volevano comunque uscire in processione. Poi hanno ottenuto in qualche casa vicina un dipinto di nostra Signora della Carit\u00e0, e un ragazzo sulle spalle di un altro lo indossava in alto. I miliziani e i soldati hanno iniziato a sparare contro la gente e quel ragazzo, di nome Arnaldo Socorro, \u00e8 morto.<\/p>\r\n<p>2 Dopo gli eventi nella parrocchia della Cattedrale, il Governo Rivoluzionario, il 17 settembre 1961 decretato l&#8217;espulsione di oltre 130 sacerdoti da tutta l&#8217;isola, guidati dal mons. Insieme ai membri delle congregazioni religiose, furono banditi in Spagna. Padre Oves era uno di quei sacerdoti e religiosi portati da varie parrocchie e conventi di tutte le parti dell&#8217;isola. In una rapida operazione, furono portati al porto dell&#8217;Avana dove era attraccato il transatlantico spagnolo Covadonga. Nel corso degli anni, la mons. Oves raccont\u00f2 di aver lasciato Cuba con la tonaca che indossava e il suo breviario (libro di preghiere) e, come lui, quasi tutti.<\/p>\r\n<p>3 Fu inviato dal mons.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\">L&#8217;Arcivescovo del Cambiamento Nacque a Camaguey il 4 ottobre 1928. Suo padre era un fervente sindacalista cattolico, molto vicino a monsignor Enrique P\u00e9rez Serantes, all&#8217;epoca vescovo della diocesi. Aveva quattro fratelli. 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