Allocuzione della Domenica delle Palme

Di: S.E.R. Cardinal Juan de la Caridad García

Grazie a tutti coloro che rendono possibile questa trasmissione radiofonica. Oggi, domenica delle Palme, inizia il giorno di Pasqua. Leggiamo il testo evangelico che dà origine alla celebrazione del beato guano. È il Vangelo secondo Marco, capitolo 11, versetti da 1 a 10.

(EVANGELIO)

Il popolo cantava: benedetto è lui che viene in nome di Dio. Beato Gesù, vieni a casa nostra e insegnaci così come marito e moglie possono amarsi di più e fasciare meno.

(CANTO)

Signore Gesù venga a casa nostra ed essere un maestro dei nostri figli e perché possano essere più onesti, più affettuosi con gli anziani di casa, aiutare di più nei lavori domestici, essere protagonisti dell’armonia familiare, riempire la casa di gioia con le loro risate, i loro eventi, le loro canzoni, la loro giovinezza.

(CANTO)

Signore Gesù venga nel nostro rione. Ci sono persone molto brave come i tuoi amici Lazzaro, Marta, Maria, Giairus, la suocera di Pietro, Giovanni Battista e altri.

(CANTO)

Stasera vi raccontiamo le buone azioni che molte brave persone hanno avuto con la nostra famiglia. Visitali, hanno bisogno delle tue congratulazioni e del tuo incoraggiamento in modo che non si stanchino di fare del bene senza aspettarsi nulla in cambio.

(CANTO)

Beata arte voi, Gesù, venite nelle case della vedova, della madre che piange la morte di sua figlia o di suo figlio, di cui è paralizzata, malata.

(CANTO)

Vieni a casa della moglie abbandonata che combatte e lavora da sola per i suoi figli. Vieni a casa della madre del prigioniero, conforta tutta la sua famiglia.

(CANTO)

Signore Gesù, vieni e lascia in tutto il nostro rione il tuo amore, la tua pace, la tua speranza e in questa Settimana Santa sorrideremo tutti.

(CANTO)

VOCE: “Vieni da noi, Signore, quando la notte ci invade. Vieni da noi la notte della delusione. Vieni da noi la notte del fallo. Vieni da noi la notte dell’angoscia. Vieni da noi la notte dell’odio. Vieni da noi la notte dell’amore perduto. Vieni da noi la notte dell’irrequietezza. Vieni da noi la notte del dolore. Vieni da noi la notte dell’interrogatorio. Vieni da noi la notte del rifiuto. Vieni da noi la sera della rottura. Vieni da noi la notte della disperazione. Vieni da noi la notte dal nulla. Vieni da noi la notte della morte. Vieni da me la mia notte e resta con me, mio Dio, ogni volta che sono di notte. Amen .

(CANTO)

All’inizio della Settimana Santa, Papa Francesco ci parla:

VOCE: “La liturgia della quinta domenica di Quaresima annuncia il Vangelo in cui San Giovanni racconta un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Cristo, poco prima della passione. Mentre Gesù era a Gerusalemme per la festa di Pasqua, alcuni greci, curiosi di ciò che stava facendo, espressero il loro desiderio di vederlo. Si avvicinarono all’apostolo Filippo e dissero: ‘Vogliamo vedere Gesù. Vogliamo vedere Gesù. Ricordiamo questo desiderio: “Vogliamo vedere Gesù”. Philip dice ad Andrew e poi insieme lo diranno al Maestro. Nella richiesta di quei greci possiamo vedere le suppliche che molti uomini e donne, in ogni luogo e tempo, conducono alla Chiesa e anche a ciascuno di noi: “Vogliamo vedere Gesù”. Anche oggi molte persone, spesso, senza dirlo implicitamente, vorrebbero vedere Gesù, trovarlo, conoscerlo. Questo ci fa capire la grande responsabilità dei cristiani e delle nostre comunità. Anche noi dobbiamo rispondere con la testimonianza di una vita che viene data al servizio, di una vita che prende su di sé lo stile di Dio, la vicinanza, la compassione e la tenerezza, e si dà in servizio. Si tratta di seminare l’amore non con parole che il vento prende, ma con esempi concreti, semplici e coraggiosi. Non con condanne teoriche ma con gesti d’amore. Allora il Signore, con la sua grazia, ci rende fecondi, anche sul terreno arido da incomprensioni, difficoltà o persecuzioni, o pretese di legalismo clericale o moralismo. Questo è un terreno arido, proprio allora, in prova e in solitudine, mentre il seme muore, è il momento in cui la vita nasce per portare frutti maturi ai suoi tempi. È in questa trama di morte e di vita che possiamo sperimentare la gioia e la vera fecondità dell’amore che avviene sempre, ripeto, nello stile di Dio: vicinanza, compassione, tenerezza. La Vergine Maria ci aiuti a seguire Gesù, a camminare forti e felici sulla via del servizio, perché l’amore di Cristo risplenda in tutti i nostri atteggiamenti e diventi, sempre più, lo stile della nostra vita quotidiana”.

(CANTO)

Il beato guano e altri segni religiosi ci ricordano che stiamo celebrando la Settimana Santa. Per quanto possibile, mettiamo cartelli religiosi sulla porta del frigorifero, sulla stanza, sulla stanza, dove creiamo più conveniente. Vederli ci aiuterà a vivere una buona Pasqua. Diamo un’occhiata al cielo e alla luna piena. Sotto quella stessa luna piena che contemplammo, Gesù celebriò l’ultima cena con i suoi apostoli. Fu crocifisso, ucciso, sepolto e risorto e vive per sempre. Questa Pasqua, sotto questa luna piena, mangiamo tutti insieme seduti intorno al tavolo. Facciamo una piccola preghiera prima di mangiare e parlare, come Gesù e gli Apostoli, come amarci di più. Prima di dormire, come Gesù nel giardino del Getsemani, preghiamo insieme il Padre Nostro con i figli della casa e il giorno dopo, prima di uscire in strada, facciamo segno della croce sulla fronte di coloro che escono. E ora ci rivolgiamo a nostro padre Dio, con la preghiera che Gesù Cristo ci ha insegnato:

“Padre nostro che opera nei cieli, santificato sia il tuo nome. Il tuo regno viene da noi. La tua volontà sarà fatta sulla terra come in Cielo. Dacci il nostro pane quotidiano oggi. Perdona le nostre offese, mentre perdoniamo coloro che ci offendono. Non cadiamo in tentazione e liberaci dal male. Amen .

E ora sentiamo Dio pregare per noi. Dio ci dice:

“Figlio mio che l’arte sulla terra, preoccupata, sola, tentata, conosco perfettamente il tuo nome e lo pronuncia come santificante perché ti amo. No, tu non sei solo, ma abitato da me e insieme costruiamo questo regno da cui sarai l’erede. Mi piace che tu faccia la mia volontà, perché la mia volontà è che tu sia felice, perché la gloria di Dio è l’uomo vivente. Conta sempre su di me e avrai il pane per oggi. Non preoccuparti, ti sto solo chiedendo di condividerlo con i tuoi fratelli. Sai che perdono tutte le tue offese prima ancora che tu le commetta. Ecco perché ti sto chiedendo di fare lo stesso con coloro che ti offendono. Quindi non cadi mai in tentazione, tienimi stretto alla mano. Amen .

(CANTO)

Gesù Cristo sulla croce pregò il Salmo 22, usanza degli Israeliti quando attraversarono momenti difficili. Preghiamo il Salmo 22 unito a Gesù Cristo:

VOCE: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? Oh, mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? Perché sei ignaro del mio grido, del ruggito delle mie parole? Oh, mio Dio, ti chiamo di giorno e tu non rispondi, di notte e non riesco a trovare riposo. Anche se dimorate nel santuario, la gloria di Israele. I nostri genitori si fidavano di te, si fidavano di loro, e tu li rendevi al sicuro. Ti hanno gridato ed erano liberi, si fidavano di te, e tu non li hai deluso. Ma io sono un verme, non un uomo, vergogna dell’umanità, disgusto del popolo. Quando mi vedono, mi prendono in giro, strizza l’occhio, si muove la testa e dicono: ‘È venuto dal Signore, per renderlo al sicuro, che dovrebbe liberarlo se lo ama così tanto’.

“Sei stato tu che mi ha tirato fuori dal mio grembo. Ti fidavi del seno di mia madre. Dal seno mi hanno affidato a voi, dal grembo materno siete il mio Dio. Non stare lontano, il pericolo sta arrivando e nessuno mi aiuterà. Sono messo all’angolo da un pezzo di manzi, i tori besán mi inglano, mi aprono contro le loro mascelle leoni quel quarto e ruggiscono. Mi riverso come acqua, le mie ossa sono rotte, il mio cuore mentre la cera si scioglie dentro di me, la mia gola è asciutta come una tegola, la mia lingua attaccata al mio palato, mi affonda nella polvere della morte. Alcuni cani mi hanno messo all’angolo. Sono recintato da una banda di malvagi, le mie mani e i miei piedi mi immobilizzano, posso contare tutte le mie ossa. Mi guardano trionfalmente, distomano i miei vestiti, mi disegnano la veste. Ma tu, Signore, non stare lontano. La mia forza, vieni presto ad aiutarmi, libera la mia vita dalla spada, la mia unica vita dalle grinfie del mastino, salvami dalle fauci del leone, difendimi dalle corna del bufalo. Dirò ai miei fratelli la tua fama, ti loderò nel bel mezzo dell’assemblea.

“Fedeli del Signore, innalzalo. Discendenti di Giacobbe, lo glorificano. Tenetelo, discendenti di Israele perché non ha disprezzato o disprezzato la sfortuna del figlio di un, non gli ha nascosto il volto. Quando ha chiesto aiuto, l’ha sentito.

“Vi loderò incessantemente nella grande assemblea, adempirò ai miei voti davanti ai fedeli, mangerò i poveri finché non saranno soddisfatti e loderò il Signore coloro che cercano, non perdono mai il loro spirito. Tutti i confini della terra saranno ricordati e restituiti al Signore, tutte le famiglie dei popoli si prostrano alla loro presenza, perché il Signore è re, governa i popoli. Davanti a lui, coloro che dormono sulla terra si prostrano, in sua presenza coloro che scenderanno alla polvere saranno curvi. La mia vita lo conserverà, la mia prole lo servirà, parlerà del mio Dio alle generazioni a venire, dirà la sua giustizia al nascituro, così il Signore ha agito”.

(CANTO)

Vi siete mai sentiti identificati con i primi versetti del Salmo 22? Ti sei mai sentito identificato con i versetti da 23 a 32? Pregate sinceramente ripetendo il Salmo 22 più volte durante tutta la Settimana Santa, e avvicinate una persona che si sente abbandonata da Dio nella sua afflizione ed è per lei una manifestazione dell’amore e della cura di Dio Padre. Chiniamo il capo per ricevere la benedizione, al termine di ogni invocazione preghiamo: “Amen”.

Il Dio, padre della misericordia, che nella passione di suo Figlio ci ha dato un esempio d’amore, ci dona con la resa a Dio e agli uomini il meglio delle sue benedizioni. Amen.

E che grazie alla morte temporale di Cristo, che ci ha allontanato dalla morte eterna, otteniamo il dono di una vita infinita. Amen.

E così, imitando il suo esempio di umiltà, partecipiamo un giorno alla sua gloriosa Risurrezione. Amen.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo scende su di voi e rimane per sempre. Amen.

(CANTO)

Di seguito offriamo pienamente l’allocuzione dell’Arcivescovo dell’Avana, cardinale Juan de la Caridad García

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