Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace

La pace come cammino di speranza:
dialogo, riconciliazione e conversione ecologica

1. Pace, cammino di speranza di fronte agli ostacoli e alle prove

La pace, oggetto della nostra speranza, è un bene prezioso, al quale tutta l’umanità aspira. L’attesa in pace è un atteggiamento umano che contiene tensioni esistenziali, e in questo modo ogni situazione difficile “può essere vissuta e accettata se porta a un obiettivo, se possiamo essere sicuri di questo obiettivo e se questo obiettivo è così grande da giustificare lo sforzo del cammino”.1 In questo senso, la speranza è la virtù che ci mette sulla strada , ci dà le ali per andare avanti, anche quando gli ostacoli non sembrano secondi a nessuno.
La nostra comunità umana porta, nella memoria e nella carne, i segni delle guerre e dei conflitti che si sono verificati, con crescente capacità distruttiva, e che continuano a colpire soprattutto i più poveri e i più deboli. Intere nazioni si sforzano anche di liberarsi dalle catene dello sfruttamento e della corruzione, che alimentano l’odio e la violenza. Ancora oggi, a tanti uomini e donne, bambini e anziani viene negata la dignità, l’integrità fisica, la libertà, compresa la libertà religiosa, la solidarietà comunitaria, la speranza per il futuro. Molte vittime innocenti portano su di sé il tormento dell’umiliazione e dell’esclusione, del lutto e dell’ingiustizia, per non parlare dei traumi derivanti dall’ensentazione sistematica contro il loro popolo e i loro cari.
I terribili processi di conflitti civili e internazionali, spesso aggravati da una violenza spietata, segnano a lungo il corpo e l’anima dell’umanità. In realtà, ogni guerra si rivela come un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fraternità, iscritto nella vocazione della famiglia umana.
Sappiamo che la guerra spesso inizia con l’intolleranza della diversità l’uno dell’altro, che promuove il desiderio di possesso e la volontà di dominio. Nasce nel cuore dell’uomo dall’egoismo e dall’orgoglio, dall’odio che istiga a distruggere, racchiudere l’altro in un’immagine negativa, escluderlo ed eliminarlo. La guerra attinge alla perversione delle relazioni, alle ambizioni egemoniche, agli abusi di potere, alla paura dell’altro e alla differenza vista come un ostacolo; e allo stesso tempo nutre tutto questo.
È paradossale, come ho sottolineato durante il recente viaggio in Giappone, che “il nostro mondo viva la dicotomia perversa di voler difendere e garantire stabilità e pace sulla base di una falsa sicurezza sostenuta da una mentalità di paura e sfiducia, che finisce per avvelenare le relazioni tra i popoli e impedire ogni possibile dialogo. La pace e la stabilità internazionali sono incompatibili con qualsiasi tentativo di fondarsi sul timore della distruzione reciproca o sulla minaccia di un totale annientamento; è possibile solo da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro incarnato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità tra l’intera famiglia umana oggi e domani.”2
Qualsiasi situazione di minaccia alimenta la sfiducia e il ritiro nella condizione stessa. La sfiducia e la paura aumentano la fragilità delle relazioni e il rischio di violenza, in un circolo vizioso che non potrà mai portare a un rapporto di pace. In questo senso, anche la deterrenza nucleare non può che creare sicurezza illusoria.
Pertanto, non possiamo aspettarci che la stabilità sia mantenuta nel mondo per paura dell’annientamento, in un equilibrio altamente instabile, sospeso sull’orlo dell’abisso nucleare e racchiuso tra le mura dell’indifferenza, in cui vengono prese decisioni socioeconomiche, che aprono la strada a drammi di rigetto dell’uomo e di creazione. , invece di proteggersi a vicenda.3 Come costruire una via di pace e di riconoscimento reciproco? Come rompere la morbosa logica della minaccia e della paura? Come porre fine alle dinamiche di sfiducia che attualmente prevalgono?
Dobbiamo cercare la vera fraternità, che si basa sulla nostra comune origine in Dio ed esercitata nel dialogo e nella fiducia reciproca. Il desiderio di pace è profondamente inscritto nel cuore dell’uomo e non dobbiamo rassegnarci a nulla di meno.

2. La pace, un cammino di ascolto basato sulla memoria, la solidarietà e la fraternità

Gli Hibakusha, sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, sono tra coloro che oggi mantengono viva la fiamma della coscienza collettiva, a testimonianza delle generazioni a venire dell’orrore di ciò che accadde nell’agosto 1945 e delle sofferenze indescrivibili che continuano ancora oggi. La sua testimonianza risveglia e conserva in questo modo la memoria delle vittime, perché la coscienza umana si rafforzi sempre più contro ogni desiderio di dominazione e distruzione: “Non possiamo permettere che le generazioni presenti e nuove perdano la memoria di quanto accaduto, quella memoria che è garante e incoraggiamento a costruire un futuro più giusto e fraterno”4
Come loro, molti offrono il servizio essenziale della memoria in tutto il mondo, che deve essere mantenuto non solo per evitare di commettere di nuovo gli stessi errori o per non riproporsi gli schemi illusori del passato, ma anche perché esso, frutto dell’esperienza, formi la radice e suggerisca la strada per le decisioni di pace presenti e future.
La memoria è, inoltre, l’orizzonte della speranza: spesso, nell’oscurità delle guerre e dei conflitti, il ricordo di un piccolo gesto di solidarietà ricevuto può anche ispirare scelte coraggiose e persino eroiche, può lanciare nuove energie e ravvivare nuove speranze sia negli individui che nelle comunità.
Aprire e tracciare un percorso di pace è una sfida molto complessa, poiché gli interessi in gioco nelle relazioni tra individui, comunità e nazioni sono molteplici e contraddittori. In primo luogo, è necessario fare appello alla coscienza morale e alla volontà personale e politica. La pace, infatti, nasce dal profondo del cuore umano e la volontà politica ha sempre bisogno di rivitalizzazione, per aprire nuovi processi che riconciliano e screano le persone e le comunità.
Il mondo non ha bisogno di parole vuote, ma di testimoni convinti, artigiani di pace aperti al dialogo senza esclusione o manipolazione. In realtà, la pace non può essere realmente raggiunta se non vi è un dialogo convinto tra uomini e donne che cercano la verità al di là delle diverse ideologie e opinioni. La pace “deve essere continuamente costruita”5 un cammino che facciamo insieme sempre alla ricerca del bene comune e impegnandoci a rispettare la nostra parola e le leggi. La conoscenza e la stima per gli altri possono crescere anche nell’ascolto reciproco, al punto da riconoscere nel nemico il volto di un fratello.
Pertanto, il processo di pace è un impegno costante nel tempo. È un’opera paziente che cerca verità e giustizia, che onora la memoria delle vittime e che si apre, passo dopo passo, a una speranza comune, più forte della vendetta. In uno Stato di diritto, la democrazia può essere un paradigma significativo di questo processo, se si basa sulla giustizia e sull’impegno a salvaguardare i diritti di ciascuno, specialmente se è debole o emarginato, nella continua ricerca della verità.6 È un costrutto sociale e un compito in corso, in cui ciascuno contribuisce in modo responsabile a tutti i livelli della comunità locale.6 È un costrutto sociale e un compito in corso, in cui ciascuno contribuisce in modo responsabile a tutti i livelli della comunità locale.6 È un costrutto sociale e un compito in corso, in cui ciascuno contribuisce in modo responsabile a tutti i livelli della comunità locale.6 È un costrutto sociale e un compito in corso, in cui ciascuno contribuisce in modo responsabile a tutti i livelli della comunità locale.6 È un costrutto sociale e un compito in corso, in cui ciascuno contribuisce in modo responsabile a tutti i livelli della comunità locale.6 È un Costruzione sociale e compito in corso, in cui ciascuno contribuisce in modo responsabile a tutti i livelli della comunità locale.6 È un costrutto sociale e un compito in corso, in cui ciascuno contribuisce in modo responsabile a tutti i livelli della comunità locale.6 È un costrutto sociale e un compito in corso, in cui ciascuno contribuisce in modo responsabile a tutti i livelli della comunità locale.6 È un costrutto sociale e un compito in corso, in cui ciascuno contribuisce in modo responsabile a tutti i livelli di , nazionale e globale.
Come ha sottolineato san Paolo VI: “La doppia aspirazione all’uguaglianza e alla partecipazione cerca di promuovere una sorta di società democratica. […] Ciò indica l’importanza dell’educazione alla vita nella società, dove, oltre all’informazione sui diritti di ciascuno, viene ricordato il suo necessario correlativo: riconoscimento dei doveri l’uno dell’altro agli altri; il significato e la pratica del dovere sono reciprocamente condizionati dalla padronanza, dall’accettazione delle responsabilità e dai limiti posti all’esercizio della libertà dell’individuo o del gruppo.”7
Al contrario, il divario tra i membri di una società, l’aumento delle disuguaglianze sociali e il rifiuto di utilizzare strumenti per lo sviluppo umano integrale mettono a repentaglio il perseguimento del bene comune. Invece, un lavoro paziente basato sul potere della parola e della verità può risvegliare la capacità di compassione e solidarietà creativa delle persone.
Nella nostra esperienza cristiana, ricordiamo costantemente Cristo, che ha dato la sua vita per la nostra riconciliazione (cfr Romani 5,6-11). La Chiesa partecipa pienamente alla ricerca di un ordine giusto e continua a servire il bene comune e fa sperare nella pace attraverso la trasmissione dei valori cristiani, dell’insegnamento morale e delle opere sociali ed educative.

3. La pace, la via della riconciliazione nella comunione fraterna

La Bibbia, in modo particolare attraverso la parola dei profeti, chiama le coscienze e i popoli all’alleanza di Dio con l’umanità. Si tratta di abbandonare il desiderio di dominare gli altri e imparare a guardare come persone, come figli di Dio, come fratelli e sorelle. L’altro non dovrebbe mai essere digitato da ciò che potrebbe dire o fare, ma dovrebbe essere considerato dalla promessa dentro di lui. Solo scegliendo la via del rispetto sarà possibile spezzare la spirale della vendetta e intraprendere la strada della speranza.
Siamo guidati dal brano evangelico che mostra il seguente dialogo tra Pietro e Gesù: “‘Signore, se mio fratello mi offende, quante volte devo perdonarlo? Fino a sette volte? Gesù risponde: ‘Vi dico non fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette'” (Mt 18,21-22). Questo cammino di riconciliazione ci chiama a trovare nel profondo del nostro cuore la forza del perdono e la capacità di riconoscerci fratelli. Imparare a vivere nel perdono aumenta la nostra capacità di diventare donne e uomini di pace.
Ciò che diciamo sulla pace in campo sociale vale anche dal punto di vista politico ed economico, poiché la questione della pace permea tutte le dimensioni della vita comunitaria: non ci sarà mai una vera pace se non saremo in grado di costruire un sistema economico più equo. Come scrisse Benedetto XVI dieci anni fa nella Lettera Enciclica Caritas in veritate: “La vittoria sul sottosviluppo richiede un’azione non solo per migliorare le transazioni basate sull’acquisto e la vendita, o nei trasferimenti di strutture di welfare pubblico, ma soprattutto nella progressiva apertura nel contesto mondiale a forme di attività economica caratterizzate da certi margini di gratuità e comunione” (n. 39).

4. Pace, cammino di conversione ecologica

“Se una cattiva comprensione dei nostri stessi principi ci ha talvolta portato a giustificare il maltrattamento della natura o il dominio dispotico dell’essere umano sui creati o sulle guerre, l’ingiustizia e la violenza, i credenti possono riconoscere che in questo modo siamo stati infedeli al tesoro della saggezza che dovremmo custodire.”8
Di fronte alle conseguenze della nostra ostilità verso gli altri, della mancato rispetto per la casa comune e dello sfruttamento abusivo delle risorse naturali – considerati strumenti utili solo a beneficio immediato, senza rispetto per le comunità locali, per il bene comune e per la natura – abbiamo bisogno di una conversione ecologica.
Il recente Sinodo sull’Amazzonia ci porta a rinnovare l’appello a un rapporto pacifico tra comunità e terra, tra presente e memoria, tra esperienze e speranze.
Questo cammino di riconciliazione è anche ascoltare e contemplare il mondo che Dio ci ha dato per renderlo la nostra casa comune. Infatti, le risorse naturali, le molte forme di vita e la terra stessa ci sono affidate per essere “coltivate e preservate” (cfr Gen 2,15) anche per le generazioni future, con la partecipazione responsabile e attiva di ciascuna. Inoltre, abbiamo bisogno di un cambiamento nelle convinzioni e nello sguardo, che ci apra più all’incontro con l’altro e all’accettazione del dono della creazione, che riflette la bellezza e la saggezza del suo Doer.
Da ciò nascono, in particolare, motivazioni profonde e un nuovo modo di vivere nella casa comune, di incontrarsi dalla propria diversità, di celebrare e rispettare la vita ricevuta e condivisa, di preoccuparsi delle condizioni e dei modelli della società che favoriscono la fioritura e la permanenza della vita nel futuro, di aumentare il bene comune di tutta la famiglia umana.
Pertanto, la conversione ecologica alla quale ci appelliamo ci porta ad avere un nuovo sguardo alla vita, considerando la generosità del Creatore che ci ha dato la terra e che ci ricorda la gioiosa sobrietà della condivisione. Questa conversione deve essere intesa in modo integrale, come una trasformazione dei nostri rapporti con i nostri fratelli, con gli altri esseri viventi, con la creazione nella sua ricca varietà, con il Creatore che è l’origine di tutta la vita. Per il cristiano, egli chiede “di far germogliare tutte le conseguenze del suo incontro con Gesù Cristo nei rapporti con il mondo che li circonda”9

5. Si ottiene così tanto come previsto. 10

La via della riconciliazione richiede pazienza e fiducia. La pace non si ottiene se non ci si aspetta.
In primo luogo, si tratta di credere nella possibilità della pace, di credere che l’altro abbia lo stesso bisogno di pace. In questo, possiamo trarre ispirazione dall’amore di Dio per ciascuno di noi, un amore liberatorio, illimitato, gratuito e instancabile.
La paura è spesso fonte di conflitti. È quindi importante andare oltre le nostre paure umane, riconoscendoci come figli nel bisogno, davanti a Chi ci ama e ci attende, come Padre del figliol prodigo (cfr Lc 15,11-24). La cultura dell’incontro tra fratelli e sorelle rompe con la cultura della minaccia. Rende ogni incontro una possibilità e un dono dell’amore generoso di Dio. Ci guida ad andare oltre i limiti dei nostri orizzonti ristretti, ad aspirare sempre a vivere la fraternità universale, come figli dell’unico Padre celeste.
Per i discepoli di Cristo, questo cammino è sostenuto anche dal Sacramento della Riconciliazione, che il Signore ci ha lasciato per la remissione dei peccati dei battezzati. Questo sacramento della Chiesa, che rinnova le persone e le comunità, ci chiama a tenere lo sguardo su Gesù, che ha riconciliato “tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra, facendo pace con il sangue della sua croce” (Col 1,20); e ci chiede di mettere qualsiasi violenza nei nostri pensieri, parole e azioni, sia verso il prossimo che verso il creato.
La grazia di Dio Padre è data come amore incondizionato. Avendo ricevuto il suo perdono, in Cristo, possiamo scegliere di offrirlo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Giorno dopo giorno, lo Spirito Santo suggerisce atteggiamenti e parole per diventare artigiani di giustizia e di pace.
Che il Dio della pace ci benedica e venga in nostro aiuto.
Maria, Madre del Principe della Pace e Madre di tutti i popoli della terra, ci accompagni e ci sostenga sulla via della riconciliazione, passo dopo passo.
E che ogni persona che viene in questo mondo può conoscere un’esistenza di pace e sviluppare pienamente la promessa di amore e di vita che porta con sé.

Vaticano, 8 dicembre 2019
Francisco
Note
1 Benedetto XVI: Lettera enc. Spe salvi (30 novembre 2007), 1.
2 Discorso sulle armi nucleari, Nagasaki, Atomic Bomb Epicenter Park, 24 novembre 2019.
3 Cf. Omelia a Lampedusa, 8 luglio 2013.
4 Incontro per la Pace, Hiroshima, Memoriale della Pace, 24 novembre 2019.
5 Conc. Feccia. Iva. II: Costanza. Erba. Gaudium et spes, 78.
6 Cf. Benedetto XVI: Discorso ai responsabili delle associazioni cristiane dei lavoratori italiani, 27 gennaio 2006.
7 Lettera. Ap. Octogesima adveniens (14 maggio 1971), 24.
8 Lettera enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 200.
9 Ibid., 217.
10 Cf. Giovanni della Croce: Notte Oscura, II, 21, 8.

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