Omelia del Cardinale Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia

Di: Cardinal Raniero Cantalamessa

Cardenal Cantalamessa
Cardenal Cantalamessa

PER CELEBRARE LA PASSIONE DEL SIGNORE, PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE FRANCESCO
NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

“Primogenito tra molti fratelli”

(Romani 8.29)

Il 3 ottobre scorso, presso la tomba di San Francesco ad Asses, il Santo Padre ha firmato la sua enciclica sulla fraternità Fratres omnes. In breve tempo, la sua scrittura ha risvegliato in molti cuori l’aspirazione a questo valore universale, ha evidenziato le numerose ferite contro di lei nel mondo di oggi, ha indicato modi per raggiungere una vera e giusta fraternità umana ed ha esortato tutti – persone e istituzioni – a lavorare per essa.

L’enciclica è idealmente rivolta ad un pubblico molto vasto, dentro e fuori la Chiesa: in pratica, a tutta l’umanità. Copre molti settori della vita: dal privato al pubblico, dal religioso al sociale e al politico.

Dato il suo orizzonte universale, evita giustamente di limitare il discorso a ciò che è unico ed esclusivo per i cristiani. Tuttavia, verso la fine dell’enciclica, c’è un paragrafo in cui il fondamento evangelico della fraternità si riassume in poche parole, ma vibrante. Dice:

“Altri bevono da altre fonti. Per noi, questa fonte di dignità umana e di fraternità è nel vangelo di Gesù Cristo. Da Lui nasce, per il pensiero cristiano e per l’azione della Chiesa, il primato che viene dato al rapporto, all’incontro con il sacro mistero dell’altro, alla comunione universale con tutta l’umanità come vocazione di tutti” (FO 277).

Il mistero della croce che stiamo celebrando ci costringe a concentrarci su questo fondamento cristologico della fraternità, inaugurato proprio nella morte di Cristo.

Nel Nuovo Testamento, “fratello” (adelphos) significa, nel senso primario, la persona nata dallo stesso padre e madre. I membri dello stesso popolo e nazione sono indicati come “fratelli”. Così Paolo dice di essere disposto a diventare anatema, separato da Cristo, per il bene dei suoi fratelli secondo la carne, che sono gli Israeliti (cfr Romani 9,3).

È chiaro che, in questi contesti, come in altri casi, i “fratelli” indicano uomini e donne, fratelli e sorelle. In questo allargamento dell’orizzonte, ogni persona umana è chiamata fratello, perché è tale. Fratello è ciò che la Bibbia chiama il “vicino”. “Chi non ama suo fratello…” (1 N 2,9) significa: chi non ama il prossimo.

Quando Gesù dice: “Tutto ciò che avete fatto a uno di questi miei fratelli più giovani, l’avete fatto a me” (Mt 25,40), significa ogni persona umana bisognosa di aiuto. Ma insieme a tutti questi significati, nel Nuovo Testamento la parola “fratello” indica sempre più una particolare categoria di persone.

Fratelli tra di loro sono i discepoli di Gesù, coloro che accolgono i suoi insegnamenti. “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? […] Chiunque faccia la volontà di mio Padre nei cieli è per mio fratello, mia sorella e mia madre” (Mt 12,48-50). In questa linea, la Pasqua segna una tappa nuova e decisiva. Grazie a lei, Cristo diventa “il primogenito tra molti fratelli” ( Romani 8,29).

I discepoli diventano fratelli in un senso nuovo e molto profondo: condividono non solo l’insegnamento di Gesù, ma anche il suo Spirito, la sua nuova vita come risorto. Significativamente, è solo dopo la sua risurrezione che Gesù chiama i suoi discepoli “fratelli”:

“Andate ai miei fratelli”, dice a Maria Maddalena, “e dite: ‘Io alleva mio Padre e tuo Padre, il mio Dio e il tuo Dio'” (20,17 20:17). In questo stesso senso, la Lettera agli Ebrei scrive: “Chi santifica e chi è santificato proviene tutti dalla stessa origine; per questo [Cristo] non si vergogna di chiamarli fratelli” (Eb 2,11).

Dopo Pasqua, questo è l’uso più comune del termine fratello; indica al fratello della fede, membro della comunità cristiana. Fratelli “sangue” anche in questo caso, ma del sangue di Cristo! Ciò rende la fraternità di Cristo unica e trascendente, rispetto a qualsiasi altro tipo di fraternità, ed è dovuta al fatto che Cristo è anche Dio.

Questa nuova fraternità non sostituisce altri tipi di fraternità basati sulla famiglia, sulla nazione o sulla razza, ma li incorona. Tutti gli esseri umani sono fratelli come creature di Dio e del Padre stesso. A questo la fede cristiana aggiunge una seconda ragione decisiva. Siamo fratelli non solo come creazione, ma anche come redenzione; non solo perché tutti abbiamo lo stesso Padre, ma perché tutti abbiamo lo stesso fratello, Cristo, “primogenito tra molti fratelli”.

Alla luce di tutto ciò, dobbiamo ora fare alcune riflessioni attuali. La fraternità si costruisce, esattamente, come si costruisce la pace, cioè partendo da vicino, per noi, non con grandi schemi, con obiettivi ambiziosi e astratti. Ciò significa che la fraternità universale inizia per noi con la fraternità nella Chiesa cattolica.

Ho anche messo da parte, per una volta, il secondo cerchio che è la fraternità tra tutti i credenti in Cristo, cioè l’ecumenismo. La fraternità cattolica è ferita! La veste di Cristo è stata dilaniata dalle divisioni tra le Chiese; ma, peggio ancora, ogni pezzo della veste è spesso diviso, a sua volta, in altri pezzi.

Parlo, naturalmente, dell’elemento umano di esso, perché la vera veste di Cristo, il suo corpo mistico animato dallo Spirito Santo, nessuno può mai farle del male. Agli occhi di Dio, la Chiesa è “una, santa, cattolica e apostolica” e rimarrà tale fino alla fine del mondo.

Questo, tuttavia, non giustifica le nostre divisioni, ma le rende più colpevoli e deve spingerci più forte per guarirle. Qual è la causa più comune di divisioni tra i cattolici? Non è dogma, non sono i sacramenti e i ministeri: tutte cose che per grazia singolare di Dio manteniamo intere e unanimi.

È la scelta politica, quando sfrutta il religioso e l’ecclesiale e difende un’ideologia, dimenticando completamente il significato e il dovere dell’obbedienza nella Chiesa. Questo, in molte parti del mondo, è il vero fattore di divisione, anche se è silenzioso o negato in modo sprezzante. Questo è un peccato, nel senso più stretto del termine. Significa che “il regno di questo mondo” è diventato più importante, nel proprio cuore, del Regno di Dio. Credo che siamo tutti chiamati a fare un serio esame di coscienza su questo tema e a diventare. Questa è, per eccellenza, l’opera di quella il cui nome è “diabolos”, cioè il divisore, il nemico che semina tara, come Gesù la definisce nella sua parabola (cfr Mt 13,25).

Dobbiamo imparare dal Vangelo e dall’esempio di Gesù. C’era una forte polarizzazione politica intorno a lui. C’erano quattro partiti: i farisei, i Sadducei, gli Erodiani e gli Zelota. Gesù non si allineò a nessuno di loro e resistette vigorosamente al tentativo di trascinarlo da una parte o dall’altra. La comunità paleocrista lo seguì fedelmente in queste elezioni.

Questo è un esempio, specialmente per i pastori che devono essere pastori in tutto il gregge, non una sola parte di esso. Pertanto, sono i primi a doversi fare un serio esame di coscienza e a chiedersi dove stanno portando il loro gregge: al loro fianco o accanto a Gesù.

Il Concilio Vaticano II affida in particolare ai laici il compito di attuare, nelle varie situazioni storiche, gli insegnamenti sociali, economici e politici del Vangelo. Questi possono tradursi in opzioni anche diverse, quando sono rispettosi degli altri e pacifici.

Se c’è uno speciale carisma o dono che la Chiesa cattolica è chiamata a coltivare per tutte le Chiese cristiane, è proprio l’unità. Il recente viaggio del Santo Padre in Iraq ci ha fatto sentire in prima persona cosa significa per coloro che sono oppressi o sono sopravvissuti a guerre e persecuzioni sentirsi parte di un corpo universale, con qualcuno che può far sentire il resto del mondo il loro grido e rivivere la speranza.

Ancora una volta il comando di Cristo è stato adempiuto a Pietro: “Confermate i vostri fratelli” (Lc 22,32). A coloro che sono morti sulla croce “per radunare i figli dispersi di Dio” (Giacimento 11,52) alleviamo, in questo giorno, “con cuore contrito e spirito umiliato”, la preghiera che la Chiesa gli rivolge in ogni Messa prima della Comunione:

“Signore Gesù Cristo, che disse ai tuoi apostoli: ‘Pace ti lascio, la mia pace ti do’, non guardare i nostri peccati, ma la fede della tua Chiesa, e secondo la tua parola concedi pace e unità, tu che vivi e regni per sempre. Amen .

Città del Vaticano, Basilica di San Pietro,
Venerdì 2 aprile 2021. Buon venerdì Santo.

Celebrazione della Passione del Signore presieduta dal Santo Padre Francesco e Predicazione del Cardinale Cantalamessa disponibile → Venerdì Santo | Passione del Signore

Via Crusis presieduta da Papa Francesco → Venerdì Santo | Via Crusis

Gentilezza della Sala Stampa della Santa Sede.

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