La follia di Dio

“Che gioia quando mi hanno detto: ‘Andiamo alla casa del Signore!’ Stanno già calpestando le nostre soglie, Gerusalemme.
Questa strofa, del Salmo 122, sarà sicuramente tonica in questo momento dall’accattivante sacerdote passionista Carlos Elizalde Auzuberría che, la mattina di oggi, 5 novembre, a Malaga, in Spagna, è partito per la Casa del Padre.

La causa della sua partenza fisica è stato covid-19, e la notizia non è stata ricevuta dall’Avana o dalla Spagna (da dove sono stato anche scritto informandomi), ma dall’Arabia Saudita, qualcosa che potrebbe attirare l’attenzione di alcuni, ma che nel caso di Padre Carlo non è strano, per la sua testimonianza sacerdotale, la sua vicinanza ai fedeli, l’affetto che ha dimostrato a chi lo conosceva , il suo amore e la sua fedeltà alla Chiesa e alla Congregazione della Passione, significa che dagli angoli più remoti del mondo, da dove vive qualcuno che ha avuto la grazia di conoscerlo, non mancherà di ricordarlo, seguirlo e tenersi in contatto con Lui.

Dall’altro, mentre la notizia della sua morte ha scosso molti e correva come polvere da sparo, nel suo caso questo brivido ha attraversato sentimenti: da un lato siamo rattristati dalla partenza del sacerdote, dell’amico fedele, del confessore, del confidente, del servo sempre vicino e attento ai bisogni dei poveri e dei malati; Tuttavia, in vista della sua partenza fisica molti di noi hanno un senso di pace per ciò che abbiamo guadagnato: un intercessore che, se sulla terra, non ha lesinato sforzi (anche a spese della propria vita) per soccorrere i bisogni di molti, quanto più ora che dal Cielo ci guarda in modo tranquillo, con lo sguardo fisso sulla Luce della Beata Presenza di Dio!

Non è mia intenzione beatificarla, figuriamoci canonizzarla (questo è qualcosa riservato esclusivamente alla competenza della Chiesa), né intendo fare un panegirico cantando loas ad essa. Non c’è bisogno. C’è il suo lavoro, c’è chi piange la sua partenza, c’è tutto chi, dall’anonimato maggioritario, non riesce a mettere a tacere la propria voce perché griderebbe le pietre. E non puoi dimenticare la tua “follia”; quelli davanti ai quali era comune sentire: “Questa è una delle follie di padre Carlo”. Sia Benedetto Dio per questo sacerdote che ha saputo predicare e, soprattutto, vivere la follia della Croce, benedetta follia che ha fatto tanto bene!

D’altra parte, non era certo “un angelo”, era un essere umano con virtù e difetti, con doni e limiti. Ma i suoi difetti e i suoi limiti umani (ben noti ai fratelli della sua comunità e persino ai fedeli) non gli hanno impedito di vivere pienamente il suo sacerdozio in modo tale che, pur essendo consapevole che il suo riconoscimento ricade esclusivamente sull’autorità della Chiesa, oserei dire che spesso praticava le sue “virtù in misura eroica”.

Perciò, lungi dal rattristarci, ringraziamo Dio per il dono che ci è stato dato da Padre Carlo, e come la Chiesa permette il campo della preghiera privata, da oggi (al di là dei pueriles sensibili) possiamo dire con totale fiducia e conoscenza della causa: “Padre Carlo, prega e intercedi per noi”.

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