Domenica del Corpus Domini

Di: Padre José Miguel González Martín

6 giugno 2021

Come ripagherò il Signore per tutto il bene che mi ha fatto?

“Ecco, questo è il mio corpo.”

“Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è sparso per molti”.

 

Letture

Prima lettura

Una lettura dal Libro di Esodo 24: 3-8

In quei giorni Mosè scese e riferì al popolo tutte le parole del Signore e tutti i suoi decreti; e il popolo rispose con voce unanime:
“Adempiamo tutte le parole che il Signore ha detto”.
Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon’ora e costruì un altare sul lato del monte, e dodici stele, per le dodici tribù d’Israele. E comandò ad alcuni giovani dei figli d’Israele di offrire olocausti al Signore e di scannare tori come sacrifici di comunione. Mosè prese metà del sangue e lo mise in vasi, e l’altra metà la versò sull’altare. Poi prese il documento del patto e lo lesse ad alta voce al popolo, che rispose:
“Faremo tutto ciò che il Signore ha detto e gli obbediremo”.
Allora Mosè prese il sangue e asperse il popolo, dicendo:
“Questo è il sangue dell’alleanza che il Signore ha fatto con voi, secondo tutte queste parole”.

 

Salmo

Salmi 115, 12-13. 15 e 16 a.C. 17-18

R/ Alzerò il calice della salvezza, invocando il tuo nome, Signore.

Come ripagherò il Signore per tutto il bene che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza, invocando il suo nome. R /

La morte dei suoi fedeli costa molto al Signore.
Signore, io sono il tuo servo, figlio del tuo schiavo hai spezzato le mie catene. R /

Ti offrirò un sacrificio di lode, invocando il tuo nome, Signore.
Adempirò i miei voti al Signore, alla presenza di tutto il popolo. R /

 

Seconda lezione

Lettura dalla lettera a Ebrei 9,11-15

Fratelli:
Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni definitivi. Il suo “negozio” è più grande e più perfetto: non fatto da mani d’uomo, cioè non di questo mondo creato.
Non porta il sangue di capre o vitelli, ma il proprio; e così è entrato una volta per sempre nel santuario, ottenendo la liberazione eterna.
Se il sangue dei capri e dei tori e la cenere della giovenca santificano i profani con la loro aspersione, restituendoli alla purezza esteriore, quanto più il sangue di Cristo, che in virtù dello Spirito eterno è stato offerto a Dio come sacrificio senza macchia, potrà purificare la nostra coscienza dalle opere morte, affinché possiamo adorare il Dio vivente!
Per questo egli è mediatore di una nuova alleanza: in essa c’è stata una morte che ha redento i peccati commessi durante la prima alleanza; e così il chiamato può ricevere la promessa dell’eredità eterna.

 

Vangelo

Lettura del santo Vangelo secondo Marco 14, 12-16. 22-26

Il primo giorno degli azzimi, mentre si immolava l’agnello pasquale, i suoi discepoli dissero a Gesù:
“Dove vuoi che andiamo a preparare il tuo pranzo di Pasqua?”
Mandò due discepoli dicendo loro:
“Va’ in città, ti verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo e, nella casa in cui entra, dite al proprietario: “Il Maestro chiede: Qual è la stanza dove mangerò la Pasqua con i miei discepoli?”
Ti mostrerà una grande stanza al piano di sopra, condizionata e sistemata. Preparalo per noi lì”.
I discepoli se ne andarono, vennero in città, trovarono ciò che aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo:
“Ecco, questo è il mio corpo.”
Poi prese il calice, rese grazie, lo diede loro e tutti bevvero.
E disse loro:
“Questo è il sangue del mio patto, che è sparso per molti. In verità vi dico che non berrò più il frutto della vite fino al giorno in cui berrò il vino nuovo nel regno di Dio.
Dopo aver cantato l’inno, partirono per il Monte degli Ulivi.

 

Commento

 

Questa solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Corpus Christi), istituita da Papa Urbano IV nel 1264, ci riporta a ciò che celebriamo il Giovedì Santo, cioè l’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, la cui storia ci racconta San Marco nel Vangelo di oggi. Lo stesso Papa Urbano incaricò san Tommaso d’Aquino di un ufficio liturgico completo, alcuni dei cui inni e antifone sono passati alla storia della liturgia come la più alta espressione teologica di questo ineffabile mistero dell’Eucaristia, tra cui la Pange lingua.

Cosa fece Gesù nell’Ultima Cena? Voleva celebrare la Pasqua ebraica con i suoi discepoli, dandole un significato nuovo e diverso. La Pasqua, per gli ebrei, è stata il memoriale della loro liberazione dalla schiavitù d’Egitto, della loro costituzione come popolo nuovo e diverso, come popolo eletto da Dio con il quale stabilisce l’Alleanza. Il segno dell’alleanza dell’Alleanza tra Dio e il suo popolo si significava con i sacrifici di animali, il cui sangue veniva versato e asperso come ci racconta oggi la prima lettura, tratta dall’Esodo. In essa appare Mosè, in figura sacerdotale, che ordina il sacrificio di animali, e poi versa il suo sangue sull’altare e ne asperge il popolo, in segno di comunione con Dio, dell’alleanza dell’Alleanza, che implicava fedeltà da parte di Dio. e obbedienza da parte del popolo.

Nell’Ultima Cena, Gesù compie con se stesso, in modo incruento, il sacrificio della nuova Alleanza, che sarà esplicitato nel sacrificio della Croce con l’effusione del suo Sangue. La seconda lettura, tratta dalla lettera agli Ebrei, ce lo spiega meravigliosamente. Gesù è il Sommo Sacerdote dei beni ultimi. E, allo stesso tempo, è vittima sacrificale e altare sacrificale. Il sangue versato è suo, il suo corpo lacerato è suo. Per questo non sono più necessari altri sacrifici anticipatori o sostitutivi. E così diventa l’unico Mediatore della nuova Alleanza di Dio, non più con un popolo specifico, ma con tutta l’umanità. Nella sua umanità, Cristo ha assunto il peccato di tutti, anche quello di ciascuno di noi, perché potessimo avere accesso a Dio, perché ricevessimo la promessa dell’eredità eterna, perché potessimo essere liberati e convertiti in un nuovo popolo, figli di Dio per comunione nello Spirito di Cristo.

Così, questa festa del Corpus Domini ci invita a riporre i nostri occhi e il nostro cuore su Cristo Eucaristia. L’Eucaristia è il sacramento che, ogni volta che viene celebrato, rende presente l’offerta di Cristo in obbedienza al Padre, che è anche un’offerta per noi e verso di noi. È il sacramento mediante il quale Gesù realizza la promessa fatta ai suoi discepoli prima di salire al cielo: “Io sarò sempre con voi”. È il sacramento in cui contempliamo il più grande abbassamento di Dio, l’estremo della sua kenosis, che non si è accontentato di farsi carne come noi nel grembo purissimo di Maria, ma è anche rimasto per sempre nel pane e nel vino consacrati, che essi sono il suo Corpo e Sangue, Pane di Vita e Bevanda di Salvezza. In questo modo, il suo Corpo e il suo Sangue comuni ci uniscono intimamente a lui e gli uni agli altri, in comunione nel suo Spirito. Per questo l’Eucaristia, Corpo e Sangue di Cristo, è il sacramento che fa la Chiesa, che genera la comunione nel suo Spirito, fonte e culmine della vita cristiana.

Contemplare questo mistero d’amore, ringraziare Dio per questo meraviglioso scambio e riconoscere davanti a Lui la nostra piccolezza, le nostre miserie, la nostra dimenticanza sono compiti imprescindibili in questo giorno del Corpus Domini.

Ma ci sono due dettagli molto particolari di questa festa che non possono passare inosservati e che vogliamo ricordare. La prima è la tradizionale processione del Corpus Domini con le sue fermate o stazioni e le relative benedizioni nelle case, nelle strade e nelle piazze dei nostri paesi e città, e che quest’anno, a causa delle circostanze della pandemia, non potremo celebrare come in circostanze normali. È il segno che ci aiuta a comprendere e vedere Cristo vicino a ciascuno di noi, coinvolto nei nostri compiti, camminando dove camminiamo, benedicendo luoghi e spazi dove ogni giorno conviviamo, lavoriamo, ci divertiamo o anche soffriamo. È la processione in cui non vengono portate immagini ma il sacramento della sua presenza, il Santissimo Sacramento, Cristo stesso nel suo Corpo e Sangue sacramentato. Per questo è la processione più importante, la manifestazione pubblica più esplicita della nostra fede, alla quale con più rispetto e devozione dobbiamo camminare e partecipare; È la processione in cui Cristo stesso, con tutto il suo diritto, vuole mostrare la sua universalità, la sua vicinanza a tutti senza distinzioni, il suo desiderio di condividere tutto ciò che siamo e abbiamo.

Il secondo dettaglio è che oggi si celebra la Giornata della Caritas, la giornata dell’Amore fraterno, che si realizza attraverso la condivisione con i più poveri, di tutti gli aiuti economici, assistenziali e promozionali che l’istituzione ecclesiale della Caritas realizza attraverso tutti i suoi volontari e programmi. Infatti, il sacrificio di Cristo per noi, il suo pane spezzato e il suo sangue sparso, ci spingono a ricordare ea vivere meglio il nostro impegno cristiano verso i più poveri e bisognosi. Come discepoli di Gesù, di fronte ai bisogni estremi e alle sofferenze atroci di tanti nostri fratelli, cristiani o no, non possiamo voltare lo sguardo dall’altra parte. Certamente non abbiamo la capacità o le possibilità per risolvere tutti i problemi per tutti; non possiamo nemmeno abbassare la nostra a volte. Ma nessuno è così povero da non poter condividere qualcosa con chi ha meno o soffre di più. Forse il materiale, per quanto necessario, è in alcuni casi il meno importante. Condividere il nostro essere ed esistere, ciò che siamo e abbiamo, nel quotidiano con coloro che vivono e convivono con noi, attraverso segni e azioni concrete, ci rende più simili a Cristo Eucaristia, che da ricco si è fatto povero per noi , che essendo di condizione divina, si spogliò del suo grado e prese la condizione umana, passando per una delle tante, fino alla morte e morte di Cruz.

Ciascuno di noi, come cristiani, è chiamato ad essere anche Corpus Christi, presenza viva di Cristo che si dona, sacramento del suo amore e sacrificio per ogni essere umano che si avvicina a noi.

Caritas Christi ci sprona… l’amore di Cristo ci sprona.

 

Preghiera

 

Preghiera di Santa Teresa di Lisieux

 

Tabernacolo dell’Altare il nido dei tuoi amori più teneri e dotati. Mi chiedi amore, mio ​​Dio, e mi dai amore; il tuo amore è amore del cielo, e il mio amore misto di terra e cielo; il tuo è infinito e puro; mio, imperfetto e limitato.

Che io, mio ​​Gesù, da oggi sia tutto per te, come tu lo sei per me. Possa io amarti sempre, come ti amavano gli Apostoli; e le mie labbra baciano i tuoi piedi benedetti, come li baciò la Maddalena convertita. Guarda e ascolta i randagi del mio cuore pentito, come hai ascoltato Zaccheo e la Samaritana.

Fammi appoggiare il capo sul tuo sacro petto come il tuo amato discepolo San Giovanni. Voglio vivere con te, perché tu sei la vita e l’amore.

Solo per i tuoi amori, Gesù, mio ​​prediletto, in te metto la mia vita, la mia gloria e il mio futuro. E poiché sono un fiore appassito per il mondo, non ho altro desiderio che, amandoti, di morire.

Amen.

 

Preghiera di Sant’Ambrogio

 

Mio Signore Gesù Cristo, mi avvicino al tuo altare pieno di timore per i miei peccati, ma anche pieno di fiducia perché sono sicuro della tua misericordia.

Sono consapevole che i miei peccati sono tanti e che non sono riuscita a controllare il mio cuore e la mia lingua. Perciò, Signore di bontà e potenza, con le mie miserie e paure mi avvicino a Te. Fonte di misericordia e di perdono, vengo a rifugiarmi in Te che hai dato la tua vita per salvarmi, prima che tu arrivi come giudice a ritenermi responsabile.

Signore, non mi vergogno di rivelarti le mie ferite. Ho paura dei miei peccati, di cui solo Tu conosci il numero e la grandezza, ma confido nella tua infinita misericordia.

Mio Signore Gesù Cristo, Re eterno, Dio e vero uomo, guardami con amore, perché hai voluto farti uomo per morire per noi. Ascoltami, perché spero in Te. Abbi compassione dei miei peccati e delle mie miserie, Tu che sei fonte inesauribile di amore.

Ti adoro, Signore, perché hai visto la tua vita sulla croce e lì ti sei offerto come redentore per tutti gli uomini e soprattutto per me.

Adoro Signore, il sangue prezioso che è sgorgato dalle tue piaghe e ha purificato il mondo dai suoi peccati. Guarda, Signore, questo povero peccatore, da Te creato e redento. Mi pento dei miei peccati e mi propongo di correggerne le conseguenze.

Purificami da tutti i miei mali affinché riceva meno indegnamente la tua santa comunione. Il tuo corpo e il tuo sangue mi aiutino, Signore, ad ottenere da Te il perdono dei miei peccati e la soddisfazione delle mie colpe; liberami dai miei cattivi pensieri, rinnova in me santi sentimenti, spingimi a fare la tua volontà e proteggimi in ogni pericolo dell’anima e del corpo.

Amen.

 

Preghiera di Sant’Alfonso Maria dei Liguori

 

Mio Signore Gesù Cristo, per amore degli uomini tu sei notte e giorno in questo sacramento, pieno di pietà e di amore, aspettando, chiamando e ricevendo quanti vengono a visitarti: credo che sei presente nel sacramento dell’altare.

Ti adoro dall’abisso del mio nulla e ti ringrazio per tutti i favori che mi hai fatto, e soprattutto per esserti donato in questo sacramento, per avermi concesso dal mio avvocato la tua amatissima Madre e per avermi chiamato a visitare tu in questa chiesa…

Adoro ora il tuo Santissimo Cuore e desidero adorarlo per tre scopi: il primo, in ringraziamento per questo illustre beneficio. Secondo, per rimediare a tutte le offese che ricevi dai tuoi nemici in questo sacramento; e infine, volendo adorarti con questa visita in tutti i luoghi della Terra dove sei sacramentato con meno adorazione e abbandono.

Amen.

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