Con rabbia speranzosa

Cubanos conectándose

… che si deve giocare il gioco per la gestione
che se sei onesto
si è a metà voce
non sta andando ad essere che qualche idiota
dire che sei contro-ri-voclutionario.
Santiago Feliú

Dice al mio ineffabile Vicente Feliú in una delle sue canzoni che “il colera è un amico della speranza”. A causa della mia professione, sono un giornalista, non sono uno che incoraggia i calci nelle reti. Inoltre, come mi ha insegnato la mia indimenticabile insegnante Miriam Rodriguez, il mio diritto alla libertà di espressione non è né una licenza per dire cose stupide davanti a migliaia, né mi permette di gridare fuoco! nel mezzo di una folla. Ecco perché cerco, professionalmente e come ora, da posizioni personali, di esercitarlo con quanta più mesur e lucidità possibile. Forse, forse solo credendo nella speranza, e difendendola da qui, è che decido di abbandonare alcune gocce scritte della mia rabbia.
Con il lavoro e la grazia di un’opera giornalistica, in un unico sacco ci adattiamo, sotto l’etichetta di mercenario – o nel peggiore dei casi, ratto ignorante e imboscata da parte delle Hamelines degli eterni flauti contadini contro Cuba – tutti coloro che chiedono prezzi più bassi nei servizi dell’ETECSA, nelle circostanze attuali.
Nei giorni scorsi, lo stesso Primo Ministro ha riconosciuto ai media che molte delle misure recentemente adottate di fronte alla pandemia sono, oltre a ovvie analisi governative, su richiesta della popolazione. Non ho sentito nessun leader dire che i confini, le scuole o qualsiasi altra azione veniva intrapresa, perché qualche mercenario lo chiedeva dall’esterno. Fa male vedere, nelle circostanze molto dure in cui viviamo (più difficile che mai), che c’è ancora chi si nasconde, nel nome non so di quale difesa contorta e trinceramento, negli argomenti incrinato del bianco e nero, tutto o niente, di me o contro di me. Pensare come paese è, appunto, ascoltare tutti. Se alcuni di noi sbagliano, non è con accuse, accomodantità e riaffermazione per l’accusatore che viene insegnato ed educato.
Se ogni volta che questo paese decide di fare qualcosa, per decisione sovrana; se ogni volta il villaggio, quell’enorme drago di milioni di teste e criteri, chiede qualcosa (e sai già che vox populi, vox Dei); se ogni pensiero che sale nelle critiche o nella richiesta sarà colpa del nemico o conseguenze dell’ipnosi di una nuova campagna, allora non c’è più nulla da fare. Ci hanno già battuto. Siamo tutti lardos storditi senza un nostro giudizio.
Riassumo i miei pensieri e li sentirò in alcuni versi. Per coloro che accusano i loro compatrioti di mercenari, arribisti o clown per aver emesso i loro criteri, queste strofe del vecchio cubano José Martí, a cui non c’è ancora alcuna macchia in grado di abbassarlo, germogliano nelle risposte:
(…)
Mente come uno zascandil
Chi dice di avermi sentito,
Per non aver pensato come me
Chiama un cubano “vile”.
(…)
Cosa ho detto al riguardo
Di opinione diversa, se
Mi chiamerà vile.
Per non aver commentato come lui!

Voglio Cuba amante e uno;
Voglio unirti e vincere
E inizio offendendo
Quello che è nato nel mio presepe?
(…)
Ai miei fratelli del dolore
Non devo chiamarli vili,
Quelli vili sono i rettili
Che vivono della fama di qualcun altro.
(…)
E quando tutte le mani
Ci sono pochi per l’entusiasmo,
O patria, li useranno
Nel ferire i fratelli!

Qualcosa nell’anima decide,
Nella sua rabbia indignata,
Che è più vile di quello che degrada
Un popolo, quello che lo divide.

Chi, con gli insulti, convince?
Chi, con gli epiteti, finché?
L’amore vince. La parola
Solo quando è giusto, vince.

Se sei onorato, i modi in cui
Molti dovranno unirsi:
Con tutti deve essere fondata,
Per il benessere di tutti!

Faccia il primo comento

Faccia un comento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*