Il Buon Pastore: glorificare il Padre con la sua parola e azione

Di: Diacono Maykel Gómez Hernández, SDB

La relazione d’amore di Dio con noi si basa sulla relazione filiale che Dio ha con suo Figlio. Nel disegno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, era già previsto che gli uomini formassero un’unica famiglia dove tutti, riconoscendo l’unico Dio come Padre, avrebbero vissuto come autentici fratelli. Pertanto, è necessario intendere la Chiesa come la grande famiglia dei figli di Dio.

All’interno di questa grande famiglia, Dio ha scelto alcuni che lo aiutino a guidare i suoi figli in quel cammino di santità che ci propone. La Chiesa ha bisogno di buoni pastori che aiutino, comprendano e guidino il santo popolo di Dio, ma, soprattutto, che siano parte di quel popolo di Dio, che senta, soffra e pianga con il popolo, e da lì lo rafforzi nella speranza, lo sostenga tu nella fede, sii la voce di coloro che non vengono ascoltati e, soprattutto, sii un riflesso della misericordia di Dio.

Il nostro mondo, da tempo, inciampa senza senso, in questa epoca di transizioni accelerate, la confusione regna in molti aspetti della vita, e ci vuole molta coerenza per essere segno e portatore dell’amore di Dio per tutti. Il mondo soffre d’amore, e la cosa più triste è che sta affondando sempre di più, abbiamo confuso la libertà con la dissolutezza, abbiamo confuso il fanatismo con la religione e, quel che è peggio, abbiamo messo da parte la responsabilità lasciando il posto al falso pensiero che” qualcun altro lo farà” con la scusa che “non ho intenzione di cambiare il mondo”.

Se è vero che c’è una sola vita terrena, è ancora più vero che bisogna viverla pienamente e viverla bene, cristiano, seguace di Gesù Cristo che perde la speranza, che non apporta quel granello di sabbia necessario poter generare un cambiamento positivo su tutto ciò che può rendere più felice il nostro passaggio su questa terra, e che possiamo realizzare solo se, veramente, osiamo vivere la proposta del Vangelo.

Il Vangelo ci parla della figura del Buon Pastore, quello che conduce il suo gregge al pascolo, e che fa il buon conto delle sue pecore e quando una manca, lascia le altre a soccorrere la perduta, quella smarrita , e non si arrende alla sua ansia di recuperarlo.

Gesù Cristo era il buon pastore, che anche ha dato la vita per le pecore, la dona liberamente, anche se può sembrare che gli sia stata tolta. Gesù compie la volontà del Padre, annuncia il suo regno e prepara la via alla salvezza e alla redenzione dell’uomo.

Da buon pastore guida i suoi discepoli preparandoli a ciò che verrà, che, anche se non sarà facile, diventerà presto per alcuni la palma del martirio, senza rinunciare alla missione principale di glorificare il Padre con la sua parola e la sua azione . Così, papa Francesco ci ricorda:

“Il pastore, secondo Gesù, ha il cuore libero di lasciare le sue cose, non vive facendo i conti di ciò che ha e delle ore di servizio: non è un ragioniere dello spirito, ma un buon samaritano in cerca di coloro che hanno bisogno. È un pastore, non un ispettore del gregge, e si dedica alla missione non al cinquanta o sessanta per cento, ma con tutto il suo essere. Andando in cerca, trova, e trova perché rischia; non si ferma dopo le delusioni né cede alle difficoltà; Anzi, è ostinato nel bene, unto dall’ostinazione divina che nessuno deve essere sviato. Pertanto, non solo la porta si apre, ma esce alla ricerca di coloro che non vogliono entrare per essa. Come ogni buon cristiano, e come esempio per ogni cristiano, è sempre fuori di sé. L’epicentro del suo cuore è fuori di lui: non è attratto da se stesso, ma dal tu di Dio e dal noi degli uomini”.1

Un altro elemento fondamentale che compone il buon Pastore è il suo senso di responsabilità; una responsabilità ben compresa che abbraccia tutti gli aspetti della vita, una responsabilità che non esclude, tutte le sue “pecore” sono importanti, non fa distinzioni, non giudica il loro pensiero, e anche quando rispetta molto la loro libertà, aiuta e collabora per avere un grande senso di ciò che è giusto, rispettabile e, in sostanza, ciò che rende la tua vita onorevole e degna. Per questo il Pastore guida la via del bene, alza la voce per segnalare il pericolo, affronta senza timore tutto e chiunque minacci la stabilità e il bene comune del suo gregge ed è capace di difendere il proprio fino a dare la vita se la causa è giusta.

Per ottenere ciò, il Pastore non può, in nessun caso, vivere al di fuori della realtà, poiché questa lo riguarda anche come persona e, soprattutto, “lo aiuta ad aiutare”, lo mette in grado di poter trasmettere il vangelo di un cammino coerente e concreto che contribuisce alla costruzione del Regno di Dio e, soprattutto, alla salvezza delle anime. È necessario guardare con gli occhi di Dio, ascoltare con le orecchie di Dio, abbracciare con le braccia di Dio, per vedere Dio in tutti.

Abbiamo bisogno di pastori santi che vogliano avventurarsi nella follia della sequela di Gesù Cristo, pastori radicati con la loro gente e con la loro gente, pastori che si sentano identificati con la loro realtà e che facciano testimonianza e azione delle parole del Vangelo, e quei pastori devono uscire gli uni dagli altri, dalle nostre famiglie, dalle nostre scuole. Non dobbiamo avere paura, Dio dona la forza e l’integrità necessarie per continuare il suo cammino, quindi, dobbiamo pregare più forte Dio, dobbiamo collaborare alla formazione di quei pastori, perché poi ci guidino lungo questo difficile cammino di amore per Dio e per il prossimo.

La vita va rinnovata ogni giorno con il tocco dell’amore, è necessario lasciare che la felicità bussi alla nostra porta e la faccia entrare, ma dobbiamo anche testimoniare a tutti coloro che non conoscono Dio di quella grazia che riceviamo. L’amore è il motore che deve muovere tutta la nostra vita, la nostra azione, e solo dall’amore potremo vivere con Cristo e in Cristo.

Dio può sempre fare di più, molto di più di quanto siamo capaci di immaginare, basta che tu osi metterti nelle sue mani, che osi lasciarti inondare dal suo Santo Spirito, ed Egli farà miracoli in te e per voi. Ω

 

 

Nota

[1] Omelia di Papa Francesco durante la Messa di venerdì 3 giugno 2021, in Piazza San Pietro, in occasione del Giubileo dei sacerdoti e dei seminaristi.

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