Scienza out-of-the-ed

El director de la serie, Rudy Mora, segundo de derecha a izquierda en la imagen, acompañado de algunos actores.

Per caratterizzare il lavoro di Rudy Mora, non si parla di ricerche, ma di scoperte, di marchi personali facilmente riconoscibili. C’è un approccio coraggioso e sfumato a temi difficili e pressanti della società cubana di oggi, narrato con una sintassi atipica, che sfugge alle forme convenzionali di assemblaggio e preferisce l’editing irrequieto – lettura a volte difficile – per ottenere tempi che contribuiscono notevolmente a “energizzare” il discorso, sempre fotografato da angolazioni, inquadrature e prospettive diverse come i conflitti gerarchici. “Ogni aereo è disegnato, pensato” riconosciuto regista e fotografo nel programma 23 e M.
Vale quindi la pena notare il lavoro di Alexander Escobar a capo delle telecamere, di Octavio Crespo nell’edizione, e aggiungere che sia il design di presentazione che Juan Carlos Rivero eludono percorsi banale, con una sigla che ha dato la priorità a sonorità non comuni nella nostra drammatizzata, troppo attaccata quasi sempre a un concetto ristretto del “popolare cubano”. Ed è chiaro che, in generale, una serie così notevole si ottiene con il concorso dell’intero team di realizzazione.

El director de la serie, Rudy Mora, segundo de derecha a izquierda en la imagen, acompañado de algunos actores.
Il regista dello show, Rudy Mora, secondo da destra a sinistra nella foto, accompagnato da alcuni attori.

Al di là dell’esperienza cinematografica del regista, se si confrontano i risultati di titoli come The Other Side (2000), Double Game (2002) e Diana (2009), è possibile apprezzare una carriera di rigori sostenuti, eventuali eccessi e acomodos tempestivi che in Con Ciencia formano già un’opera equilibrata, che potrebbe essere definita “televisione d’autore”.
Più di una volta il regista ha raccontato come, da un’idea di Joel Ortega, direttore di RTVC, gli sia stato affidato il compito di indagare l’universo di un gruppo di scienziati cubani, per il quale ha scelto il Center for Genetic Engineering and Biotechnology. Lì, un team guidato dalla Dott.ssa Lidia Inés Novoa ha contribuito con una sorta di brainstorming, aneddoti ed esperienze per coltivare quelle che sarebbero state in seguito le sceneggiature di ciascuna delle storie.
Il processo di creazione, quando queste linee vengono in piazza, sarà più che conosciuto, ma qui viene ricordato perché è ancora l’argomento migliore per opporsi a coloro che erano a disagio con il presunto “abuso” a immagine degli scienziati, che, tra l’altro, hanno fatto parte (importante sì, ammirevole, ma una parte) dell’universo del lavoro cubano. Sono questi ultimi (medici, insegnanti, lavoratori, artisti…) che dovrebbero riflettersi anche nei personaggi di Con Ciencia, senza che il detto perda il giusto rispetto per i nostri uomini e le nostre donne della scienza.
Così il regista concepì dieci capitoli che alla fine portarono undici, in una decisione emcina, non tanto perché ruppe la simmetria tra le storie (che è normale), e tanto che inutilmente dilatato il primo conflitto, incentrato su inconvenienti domestici estesi al piano scientifico (o viceversa?). È chiaro che abbiamo voluto sottolineare l’idea che i personaggi sono persone che affrontano il giorno per giorno come quasi tutti gli altri, ma dialoghi come quello che ci ha messo troppo a lungo davanti a una piattaforma di patate potrebbero essere sintetizzati.
Mora ha spiegato che si è trattato di una decisione presa a causa dell’importanza data all’incidente sul lavoro che ha funzionato come una sorta di prologo della serie (tra l’altro, una sequenza antologica), ma valeva la pena provare a contrattare e ellipsis per ridurre il conflitto a un unico capitolo.
È difficile trovare fessure per il resto della serie e persino spettacoli. Era uno di quegli audiovisivi (Silenziosamente doveva essere, L’altra guerra…) in cui ogni attore sembra essere consapevole di doversi consegnare tutto, per quanto umile sia la sua interpretazione. Non tutti i personaggi avevano lo stesso grado di difficoltà, ma ogni esecutore ha portato sfumature e artigianalità per ottenere una finitura rotonda e coerente.
Forse dovremmo ricordare come Isabel Santos (Capitolo 9: “Silenzio”) ci abbia colpito ancora una volta, cosa che a questo punto sembra sempre impossibile, con quel medico malato che sa superare la fraternità ai suoi limiti, e mostra la sua tragedia personale in un esercizio di parco a parole, ma teso, arrabbiato nell’espressione corporea.

Serie Conciencia
Serie Coscienza

Oppure dovrebbe essere separato per il Capitolo 5: “Tifo”, ed evidenziare il trattamento intelligente dei conflitti generazionali che possono diventare rivalità, anche se da certe confessioni del vecchio insegnante (“È la mia vita, figa!”, dice in una uscita di candore), sappiamo che ciò che viene imposto è la paura di sentirsi sfollati dall’inesorabile passare del tempo e dai progressi della tecnologia. Finalmente prevale il buon senso dello scienziato esperto, che finisce per mostrare coerenza professionale, cioè del suo impegno per la scienza. Manuel Porto dimostra ancora una volta di essere un attore di risorse sorprendenti, e Juan Carlos Batista non si è arreso di un centimetro al polso con uno dei grandi della performance cubana.
Ma se a queste righe è permesso quello che può costituire un eccesso di soggettività per scegliere la migliore storia narrata dall’inizio alla fine, la più organica, e dove ogni attore perfettamente empatizzante con i suoi co-protagonisti, menzionerebbe il Capitolo 3: “Fede”.
Dovremmo menzionare tutta la squadra: Adriana Alvarez, Ray Cabrera, Yoandra Suárez… Ma è chiaro che Nieves Riovalles e Carlos Gonzalvo hanno raggiunto momenti di eccezione, in una storia raccontata con un peso commovente di umanesimo e obiettività. Carmen, una madre che non è sempre stata giusta come dovrebbe essere, cerca disperatamente aiuto per il suo figlio malato terminale, che a sua volta ci viene rivelato come qualcuno la cui inflessibilità si è guadagnata i suoi rancori dalla gente per lui maltrattata.
Ognuno dei due attori “pulsa” corde diverse. Lei, vecchia e molto umile, lavora tutto il tempo dall’estroversione drammatica (melo), e Gonzalvo è contenuta, conosce le sottigliezze e le sfumature di cui ha bisogno per dirci il dolore di Tony e, soprattutto, il bisogno che sente di riconciliarsi con i suoi simili (un allume, sorella …). È forse il capitolo più straziante, in quanto pone il protagonista di fronte alla situazione limite più epocale: il fine vita e la necessità che l’uomo se ne vada in pace. L’idea di morte, perdono e riconciliazione non è sempre affrontata in modo così toccante.
Già nell’ultima storia, va menzionata una scena fugace ma significativa: quella del Capitolo XI: “Tesi”, in cui Laura (White Pink Banking), nel bel mezzo della sua disperazione di avere un tetto, si avvicina brevemente a una cerimonia religiosa. Si ricorda la benedizione che, con gratitudine, Carmen le aveva dato nel terzo capitolo. E sembra che, al volo, ci sia qualcosa di cui si parla a malapena nei nostri media: le relazioni tra una parte di scienziati, professionisti, persone in generale e religiosità.
C’è sempre chi crede che l’opacità, gli errori e i sogni rinviati o persi per sempre, offrano un quadro dubbio dell’odierna Cuba. È vero che c’erano capitoli tristi, ma c’è qualcosa di inderrostabile nello spirito umano di quel giovane apprendista scienziato parker che continua a comprare i libri che ama; o in uno che cerca su altri orizzonti la possibilità di offrire una vita migliore alla propria; o nella ragazza salvata in colpi di audacia e solidarietà; o nel rinnovamento di un’amicizia persa da ambizioni mal indirizzate… Ci sono certezze di arresti e desiderio di successo nonostante i ninguneos non sconfessiati e i pavimenti serruched, le ingiustizie e l’invidia slegata.
Sentimenti cattivi o fuorviati, ansie e carenze, estenuanti e miseria quotidiana hanno reso Con Ciencia, oltre a una serie eccezionale, un pretesto per mostrare quanti di questi scienziati crescono che, con sforzi, bontà, miserie umane e voglia di vivere, lottano per ottenere un posto migliore al sole. Proprio come tutti gli altri. Ω

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