Il sogno

Las diferencias nos complementan, nos enriquecen. Pero solo son beneficiosas cuando provienen de la natural diversidad, no de la distinción que artificialmente se erige sobre posesiones.

Verso la fine del suo viaggio, dopo aver attraversato enormi pericoli per compiere la sua sacra missione, quando stava per distruggere l’anello malvagio del potere, Frodo Bagason, lo hobbit, sentiva di doverlo tenere. Poi, grazie al morso di Sméagol (Gollum), l’anello e il dito di Frodo andarono a dare alle viscere bollenti della montagna del destino. Tuttavia, quella reliquia perversa, che immaginava il suo proprietario sopra gli altri esseri, aveva finalmente vinto la scommessa sulla bontà.
La magnifica parabola della saga il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien definisce come pochi l’eterna battaglia tra l’essere e l’avere, tra l’assunzione dell’esistenza come servizio agli altri e come il loro dominio. Nessun essere umano, nemmeno gemelli omozigotici, è identico a un altro. Le differenze ci completano, ci arricchiscono. Ma sono utili solo quando provengono dalla diversità naturale, non dalla distinzione che si basa artificialmente sui beni.
“Paesi in via di sviluppo è il nome con cui gli esperti designano i paesi colpiti dallo sviluppo di altri”, ha detto l’uruguaiano Eduardo Galeano con il suo spioncino teleironico. Persone in via di sviluppo, varrebbe la parafrasi, sono coloro che hanno servito spalle e braccia allo sviluppo degli altri.
Cifre, nomi, nazioni potrebbero essere citati… Ma è la cosa meno importante. Ogni volta che l’individuo lascia crescere l’individualismo, muore l’angelo che ci rende umani, nella stretta comunione della parola. E il sogno dell’uguaglianza, cioè delle pari opportunità di respirare, si allontana di notte di tanto in tanto.
L’ossessione di avere abbagliamento; la brillantezza della fatuosa, ennila, e di questa emozionante turbion tra due grida – la vita – decolla poi nell’infinita corsa della differenziazione, che supera i credo, le regioni, la militanza.
La tecnologia è l’arma che i meno brandiscono per danneggiare di più; tecnologia, anche, è il resquicio trovato da preteridi, per farsi sentire. La mano guantata millimetrica che stringe le sostanze della salvezza in una pillola opprime anche, senza il minimo rimorso, il grilletto per un esplosivo.
Il pregiudizio copre tante e tante iniquità. Uomo-Donna, Bianco-Nero, Nord-Sud, Eterosessuale-Omosessuale, Ricco-Povero, Intellettuale-Ignorante, Up-Down… l’elenco delle dicotomie, tristemente polarizzate, pende sopra le nostre teste ogni secondo. E ancora, l’istinto animale per la conservazione dimentica che dall’altra parte incoraggia allo stesso modo la speranza, un senso sublime al di là dei fluidi corporei mescher.
Dove andiamo se il pensiero giace più nello stomaco che nel cervello? Quando capiremo che le persone grammaticali non arrivano al primo del singolare? Che sangue effimero c’è dei sogni, che non riesce ad ossigenare le idee della fratellanza?
José Martí, apostolo cubano, voleva costruire una patria, che per lui era sinonimo di umanità, “con tutti e per il bene di tutti”. Lì la prima legge doveva essere “il culto della piena dignità dell’uomo”.
Quel desiderio telurico si lega ancora all’orizzonte lontano. Ω

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