XII Domenica del Tempo Ordinario

Di: Padre José Miguel González Martín

20 giugno 2021

Il Signore parlò a Giobbe dalla tempesta.

L’amore di Cristo ci spinge.

Gesù disse loro: «Perché avete paura? Non hai ancora fede?

 

Letture

Prima lettura

Lettura dal libro di Giobbe 38, 1. 8-11

Il Signore parlò a Giobbe dalla tempesta:
“Chi ha chiuso il mare con una porta, quando è fuggito impetuosamente dal suo seno, quando ho messo nuvole per coperte e nuvole temporalesche per pannolini, quando gli ho stabilito un limite mettendo porte e catenacci, e gli ho detto: ‘Tu andrai così lontano e non passerai; qui si infrangerà l’arroganza delle tue onde ‘? ”.

 

Salmo

Salmi 106, 23-24. 25-26. 28-29. 30-31

R / Rendete grazie al Signore, perché la sua misericordia è eterna.

Entrarono nelle navi per mare, commerciando attraverso le vaste acque.
Hanno visto le opere di Dio, le sue meraviglie nell’oceano. r.

Ha parlato e ha sollevato un vento tempestoso, sollevando le onde alte;
salirono al cielo, scesero negli abissi, lo stomaco che si agitava per le vertigini. r.

Ma nella loro angoscia gridarono al Signore ed Egli li trasse fuori dall’affanno.
Ha calmato la tempesta con una leggera brezza e le onde del mare sono state zittite. r.

Si rallegrarono di quella abbondanza, ed egli li condusse all’agognato porto.
Rendete grazie al Signore per la sua misericordia, per i prodigi che compie con gli uomini.

 

Seconda lezione

Lettura dalla seconda lettera di san Paolo ai Corinzi 5, 14-17

Fratelli:
Siamo spinti dall’amore di Cristo, considerando che se uno moriva per tutti, tutti morivano.
E Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.
Così che d’ora in poi non conosciamo nessuno secondo la carne; se mai abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così.
Quindi, se uno è in Cristo, è una nuova creatura. Il vecchio è passato, il nuovo è iniziato.

 

Vangelo

Lettura del santo Vangelo secondo Marco 4,35-41

Quel giorno, all’imbrunire, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Andiamo sull’altra sponda.”
Lasciato il popolo, lo portarono via in barca, com’era; altre barche lo accompagnavano. Si levò una forte tempesta e le onde si infrangevano contro la barca quasi riempiendola d’acqua. Era a poppa, addormentato sulla testa.
Lo svegliarono dicendo:
“Maestro, non ti dispiace se periamo?”
Si alzò, rimproverò il vento e disse al mare:
“Silenzio, taci!”
Il vento cessò e venne una grande calma.
Ha detto loro:
“Perché hanno paura? Non hai ancora fede?
Erano pieni di paura e si dicevano l’un l’altro:
“Ma chi è questo? Anche il vento e il mare gli obbediscono!”.

 

Commento

 

La Parola di Dio di oggi inizia con questo brano del libro di Giobbe in cui ci viene detto che Dio ha parlato a Giobbe dalla tempesta per fargli sapere che è anche il padrone e signore del mare e di tutto ciò che esso contiene. La sua onnipotenza e signoria si estende a tutta la creazione. Non c’è nulla che sfugga al suo potere. È il Signore della storia, di tutto ciò che accade e accade, e anche Signore della natura, di tutto ciò che è ed esiste.

Da questa verità invita Giobbe e ciascuno di noi alla fiducia, a vivere come bambini tra le braccia del padre, come bambini piccoli, a volte spaventati, ma sempre sicuri che il padre o la madre li tireranno fuori dai guai e loro aiutarli a risolvere i loro problemi. Certamente ci sono realtà nella vita che ci spaventano molto, realtà che ci dominano e ci travolgono, che non abbracciamo, che ci superano, che ci fanno paura. La paura, in qualsiasi sua forma, ci attanaglia e ci blocca, ci paralizza, ci porta a perdere anche la fede e la fiducia in Dio, che sembra averci lasciato in quei momenti, averci abbandonato. Giobbe, uomo di fede, si è sentito abbandonato da Dio nelle sue sofferenze e nei suoi fallimenti. E Dio gli parla; Ti fa capire che non sei solo.

È sorprendente che Dio abbia parlato a Giobbe dalla tempesta. È che Dio può parlarci da qualcosa di oscuro, una situazione complicata, una persona difficile, un problema che ci toglie la pace? Certamente sì; e lo fa. Pertanto, non possiamo fuggire dalle tempeste della vita senza fermarci ad ascoltare la voce di Dio dentro di loro e chiederci: cosa vuole dirmi il Signore con tutto ciò che mi sta accadendo e che non capisco o non capisco accettare? Più che trovare una risposta, ciò che è veramente importante sarà sentire la sua presenza, perché vuole anche farci sapere che non siamo soli.

Il Vangelo di oggi completa magistralmente questo messaggio della prima lettura. Gesù appare come il proprietario e signore delle forze della natura, qualcosa che nella fede ebraica era riservato esclusivamente a Dio. Gesù è anche Signore della natura e agisce con la potenza di Dio. La sua divinità si esplicita con esso: rimprovera il vento e il mare e tutto torna calmo. Prima i discepoli, credendo che dormisse, temevano di essere inghiottiti dalle onde e dalla forte tempesta. Al punto che lo hanno svegliato con urgenza e gli hanno chiesto con veemenza che facesse qualcosa.

Anche noi, in molte occasioni, temiamo di essere inghiottiti, distrutti, annientati, dal mare di dubbi, sofferenze, conflitti o ingiustizie che ci circondano e ci flagellano. Anche noi dobbiamo riconoscere che a volte perdiamo la fede, che ci sembra che Gesù si sia addormentato, o ci abbia dimenticato. In quei momenti devi “svegliarti” a Dio, devi pregare. Vuole che lo rivendichiamo, affinché rafforziamo la nostra fede e fiducia in Lui, affinché sperimentiamo la sua divina onnipotenza, affinché ricordiamo che Egli è sempre vicino a chi lo invoca, affinché ci prepariamo a ricevere ciò che ha in serbo per noi, perché comprendiamo, almeno in parte, e accettiamo la sua volontà.

Gridare angosciati al Signore come ha fatto Giobbe, come fanno tanti uomini e donne del nostro tempo, in mezzo alla tempesta della pandemia, delle tempeste politiche e sociali, non significa non avere fede in Lui ma tutt’altro. Sappiamo che Lui è sempre con noi, anche se a volte i dubbi o la paura ci invadono. Ed Egli solo è il Dio al quale rispondono tutte le forze e gli elementi della natura, e al quale tutti dovremo rendere conto della nostra vita e delle nostre opere.

Dice Papa Francesco, commentando il Vangelo di oggi: «L’amore di Dio è stabile e sicuro, come gli scogli rocciosi che proteggono dalla violenza delle onde. Gesù lo manifesta quando calma la tempesta, comandando al vento e al mare. I discepoli hanno paura perché si rendono conto che non possono, ma Lui apre i loro cuori al coraggio della fede”.

Certamente l’amore di Cristo ci spinge, ci spinge, ci spinge, ci ripara e ci prepara, ci libera dalla paura; L’amore di Cristo per ciascuno di noi e il nostro amore per Lui. Come ci dice san Paolo nella seconda lettura, Gesù Cristo è morto per ciascuno e per tutti, cioè ha dato la sua vita perché noi abbiamo la vita. E niente e nessuno potrà separarci dal suo amore; né la fame, né il pericolo, né la spada, né le carenze o le ristrettezze del momento, né gli scandali provocati da alcuni, né i ricatti di altri. Di fronte alla paralisi della paura, i discepoli di Cristo sono chiamati a vivere con il coraggio e il coraggio di chi sa di essere sempre accompagnato e guidato dallo Spirito di Cristo che vive nella sua Chiesa fino alla fine dei tempi.

 

Preghiera

 

Signore, ci sono nuvole all’orizzonte.

Il mare è agitato.

Ho paura.

 

Il sospetto mi paralizza il sangue.

Mani invisibili mi tirano indietro.

Non mi azzardo.

 

Uno stormo di uccelli scuri

sta attraversando il cielo.

Cosa sarà?

 

Mio Dio, di’ alla mia anima:

Sono la tua Vittoria.

 

Ripeti alle mie viscere:

non temere, io sono con te.

 

(Padre Ignacio Larrañaga)

Lascia un commento

Condividi la tua risposta.

Su dirección de correo no será publicada.


*