Intervento di Monsignor Alvaro Beyra Luarca, Vescovo di Bayamo-Manzanillo e Presidente della Commissione Pastorale Giovanile Nazionale della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba

Mons. Alvaro-Beyra-Luarca
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Nell’idea centrale del mio discorso: “Ciò che i giovani portano alla Chiesa perché siamo giovani”, voglio riferirmi a ciò che portano all'”essere” della Chiesa, non al “fare” della Chiesa, una dimensione alla quale troppo spesso siamo tentati di ridurre esclusivamente il loro contributo alla vita ecclesiale.
Evidentemente, per contribuire all’essere della Chiesa devono essere Chiesa, vedere ed essere visti come una Chiesa, non come semplici destinatari della Missione della Chiesa, tanto meno come un problema. Sono membri funzionali essenziali del corpo ecclesiale qui e ora, non solo in futuro.
Ogni membro del corpo ha la sua caratteristica e funzione, e tutti sono necessari per il funzionamento armonioso del tutto, nessuno ha tutti gli elementi e nessuno è sufficiente per se stesso, come ci insegna san Paolo (1 Cor 12,14). Fingere di chiedere a qualcuno che li ha tutti e censurarlo per coloro che gli mancano significa distorcere la realtà travisandolo falsamente.
Spesso gli adulti, che sono quelli che esercitano quasi assolutamente autorità nella Chiesa e nel mondo, sottolineano troppo insistentemente il fatto esistenziale che i giovani non hanno esperienza, non hanno storia e impongono salomonicamente che questo li squalifica come soggetti creativi. Il fatto è vero, ma è solo una verità parziale e della parte meno importante; perché le verità più importanti non sono quelle che hanno a che fare con il passato, ma quelle che hanno a che fare con il futuro. Il passato è limitato, il futuro è illimitato. Il Regno dei Cieli è nel futuro, ed è anche rigorosamente vero che lo sguardo spontaneo dei giovani è diretto verso il futuro.
Il più grande tesoro della Chiesa non è la sua storia in cui si intrecciano la grazia e l’azione umana di Dio, comprese le infedeltà e i peccati, ma la promessa salvifica proveniente da Dio Amore. La storia dà fondamento, solidità, quando la sua memoria viene usata come caduta del pastore che guida in avanti, fino alla fine vera e conserva fedelmente la promessa che dà speranza, mobilita, fertilizza. Nella crescita armoniosa del corpo ecclesiale, l’adulto conserva, il giovane energizza.
È presente l’intuizione di san Giovanni Paolo II con le Giornate Mondiali della Gioventù, che hanno rivalutato la vita giovane davanti alla Chiesa e al mondo e che attendono ancora di passare da eventi una t-t a uno stile di azione quotidiana della Chiesa. Si tratta di un argomento eccezionale, una ricchezza non pienamente sfruttata. Speriamo che, tra gli altri, questo sia un contributo di questo Sinodo alla Chiesa e al mondo.
La ringrazio molto per la sua gentile attenzione. Ω

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