Catechesi sui comandamenti

VATICAN CITY, VATICAN - JUNE 28: Pope Francis waves to the faithful as he arrives in St, Peter's square for his weekly audience on June 28, 2017 in Vatican City, Vatican. This afternoon Pope Francis will appoint five new Cardinals during a Consistory. (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Offriamo poi ai nostri lettori la prima della catechesi sui comandamenti sviluppati da Papa Francesco dal 13 giugno.

 

Papa Francisco
(Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi è la festa di Sant’Antonio da Padova. A quale di voi si chiama Antonio? Sentiamolo per tutti gli Antonio.
Oggi iniziamo un nuovo itinerario catechetico. Sarà sul tema dei comandamenti, dei comandamenti della legge di Dio. Il passo che abbiamo appena ascoltato è un’introduzione: l’incontro tra Gesù e un uomo – è un giovane – che, in ginocchio, gli chiede come può raggiungere la vita eterna (cfr Mc 10,17-21). E in questa domanda c’è la sfida di ogni esistenza, anche della nostra: il desiderio di una vita piena e infinita. Ma come arrivarci, da che parte andare? Vivere per davvero, vivere un’esistenza nobile… Quanti giovani cercano di “vivere” e di distruggere invece le cose più effimere.
Alcuni pensano che sia meglio mettere fuori questo impulso – l’impulso a vivere – perché è pericoloso. Vorrei dire, soprattutto ai giovani: il nostro peggior nemico non sono i problemi concreti, per quanto gravi e drammatici, il pericolo maggiore nella vita è un cattivo spirito di adattamento che non è mitezza o umiltà, ma mediocrità, pusilanimità. Un giovane mediocre, è un giovane con un futuro o no? No! Lui rimane lì; non cresce, non ci riuscirà. Quei giovani che hanno paura di tutto: “No, io sono così…”, quei giovani non ci riusciranno. La mitezza è forza e nessuna pusillanimità, nessuna mediocrità. Il beato Pier Giorgio Frassati ha detto che dobbiamo vivere, non tirare. Quelli mediocri stanno tirando. Vivere con la forza della vita. Il Padre celeste dovrebbe essere chiesto ai giovani di oggi per il dono di una sana irrequietezza. Ma nelle vostre case, in ogni famiglia, quando c’è un giovane che è seduto tutto il giorno, a volte la madre e il padre pensano, “È malato, ha qualcosa”, e lo portano dal dottore. La vita del giovane è andare avanti, essere irrequieti, essere irrequieti, non accontentarsi di una vita senza bellezza, senza colore. Se i giovani non hanno fame di una vita autentica, mi chiedo, dove andrà l’umanità, dove andrà l’umanità con i giovani che sono ancora e non irrequieti?
La domanda di quell’uomo del Vangelo che abbiamo ascoltato è dentro ognuno di noi: Com’è la vita, la vita in abbondanza, la felicità? Gesù risponde: “Conosci i comandamenti” (v. 19), e cita una parte del Decalogo. È un processo pedagogico, con il quale Gesù vuole condurre a un luogo preciso. Infatti, è già chiaro, con la sua domanda, che quest’uomo non ha una vita piena, cerca qualcos’altro, è irrequieto. Allora, cosa dovresti capire? Dice: “Maestro, ho tenuto tutto questo fin dalla mia giovinezza” (v. 20).
Come si passa dalla giovinezza alla maturità? Quando inizi ad accettare le tue limitazioni. Diventiamo adulti quando relativizziamo e diventiamo consapevoli di “ciò che manca” (cfr v. 21). Quest’uomo è costretto a riconoscere che tutto ciò che può “fare” non supera un “tetto”, non va oltre un margine.
Com’è bello essere uomini e donne! Quanto è preziosa la nostra esistenza! Eppure c’è una verità che nella storia degli ultimi secoli l’uomo ha spesso rifiutato, con conseguenze tragiche: la verità dei suoi limiti.
Gesù, nel Vangelo, dice qualcosa che può aiutarci: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; Non sono venuto per abolire, ma per conformarsi” (Mt 5,17). Il Signore Gesù dà via la realizzazione, ecco perché è venuto. Quest’uomo ha dovuto fare un salto per raggiungere la soglia, dove manca la possibilità di smovirsi da se stessi, dalle proprie opere, dai propri beni e – proprio perché manca la piena vita – di lasciare tutto per seguire il Signore. Guardandola bene, nell’invito finale di Gesù – immenso, meraviglioso – non c’è la proposta della povertà ma quella della ricchezza, quella vera. “Manca una cosa: andate, quanto avete da venderla e darla ai poveri, e avrete un tesoro in cielo; Allora andiamo, seguimi! — (V. 21).

Papa Francisco
Papa Francisco

Chi, essendo in grado di scegliere tra un originale e una copia, sceglierebbe la copia? Questa è la sfida: trovare l’originale della vita, non la copia. Gesù non offre sostituti, ma vita vera, vero amore, vera ricchezza! Come possono i giovani seguirci nella fede se non ci vedono scegliere l’originale, se ci vedono dipendenti da mezze inchiostri? È brutto trovare cristiani di mezzo inchiostri, cristiani – mi permetta la parola – “nani”; crescono fino a una certa altezza e poi non lo fanno; cristiani con il cuore ridotto e chiuso. È brutto imbattersi in questo. Prende l’esempio di qualcuno che mi invita a un “oltre”, a “qualcos’altro”, per far crescere qualcos’altro. Sant’Ignazio lo definì il “magis”, “il fuoco, il fervore dell’azione, che scuote il sonno”.
Il modo in cui ciò che manca passa attraverso quello che c’è. Gesù non è venuto per abolire la Legge o i Profeti, ma per adempierli. Dobbiamo partire dalla realtà per fare il salto a “ciò che manca”. Dobbiamo cercare l’ordinario per aprirci allo straordinario.
In queste catechesi prenderemo le due tavole di Mosè come cristiani, per mano di Gesù, per passare dalle illusioni della giovinezza al tesoro che è in cielo, camminando dietro di Lui. Troviamo, in ognuna di queste leggi, antiche e sagge, la porta aperta dal Padre che è nei cieli affinché il Signore Gesù, che l’ha attraversata, ci conduca alla vita vera, alla sua vita, alla vita dei figli di Dio. Ω

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