Dalla musica post-riconciliata alla Quaresima e alla Pasqua

Questa sezione ideata dalla Cattedra di Musica Sacra del Centro Culturale Padre Félix Varela all’interno di Palabra Nueva, si propone di dedicarsi alla valorizzazione del sacro patrimonio musicale contemporaneo da utilizzare nelle nostre liturgie e congregazioni. Con un criterio specialistico, i repertori sacri saranno analizzati e suggeriti nuovi approcci all’interpretazione musicale all’interno delle celebrazioni liturgiche, in modo che musicisti fedeli e pratici abbiano strumenti che facilitino il rapporto di rito musicale in diversi momenti del calendario liturgico.
Molti sono noti per l’impatto socio-culturale dei rinnovi del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). Nel campo della musica, nella fase post-riconciliata è stato generato un repertorio in dialogo con il substrato culturale del nostro popolo, particolarmente visibile in termini di ritmo, ritmo e genere musicale, con sones, guarachas, “Afro lament”, guajiras, tra gli altri, il tutto accompagnato dal testo delle canzoni in spagnolo per facilitare una maggiore vicinanza di chi partecipa ai riti alla musica che accompagna e sostiene la liturgia.
Quello che negli anni Settanta e Ottanta fu allora quel “nuovo” repertorio musicale post-conciliare, fu raccolto in un lodevole sforzo editoriale della Chiesa cattolica intitolato Cuba canta la sua fede, coordinato dalla musicista sacra Ada Rabelo, titolare della Chiesa della Carità e conoscitore di opere e compositori, nonché delle premesse e delle prospettive conciliari. Il prezioso compendio Cuba canta la sua fede, articolata in diversi volumi al servizio dei tempi liturgici e delle festività – Avvento, Natale, Quaresima/Pasqua/ Pasqua, Tempo Ordinario e Festività Mariane – raggruppate al momento della pubblicazione i principali autori musicali che prima e dopo il Concilio presentavano preoccupazioni creative legate ai rinnovi liturgici. In questo modo, alcuni nomi emblematici della musica del XX secolo nella Chiesa cattolica dell’isola come Perla Moré, Alfredo Morales, Jorge Catasús, Toni Rubí, Emérita Sorí, Rogelio Hernández, Frank Gómez … furono cristallizzati in quella cresta e divennero parte del “suono della Messa” post-riconciliato nel nostro paese.
Dopo diversi anni di utilizzo di questo repertorio, molte congregazioni con musicisti-compositori consacrate nelle loro appartenenze hanno spontaneamente creato nuove composizioni per uso liturgico in sintonia con le loro esigenze di fede, a volte più coerenti con il rinnovamento conciliare e altre meno. All’Avana, ad esempio, è il caso della Comunità di Sant’Egidio, con un repertorio particolare e un cantorale di circolazione interna all’interno della comunità. Ciò dimostra che forse è il momento di sistematizzare e compilare una seconda versione di Cuba canta la sua fede, di raccogliere una selezione di queste recenti composizioni, con nuove interpretazioni della nostra tradizione folcloristica, con altre combinazioni di burattini che non sono solo gli stereotipi chiave, maracas e tombe, nonché nuovi nomi di compositori che emergono tra i cristiani più giovani. Tuttavia, sebbene le generazioni successive non siano forse consapevoli dell’origine e dell’origine delle canzoni della pionieristica Cuba cantorale canta la sua fede, in molte altre congregazioni questo compendio rimane un materiale di riferimento, utile e di uso quotidiano.
In linea con questo concetto, sembra opportuno poi iniziare commentando il valore di alcune opere del repertorio della Quaresima e della Settimana Santa custodite a Cuba canta la sua fede, essendo vicina a vivere questo periodo dell’anno liturgico nelle nostre comunità. La Quaresima, il periodo in cui la Chiesa si prepara alla Pasqua, è anche un ciclo di penitenza e riflessione che conduce alla morte e alla glorificazione del Signore nella nostra vita nella Grande Settimana o nella Pasqua. La liturgia stessa di questo tempo viaggia attraverso varie fasi o stati d’animo e anche la musica, quella di un tempo e pre-riconciliarsi e contemporanea e post-Concilio Vaticano II. In questo modo, la cresta della Quaresima propone un canto dell’inizio dei tempi mentre A ti alzò gli occhi (n. 246) della paternità di Miguel Manzano ispirata al Salmo 122, che anima tematicamente con il graduale Miserere mei Deus appartenente all’antica liturgia del Mercoledì delle Ceneri che inizia la Quaresima. Senza alcuna identificazione generica che colleghi la musica a gestualità o ritmi ballabili coerenti con la sobrietà e la raccolta del rito delle Ceneri, il ritmo dell’antifona di A ti alzò gli occhi circola ai nostri giorni anche in una versione più attenuata, di lunghi valori, senza l’enfasi delle figure appuntite del canto nella sua scrittura originale, trasformando il tono marziale concepito dall’autore in stile cantabrico.
Altri salmi musicalizzati e usati in questo momento sono: L’aiuto viene dal Signore (n. 249, Salmo 120) di María P. Rudisill e From the Deep (n. 248, Salmo 129) di Miguel Manzano. Come per il Salmo 122, la pratica celebrativa delle nostre congregazioni ha dettato in molti di loro nuovi modi di intonazione di queste canzoni, quasi mai conformi all’indicazione generica di “ballata” di The Aid… o “alegretto” dal profondo, ma entrando in un ritmo più tranquillo, una specie di canzoni lente in linea con lo spirito della Quaresima.
Per quanto riguarda i canti pasquali, legati all’ufficio della Domenica delle Palme ed ereditati dall’ultima liturgia, appaiono nella cresta dell’osanna al Figlio di Davide – n. 273 e 275, di Cantalapiedra e F. Palazón, rispettivamente, antifona del tempo di Tercia Osanna filio David – e Gloria, lode e onore (n. 253, di F. Palazón), entrambi legati alla processione dei mazzi. In questi casi la funzionalità processionale sembra aver determinato che sono canti ritmici e melodici molto semplici, quindi al momento sostengono il loro uso stabile all’interno della liturgia di quel giorno.
Considerando il repertorio, in altri secoli, delle cattedrali di Santiago de Cuba e dell’Avana, di autori come Esteban Salas, Juan Paris e Cayetano Pagueras, vediamo che il periodo della Quaresima e della Pasqua ha un tono speciale nei cataloghi di compositori come quelli. Anche se forse i suoi linguaggi musicali sono più “alla moda” in altri periodi dell’anno come il Natale, la Pasqua è trattata come uno spazio per fare musica nell’uso di secoli passati, senza ritmi o strumenti rauchi o eccezionali, ma imitando i maestri della polifonia antica. Questo ritorno alla tradizione di origine è ciò che forse ha determinato che l’autore spagnolo di nome Cantalapiedra ha una particolare rilevanza in questo frammento del cantorale. Nelle opere della sua paternità raccolte, vediamo una completa austerità nelle risorse musicali, forse perché non comprendiamo le caratteristiche della tradizione musicale cubana – in particolare quella condizione di un ritmo sempre provocatorio – o forse di essere più attaccati allo spirito del tempo liturgico, almeno alla sobrietà prima della risurrezione di Cristo. E così fecero i compositori del passato: che la passione e la morte del Signore avvennero una volta per tutte e espulse riverenza e solennità anche in un contesto di rinnovi culturali vissuti oggi dalla Chiesa universale.
Da Cantalapiedra poi ci sono altre opere: Il Mandato (n. 271) di Mandatum novum do vobis antiphona per il Gabinetto dei piedi del Giovedì Santo e Perché ci hai abbandonati? (n. 276) versione del Salmo 21, in latino Deus, Deus, tregua in me, precedentemente usata nella liturgia dell’epoca di Maitine il Venerdì Santo. Nessuno di questi pezzi ha indicazioni di generi cubani, tuttavia, abbiamo vissuto l’efficacia della loro funzionalità – in particolare nella liturgia del venerdì – dove la Chiesa ricorda le parole di re Davide: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai impotente?” in associazione con la sofferenza di Cristo.
Anche nel contesto della sobrietà della Passione, un successo è la canzone My People, quale male ti ho causato? (n. 277) di Frank Gómez nel ritmo guajira, ereditato dal verso del popule meus della liturgia pre-riconciliata di venerdì. La scelta della guajira di dire in musica quel testo, accentua la vicinanza di Dio al popolo cubano, chiedendo nelle sue chiavi culturali “il mio popolo, che male ti ho causato?, in cosa ti ha offeso?, rispondimi”.
Infine, per quanto riguarda i canti dedicati alle liturgie del Sabato Santo e della Domenica della Risurrezione, il cantorale offre opere come Protégeme, mio Dio (n. 262) di F. Palazón y Señor, mi insegnerai (n. 263) di Toni Ruby, entrambi ispirati al Salmo 15 Conservame, Maestro dell’ora di Maitines del Sabato Santo, nonché Gioioso mattina (n. 282) di J. A. Espinosa; Questo è il giorno (n. 301) di Mela e Salmo 117 dell’ora dei Vespri della Resurrezione, e Hallelujah, il Signore fu resuscitato (n. 284) da V. Morales, antico Introito della Messa della Risurrezione. Tutti questi, ben noti nelle nostre congregazioni, riflettono il tono di giubilo che scature dalla vittoria di Gesù sulla morte, palpabile nelle grandi sfumature che predominano, anche se ancora una volta non c’è assenza di ritmi e generi folcloristici. Ω

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