La chiesa più antica dell’Avana

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L’Avana del XVI secolo era formata da piccole stanze dove furono costruite case, prima di tavola e guano, dopo muratura o pietre canore e soffitti di legno a cassettoni più o meno elaborati; su queste tegole creole riposate fatte di argilla cotta che in un primo momento provenivano dalla Spagna e poi iniziarono a essere fatte nelle trame dell’isola.
Tra i soffitti in pietra e ghiaia c’era l’eremo dello Spirito Santo. Nel 1620, il vescovo Armendaris informò il re dell’esistenza di una piccola chiesa dove i neri venivano celebrati messa e dedicati allo Spirito Santo. La costruzione si trovava sulle rive del quartiere Habanero di Campeche.
All’ape del vescovo Jerome Manrique de Lara, l’Eremo dello Spirito Santo fu revocato nel 1638. Fu concepito come un ausiliario del Maggiore Parrocchiale e dedicato, in particolare, all’attenzione spirituale dei neri che abbondavano in quella zona o vi si radunavano. Dal 1654 il defunto si stabilì e il 18 maggio 1674 fu dichiarata parrocchia, diventando la seconda in città.
L’edificio del tempio di una navata risale al 1638. Sembra che molti marroni e brune, schiavi e liberi (horros) intervennero nell’opera: “neri fatti e finiti con le loro eleghe e ciò che furono loro assistiti dal maestro di campo Don Diego de Villalba y Toledo essendo governatore (1647-1653) la cui promozione è dovuta a questo aiuto parrocchiale, essendo molto necessario in quel luogo perché è molto cresciuto … Seppellisci il dentro, che ci sono folle… C’è una plazuela alla porta di questa chiesa dove durante le vacanze, in ritardo, tutti i neri vengono a ballare e divertirsi, con il consenso del Vescovo e della licenza del Governatore, e con questo raccolgono un’ottima elemosina, in modo che le messe siano dette per i loro defunti, come per l’ornamento e il servizio del Santissimo Sacramento.”1
Dal rapporto sappiamo che molte persone habanera vivevano nel territorio parrocchiale. Ad esempio, lo standard parrocchiale intramurale del 1691 mostra che c’erano 607 famiglie nella parrocchia dello Spirito Santo, per un totale di 3.150 persone, di cui 2.379 bianche e 771 nere.

Il tempio
Già nel XVIII secolo il grande vescovo di Cuba, frate Jerome Valdés e Nosti, che promosse tante opere in tutta la sua estesa diocesi, sentì una speciale affinità verso questa parrocchia. Nel 1720 portò a miglioramenti al tempio, in particolare all’abside in pietra del presbiterio realizzata in stile tardo gotico con costole scolpite, uniche nei templi della città.
Quando morì, voleva essere sepolto lì. Il suo luogo di sepoltura fu sconosciuto per più di due secoli fino a quando non fu trovato accidentalmente nel 1936. Si trovava accanto all’altare del Cristo dell’Umiltà e della Pazienza. Partiamo dal presupposto che i resti siano stati spostati dal primo luogo corrispondente alla parete sinistra del presbiterio, chiamato Vangelo, al sito sopra indicato.
È logico pensare che quando monsignor Pedro Agustín Morell de Santa Cruz voleva dare alla parrocchia una seconda navata, il muro doveva essere rimosso per fare l’arco attuale. Con la rimozione del muro, anche la bara contenente i resti del vescovo Valdés dovette essere spostata. Nessuna nota del trasferimento è stata trovata, se presente.
Il sempre ricordato monsignor Angel Gaztelu Gorriti, essendo parroco di questa chiesa, ebbe la magnifica idea di chiedere al suo amico, lo scultore cubano Alfredo Lozano, di realizzare una tomba scolpita in pietra con la statua yacente del vescovo con tutti i suoi attributi episcopali (mitra, bastone, casulla, guanti e anello) da posizionare all’interno dei resti riesumati nel 1936.

Le due navi, gli altari e le immagini
La facciata primitiva del tempio è costituita da una copertura a mezzo punto con capi di coda legati ai lati degli stipiti.2 Una finestra o vana con stipiti sopra la copertura e due occhi ovali di oculo o bue su entrambi i lati, e nel semplice frontone un altro più piccolo. Le porte dei templi e degli edifici coloniali erano fatte di grandi assi di legni molto duri (mogano, jiquí, anachana) e erano adornate con chiodi di bronzo o ferro con disegni diversi.
Durante la sua visita pastorale alla diocesi di Cuba, il vescovo Morell de Santa Cruz descrive la chiesa con l’altare maggiore rivolto verso ovest e la porta principale ad est, con una piazza che la prede e due su ciascun lato rivolto rispettivamente a nord e a sud. Credo che abbia fatto costruire la seconda nave nel sud. “La Cappella Principale (presbiterio) è in pietra e volta; il resto è rafas, legno e tegole.

Parla di nove altari “con moderata decenza”, ma non li descrive. Alcuni di quelli attuali potrebbero essere di quel tempo. Sono mogano. Cinque in stile neoclassico, uno barocco e uno gotico. L’altare maggiore e la cappella del Sacramento sono eclettici.
L’attuale distribuzione non corrisponde alle descrizioni di un tempo. L’Altare Maggiore ha al centro l’insieme scultoreo che rappresenta la Santissima Trinità. Ai lati, in due nicchie, Santa Marta e Sant’Agueda. L’illuminazione di due angeli che tengono le lampade aiuta.
Nella cappella del tabernacolo, l’altare con un certo stile barocco ha al centro il tabernacolo e, sopra di esso, l’immagine del Sacro Cuore di Gesù; come fedeli custodi, due immagini di sua Madre, la Madonna, sotto le sostienezioni del Rosario (il più antico) e del Sacro Cuore di Gesù. Termina l’altare una piccola urna con l’immagine di San Domingo de Guzmán.
Nella navata principale si trovano quattro altari con la Madonna di Carmen, San Giuseppe, Sant’Antonio da Padova e, evidenziando nella bellezza e nell’antichità, il Santo Cristo dell’Incoronazione o dell’Umiltà e della Pazienza. È una sculture in legno policromo, seduta e maestosa.
Nella seconda navata si trovano altri quattro altari: quello di Santa Lucia e quello di Santa Barbara, vergini e martiri. Sono entrambi molto vecchi e belli. Quella di Santa Barbara apparteneva alla cappella della Maestria dell’Artiglieria e il suo ultimo trasferimento fu alla festa del 1898.
L’altare della Crocifissione mostra un’impressionante intaglio in legno del Cristo crocifisso e le immagini del Doloroso e di San Giovanni Apostolo. Infine, l’altare neogotico con le immagini della Vergine Maria della Carità e dell’Immacolata Concezione; ai lati le immagini del Bambino Gesù di Praga e del Bambino Divino.
Tornando alle navate, la più recente è stata comunicata con il primitivo per mezzo di cinque archi sostenuti dai capitelli di tante altre lesene di pietra.
Il presbiterio è delimitato da quattro archi: un arco trionfale nella parte anteriore e più semplice, sul lato sinistro che si apre verso la cappella del Sagrario, un altro verso la facciata di Acosta e quello che, attaccato al muro, sostiene il Sindaco dell’Altare. Circa quattro oculi sono rotondi e piccoli oculi.
Gli archi sinistro e destro si distinguono per le pareti; in essi ci sono due affreschi: quello a sinistra rappresenta l’ultima Cena; quella a destra evoca la Pentecoste con la Beata Vergine e i dodici Apostoli.
La nave primitiva è coperta da una ceramica di due gonne. Il secondo ha un tetto di quattro gonne ed entrambi rivestiti con tegole in stile spagnolo. L’edificio è stato costruito con pietra e muratura.
Entrando nel tempio, sulla sinistra, si trova la porta che dà accesso alla scala in legno del campanile e, seguita, l’arco rifondato sostenuto dalle pareti della navata delimita il coro (pavimento in assi di legno), dove c’era sempre un organo (descritto da Morell de Santa Cruz) che divenne inutile. Oggi, la parrocchia ha un magnifico organo portato dalla Svizzera grazie alla donazione fatta da una comunità religiosa di donne. È di tastiere e pedali che vengono azionati meccanicamente con un fornitore di aria elettrica al posto dei soffietti delle mani. Con un suono di altissima qualità, anima i concerti ed è utilizzato dalla scuola di organizzatori della Cattedra di Musica Sacra del Centro Culturale Padre Félix Varela.

Il fonte battesimale in marmo(Foto: Deglez)

Il Battistero
Dopo l’arco è sulla sinistra si trova il battistero con soffitto e pareti in pietra. È tenuto da due barre di ferro con disegni molto belli. Il cancello d’ingresso è rifinito in un arco a mezza punta e nell’arco della recinzione c’è una bella figura dorata un po ‘stilizzata dallo Spirito Santo. Il fonte battesimale in marmo è il primitivo. In esso furono battezzate diverse figure eccezionali della nostra storia habanera; tra gli altri, José de la Luz y Caballero, Antonio Bachiller y Morales, Miguel Aldama, Luis de Ayestarán, Nicolás Ruiz de Espadero, Moisés Simons, Nicolás Azcárate e Eduardo Sánchez de Fuentes.
Il battistero ha due pareti; in uno c’è un armadio a muro e in cui si affaccia sulla parte anteriore del cancello d’ingresso, una rappresentazione del Battesimo del Signore, sotto rilievo in bronzo, dello scultore cubano Alfredo Lozano.

Il campanile e le sue campane
Il vescovo Morell indica l’esistenza di un orologio con il suo campanile nel campanile, ma non c’è parola da lui.
Adiacente alla facciata si trova il campanile, che è di pianta quadrata tipico delle costruzioni del barocco coloniale caraibico. Si compone di tre corpi: la base e l’intermedio hanno finestre con scatole; il terzo presenta archi a mezzo punto che guardano i quattro punti cardinali e contengono le campane montate su boscaioli trasversali. La torre è sormontata da un tetto ramramidada con piccole soffitte sui suoi quattro lati adornate da cornicioni e, in cima, la croce di legno.
La torre fu completata dal maestro Pedro Hernández de Santiago nei primi decenni del XVIII secolo.

Campanile (Foto: Deglez)

Tra le campane, la più grande e la più antica, dal suono più serio e bello, è dedicata a San Giuseppe e risale al 1688, nei primi tre anni del governo episcopale dell’Isola del Vescovo Diego Evelino Hurtado y Vélez (Compostela). Dicono che nella loro fonderia molte once d’oro furono aggiunte al bronzo.
Il più piccolo è dedicato a San Girolamo ed è stato prodotto nel 1709. Per dedicazione e data, fu ben commissionato dal vescovo Jerome Valdés. Deve evidenziare una croce e il testo prega pro nobis.
Il terzo è ancora di dimensioni all’inizio ed è dedicato a San Nicola da Bari; la sua produzione risale al 1734, quando frate Juan Lazo de la Vega e Cansino fu vescovo di Cuba.
Ci sono altri due che o non avevano dedica o data, o sono stati cancellati. Uno di questi, il suono più piccolo e più alto, è stato utilizzato per avvertire degli incendi e degli incidenti della baraccopoli.
La facciata prosegue un’altra porta di due grandi stipiti incorniciati da un arco a mezza punta con capi di coda e colonne sporgenti verso la facciata (il tutto in pietra). Sopra l’arco si trova un piccolo balcone con griglia di ferro e porta a due foglie. Questa sezione sinistra della facciata sembra corrispondere a uno stadio più moderno anche quando la vecchia sezione è finita.

Cripte

Le cripte
Come ricordo dell’antica usanza di seppellire i morti all’interno e intorno alle chiese, vengono conservate le cripte funerarie che occupano gli spazi inferiori del presbiterio e la cappella del santuario. In quest’ultimo, molto tempo fa, sono stati eseguiti lavori per rafforzare i pilastri che sostengono il pavimento della cappella ed è in corso un lavoro di restauro in modo che possa essere visitato.
Il territorio parrocchiale dello Spirito Santo confina con quello del Sacramento della Cattedrale e quello del Santo Cristo del Buon Viaggio lungo Via Muralla per tutta la sua lunghezza, dalle banchine alla strada di Monserrate. Ω

Note
1 Relazione del vescovo al re Filippo IV. File generale delle Indie. Santo Domingo, 107 anni.
2 Francisco Prat Puig: Il pre-barocco di Cuba. Una scuola creola di architettura moresca, L’Avana, 1947.

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