La Chiesa e i social media

Comunicación Iglesia

1. Evangelizzazione e social media
Gesù risorto diede ai suoi apostoli il seguente comando: “Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo a tutti gli popoli”. Diffondere la Buona Novella è la fine della predicazione cristiana, e i media sono ottime risorse per la Chiesa per compiere la sua missione. Per questo, nella solennità dell’Ascensione del Signore, la Chiesa celebra ogni anno la Giornata Mondiale della Comunicazione Sociale.
Lo scopo generale dei media è quello di cercare, esprimere e trasmettere la verità. Cioè, formare un’opinione e informare la realtà. Verità e giustizia si rafforzano a vicenda; la giustizia e il bacio della pace, secondo la felice espressione del profeta Isaia. La verità, la giustizia e la pace sono espressione del vero sviluppo umano e del bene comune. I social media hanno una seria responsabilità nel promuovere la giustizia e la verità, la pace e il bene comune.
La fine dei media è perversa quando diffondono bugie piuttosto che verità, quando usano la corruzione e la manipolazione, quando enfatizzano il male in cerca di profitto, fama e potere. I media non compie la sua missione quando danno solo cattive notizie, nascondono buone notizie e travisano il bene, la verità e la bellezza del mondo e della creazione. Comunicatori, giornalisti e cittadini hanno generalmente il diritto di esercitare la libertà di espressione per generare l’opinione pubblica, liberi da calunnie e menzogne premeditate che attaccano la dignità della persona umana e contro il bene comune.
La Chiesa accoglie e incoraggia i media informatici e le tecniche che aiutano a comunicare notizie, idee e dottrine. Lo riconosce il decreto Inter-Mirifica: “Tra queste invenzioni spiccano quei mezzi che per loro natura possono raggiungere e muovere ciascuno degli uomini, ma le moltitudini e l’intera società umana, come la stampa, il cinema, la radio, la televisione e altri come loro, che possono quindi essere giustamente chiamati social media” (IM , n. 1)

2. Sospetti del Pontificio Magistero
di fronte ai social media
Il Magistero ecclesiale ha espresso diversi gradi di sostegno e riconoscimento ai media, a seconda dei diversi periodi della storia e dei cambiamenti nella società umana. Durante il Medioevo le notizie e i messaggi venivano trasmessi attraverso nunzi, messaggeri, trovatori e menestrelli. Non sono state discusse versioni ufficiali di leggi, usanze e verità sui dogmi e sulla moralità. Nella società del cristianesimo, le possibilità di comunicazione sociale erano molto rare e l’identità sociale e religiosa era presa in considerazione attraverso la censura. Va considerato che la libertà di espressione non è stata pensata in questa società come un diritto universale, né vi è stata una diversità di opinioni pubbliche accettate nella società odierna.
Dal Rinascimento, con l’inizio della stampa e la diffusione di scritti che nel Medioevo erano stati inaccessibili ai lettori, la Chiesa gerarchica mostrò alcune paure e dubbi, quindi la censura ecclesiastica nella diffusione di scritti religiosi e profani fu aumentata.
Con la Riforma protestante, le critiche alle versioni ufficiali aumentarono, la Bibbia fu tradotta in lingue vernacolari e i testi sacri furono interpretati. Inoltre, apparve la pubblicazione di opere critiche contro principi e papi. Durante l’Illuminismo, scritti anticlericali e critiche acervas furono diffuse ai re che generarono l’opinione pubblica. Il Magistero della Chiesa mostrò dubbi e sospetti sulla libertà di espressione, sull’aumento del controllo, sulla censura e sulla condanna. Un rischio e un pericolo per la fede cristiana sono stati visti dalla stampa e dai media scritti, a volte confermati dall’attacco e dalle vessazioni delle correnti liberali e moderniste al dogma e alla moralità cattolica. I Papi videro anche il pericolo che la stampa usasse mentire, manipolazione e diffamazione per denigrare la verità e la giustizia, che potevano approfittare dei nemici della Chiesa. Ciò include la posizione dei Papi durante il XVIII e il XIX secolo.

Clemente XIII (1758-1769) nell’enciclica Christianae reipublicae salus (25 novembre 1766), critica la libertà di espressione, alludendo al fatto che, in base a questo principio, i fondamenti della religione cristiana vengono attaccati.
Pio VII (1800-1823) esprime anche il suo sospetto per la libertà di espressione e la traduzione della Bibbia in lingue volgari. Nella lettera apostolica Posttam dicitum (18 maggio 1814) espresse le sue paure sulla libertà di stampa e sulla libera interpretazione della Bibbia.
Gregorio XVI (1831-1846) sottoseleggiò nell’enciclica Mirari vos arbitramur (15 agosto 1832) il pericolo della libertà di stampa perché permetteva la diffusione di errori, indifferenza e attacchi alla fede cristiana e alle buone usanze.
Pio IX (1846-1878) nell’enciclica Nostris et nobiscum (8 dicembre 1849) denunciò la libertà di stampa, denunciò la traduzione e la diffusione della Bibbia e la sua libera interpretazione senza l’approvazione ecclesiale. In Quanta cura e silabo (1864) si è espresso contro il modernismo, il liberalismo e la libertà di espressione, culto e opinione pubblica a causa del rischio di diffondere errori dottrinali e morali.

3. Accettazione e valutazione
social media
Alla fine del XIX secolo, le leggi laici furono attuate nei nuovi stati e si formò un nuovo stile di società civile. La Chiesa ha apprezzato la preoccupazione degli Stati moderni nel promuovere il bene comune dalla libertà e dall’autonomia laico. I Papi riconobbero anche la libertà di espressione, la libera associazione, il culto, l’insegnamento e l’opinione pubblica. La preoccupazione per i problemi sociali è stata incorporata nel magistero ecclesiale in modo positivo e reattivo.
Papa Leone XIII nell’enciclica Et si Nos (15 dicembre 1882) ha saggiamente indicato che la stampa nelle mani di persone irresponsabili può fare del male, ma se usata con responsabilità, fa bene. Suggerisce la creazione della stampa cattolica e consiglia ai cristiani di coltivare saggiamente la libertà di espressione. Nel 1888, l’enciclica Libertas praestansimus riconobbe la libertà di culto, di coscienza, di insegnamento e di stampa. Ogni libertà ha i suoi limiti, ma ci sono questioni discutibili in cui ognuno può esprimere la propria opinione per generare accordi sociali, basati sulla diversità, per risolvere problemi complessi. Questo papa stesso affronterà i numerosi problemi sociali del suo tempo nell’emblematica enciclica Rerum novarum (1891).
Dopo Leone XIII, tutti i Papi hanno apprezzato i media e li hanno usati con prudenza, a seconda del tempo in cui vivevano.
Pio X (1903-1914) apprezzò la stampa, la radio e il cinema come mezzo di formazione e informazione.
Benedetto XV (1914-1922) diede un notevole impulso alla stampa. Dopo la prima guerra mondiale, accolse i media e cercò di approfittarne per il ripristino della pace e la diffusione della verità.

Pio XI (1922-1939) apprezzò la stampa cattolica; invitati ad utilizzarlo in modo responsabile e organizzato. Pio XII (1939-1958) impiegò frequentemente il messaggio radiofonico, e fu il primo Papa ad usare la televisione. Concepì l’idea di creare una commissione ecclesiale sui social media per analizzare i problemi della stampa, del cinema, della radio e della televisione. Oltre alla stazione vaticana, diverse diocesi hanno creato una stazione radio per diffondere i loro messaggi e informazioni.
Giovanni XXIII (1958-1963), nelle encicliche Mater et magistra (196l) e Pacem in terris (1963), ha sottolineato l’importanza dei social media per la Chiesa e la società.
Il Concilio Vaticano II adottò il decreto Inter-Mirifica sui social media il 4 dicembre 1963, insieme alla costituzione del Sacrosanctum Concilium, sulla liturgia. Sono stati i primi due documenti del consiglio ad essere approvati, il che ha indicato la loro importanza e urgenza. Il Consiglio ha affrontato tutti i problemi sociali della Costituzione Gaudium et Spes (cfr GS, 63-72).
Paolo VI (1963-1978) ha potenziato e facilitato l’azione dei giornalisti nella Chiesa, e ha usato la radio e la televisione per trasmettere i loro messaggi. Ha creato la Pontificia Commissione per i Social Media e ha istituito la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si celebra nella solennità dell’Ascensione. Pubblicò l’istruzione pastorale Communio et progressio (1971), una lettera di comunicazione ecclesiale magna, che segue le linee guida del decreto inter mirifico del Vaticano II. Questo documento di riferimento obbligatorio è stato redatto con il contributo di esperti di tutto il mondo.
Giovanni Paolo II (1978-2005) promosse i social media durante il suo pontificato, incluso il Codice di Diritto Canonico da lui promulgato nel 1983 e riflette la sua importanza. Il 22 febbraio 1992 ha creato il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, un’estensione della commissione già in vigore da Paolo VI. Ha pubblicato su questi media la Lettera Pastorale Aetatis novae (1991) in occasione del ventesimo anniversario dell’istruzione Communio et progressio.
Benedetto XVI (2005-2012) ha affrontato l’importanza dei social media nell’Esortazione Apostolica Caritas in veritate (2009), dove riconosce che il mondo di oggi non può essere immaginato senza la sua presenza (cfr CV, 73). Indica che questi mezzi dovrebbero concentrarsi sulla promozione della dignità della persona e del bene comune, orientati al servizio della verità, del bene e della fraternità. Papa Francesco (2012) in Evangelii Gaudium (2013) sottolinea l’importanza del dialogo e della comunicazione per l’evangelizzazione.
I Vescovi dell’America Latina e dei Caraibi, in tutte le conferenze generali del CELAM hanno considerato l’importanza dei media, come possiamo vedere nei documenti di Medellin (1968), Puebla (1979), Santo Domingo (1992), Aparecida (2007). Tutti i Vescovi d’America apprezzano i mezzi di comunicazione al servizio della verità e della missione ecclesiale. Per quanto possibile, ogni diocesi cerca di utilizzare questi mezzi e queste tecnologie per la comunicazione all’interno e all’esterno della Chiesa, al servizio della comunione e dell’evangelizzazione.

4. Alcune sfide ecclesiali
nuove tecnologie dell’informazione
Oggi assistiamo a un sistema di comunicazione fluido, complesso e poliedrico. Blog e social network sono spazi di incontro e diffusione molto importanti con una forte capacità di informazione, ma anche di disinformazione e confusione. Sempre più utenti-produttori di informazioni, il che ha aumentato la partecipazione popolare alle dinamiche comunicative. I mezzi di comunicazione di massa ricevono anche l’eco nei mezzi di comunicazione personali, quindi sollecitano l’inclusione di tutti in questo dialogo sociale, in modo che possano esprimersi in modo contabile e libero.
Il mondo dell’informazione di oggi è trasversale, multimediale, computerizzato, immediato, praticamente incontrollabile, effimero e veloce. Questo modo di comunicare crea una nuova cultura che influenza la mentalità contemporanea. I nuovi media vengono assunti nei contesti della comunicazione per lo sviluppo: la comunicazione strategica e organizzativa è un fattore che contribuisce al progresso delle comunità, protagoniste della propria trasformazione.
Siamo chiamati ad essere sale e luce, a promuovere una cultura “del rispetto, del dialogo, dell’amicizia”, capace di generare maggiore giustizia, pace e solidarietà attraverso la comunicazione digitale. Siamo nella cosiddetta “società-rete”. Questo ha lanciato più fortemente il concetto di “social network” e la considerazione dei gruppi umani come reti di nodi interconnessi che comunicano tra loro.
Per i cristiani questa immagine della rete ne evoca un’altra molto più profonda e vitale: la Chiesa come corpo, il Corpo mistico di Cristo (cfr 2Cor 12,4-21). La comunicazione è per la promozione della comunione nell’organismo vivente della Chiesa. Dobbiamo esprimerlo e promuoverlo all’interno delle comunità. La comunicazione interna delle nostre comunità è un aspetto di cui dobbiamo occuparci. Siamo chiamati ad essere efficaci comunicatori e portatori di Cristo nella cultura digitale. È quindi un compito prioritario garantire che il corpo sia ben collegato e ridurre il divario digitale nella Chiesa.
Il CELAM e il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni hanno promosso per anni la Rete Informatica della Chiesa in America Latina (RIIAL) e le sue istituzioni di servizi continentali. Riial ha come priorità “raggiungere l’ultimo”, anche le comunità più isolate. Non si tratta solo di avere tecnologia, si tratta di generare un’autentica cultura digitale orientata alla comunione.
Un altro progetto realizzato dal Pontificio Consiglio insieme a CELAM, SIGNIS, CAMECO e altre istituzioni è il portale www.intermirifica.net, volto a promuovere i legami di conoscenza reciproca tra le iniziative di comunicazione cattolica. È il primo repertorio ecclesiale online globale di iniziative cattoliche di produzione radiofonica, televisiva e audiovisiva. Ad esempio, secondo i dati illustrativi che emergono dall’elenco Intermirifica.net, sappiamo che in Brasile ci sono più di 180 radio cattoliche, ce ne sono circa 200, a Cuba non ce ne sono.

5. Il diacono della comunicazione
cultura nella “corte dei Gentili”
Per essere oggi “chiesa in uscita” e “missionari inter-popolo” dobbiamo essere discepoli. È paradossale che, nella cultura della comunicazione, il nostro primo compito sia stare zitti e ascoltare. Dobbiamo contemplare in profondità il mistero divino e dedicare tempo e spazio per stare con il Signore che è la Parola di vita. Soli con Lui e in una comunità ecclesiale possiamo riempirci del suo amore e della sua misericordia.

I primi cristiani non consideravano il loro annuncio missionario come propaganda che avrebbe dovuto servire ad aumentare il gruppo stesso, ma come una necessità intrinseca che derivava dalla natura della loro fede e testimonianza. Il Dio in cui credevano era l’unico vero Dio che si era mostrato nella storia d’Israele e infine in suo Figlio, dando così la risposta che considerava a tutti e che, nella sua intimità, tutti gli uomini si aspettavano.
Dobbiamo anche ascoltare i nostri contemporanei. La maggior parte delle persone cerca punti di sostegno nel bel mezzo delle fugaci e aereggiate a verità perenni, non di rado applicando solo le forze della loro ragione. Questa strada non è sbagliata, se viene percorsa con sincerità e umiltà, perché conduce alla frontiera del Mistero. Trovare Dio, e lasciarsi trovare per Lui, è la vocazione di ogni persona; chiesa esiste per facilitare questo incontro. La Chiesa deve assumere una pastorale digitale per mostrare alle persone del nostro tempo che Dio è vicino, che attraverso Cristo apparteniamo tutti l’uno all’altro e siamo in rete. La pastorale digitale è una forma di servizio alla cultura in questo continente digitale unico e multipolare che è il mondo globalizzato.
La nostra missione di comunicatori dovrebbe rendere più facile per tutti riconoscere la propria dignità. I media ecclesiali devono promuovere la giustizia sociale e la solidarietà, ma questo non basta. Devono anche proclamare esplicitamente il Vangelo e creare spazi di incontro e dialogo nell’areopago del web. Negli spazi Wifi, dovrebbero essere aperte “tende per riunioni” e “templi o santuari aperti” per far entrare la folla e trovare un luogo di pace. Possono essere nuovi cortili dei Gentili e soglie sacre a cui tutti hanno accesso, anche quelli che cercano il Dio sconosciuto.
La comunicazione ecclesiale dovrebbe essere un luogo accogliente per poter ascoltare ed esprimersi liberamente. La comunicazione è prima di tutto un atto d’amore e di servizio. Il nostro ascolto deve portare al servizio delle persone secondo la propria cultura. Come discepoli e missionari dobbiamo svolgere questo servizio di comunicatori nel campo della cultura e della fede per amore dei nostri contemporanei.
La comunicazione nella Chiesa deve avere il suo stile, espressione di rispetto per le persone, apertura al dialogo e amicizia sociale. Il nostro messaggio è una buona notizia per i poveri e i deboli, attraversa le barriere ideologiche e i pregiudizi di ogni segno. Non serviamo un’ideologia particolare, ma persone concrete. Non seguiamo una dottrina, ma una Persona. Siamo la voce di chi è la Parola, e riflettiamo la luce e i colori di chi è l’Immagine del Dio invisibile. Siamo portavoce di Cristo.
Il nostro servizio evangelizzatore dalle comunicazioni riconosce l’azione dello Spirito Santo che tocca i cuori, viene in aiuto della nostra debolezza e cura le nostre malattie. Lo Spirito produce frutti di pace, gioia e amore. “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno soddisfatti. Beati i misericordiosi, perché raggiungeranno la misericordia” (Mt 5,6-7). Ω

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