Omelia di Papa Francesco alla Santa Messa di apertura del sinodo dei vescovi

Papa Francisco junto a los jóvenes
Logo del Sínodo de los Jóvenes 2018
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Basilica Vaticana
Mercoledì 3 ottobre 2018

“Lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, insegnerà loro tutto e ricorderà loro tutto ciò che ho detto loro” (14,26 26 20).
In questo modo semplice, Gesù offre ai suoi discepoli l’assicurazione che accompagnerà tutta l’opera missionaria loro affidata: lo Spirito Santo sarà il primo a custodire e mantenere sempre vivo e ad agire la memoria del Maestro nel cuore dei discepoli. Egli è quello che fa della ricchezza e della bellezza del Vangelo una fonte di gioia e novità costanti.
Mentre iniziamo questo momento di grazia per tutta la Chiesa, in sintonia con la Parola di Dio, chiediamo con insistono al Paraclito di aiutarci a ricordare e riaccendere quelle parole del Signore che hanno fatto bruciare i nostri cuori (cfr Lc 24,32). Ardore e passione evangelica che generano bruciore e passione per Gesù. Ricordo che ti svegliavi e rinnovavi in noi la capacità di sognare e aspettare. Sappiamo infatti che i nostri giovani sapranno profezia e visione nella misura in cui noi, vecchi o meno, siamo in grado di sognare e diffondere e condividere così quei sogni e quelle speranze che nidificano nei nostri cuori (cfr L 3,1).
Lo Spirito ci dia la grazia di essere Padri sinodali unti con il dono dei sogni e della speranza, perché, a nostra volta, uniamo la nostra giovinezza con il dono della profezia e della visione; che ci dà la grazia di essere una memoria attiva, viva, efficace che di generazione in generazione non è permesso soffocare o schiacciare da profeti di calamità e inventure o dai nostri limiti, errori e peccati, ma è in grado di trovare spazi per illuminare il cuore e discernere le vie dello Spirito. Con questo docile atteggiamento di ascolto della voce dello Spirito, veniamo da tutto il mondo. Oggi, per la prima volta, sono qui con noi anche due fratelli vescovi della Cina continentale. Diamo loro il nostro affettuoso benvenuto: grazie alla loro presenza, la comunione di tutto l’Episcopato con il Successore di Pietro è ancora più visibile.
Unti nella speranza, iniziamo un nuovo incontro ecclesiale capace di allargare gli orizzonti, dilare i nostri cuori e trasformare quelle strutture che oggi ci paralizzano, ci allontanano e si allontanano dai nostri giovani, lasciandoli aperti e orfani di una comunità di fede che li sostiene, da un orizzonte di senso e di vita (cfr Esortazione ap Evangelii Gaudium, n. 49).
La speranza ci sfida, mobilita e rompe il conformismo del “sempre diventato così” e ci chiede di alzarci per guardare avanti ai volti dei nostri giovani e alle situazioni in cui si trovano. La stessa speranza ci chiede di lavorare per invertire le situazioni di precarietà, esclusione e violenza a cui sono esposti i nostri ragazzi.
I nostri giovani, frutto di molte delle decisioni prese in passato, ci invitano a prendere insieme il presente con maggiore impegno e a lottare contro tutti i modi che ostacolano la loro vita affinché si sviluppino con dignità. Ci chiedono e chiedono una consegna creativa, una dinamica intelligente, entusiasta e speranzosa, e che non li lasciamo soli nelle mani di tanti mercanti di morte che opprimono le loro vite e oscurano la loro visione.
Questa capacità di sognare insieme che il Signore oggi ci dona come Chiesa, esige, come ci ha detto san Paolo in prima lettura, di sviluppare tra noi un atteggiamento preciso: “Non sii chiuso nei tuoi interessi, ma cerca tutto, l’interesse degli altri” (Fil 2,4). E indica anche più in alto chiedendoci di considerare umilmente di stimare gli altri superiori a noi stessi (cfr v. 3). In questo spirito cercheremo di ascoltarci a vicenda per discernere insieme ciò che il Signore chiede alla sua Chiesa. E questo ci impone di essere vigili e di non padroneggiare la logica dell’autoconservazione e dell’autoreferenzialità che finisce per rendere il superfluo importante e rendere superfluo l’importante superfluo. L’amore per il Vangelo e per le persone a noi affidate ci chiede di allargare lo sguardo e di non perdere di vista la missione alla quale ci chiama a puntare a un bene più grande che andrà a beneficio di tutti noi. Senza questo atteggiamento, questo sarà tutto il nostro impegno.

Il dono dell’ascolto sincero e orante e con il minor numero di pregiudizi e budget ci permetterà di entrare in comunione con le diverse situazioni che il Popolo di Dio vive. Ascoltate Dio, finché non sentirete con Lui il grido del popolo; ascoltare il popolo, finché non respireranno in loro la volontà a cui Dio ci chiama (cfr Discorso durante l’incontro per la famiglia, 4 ottobre 2014, 3).
Questo atteggiamento ci difende dalla tentazione di cadere in posizioni “eticheste” o elitarie, come pure dal fascino di ideologie astratte che non coincidono mai con la realtà dei nostri popoli (cfr J.M. Bergoglio: Meditazioni per i religiosi, 45-46).
Fratelli, sorelle: Mettiamo questo tempo sotto la materna protezione della Vergine Maria. Lei, donna di ascolto e di memoria, ci accompagni a riconoscere le tracce dello Spirito affinché, “senza indugio” (cfr Lc 1,39), tra sogni e speranze, possiamo accompagnare e incoraggiare i nostri giovani a continuare a profetizzare.
Padri sinodali:
Molti di noi erano giovani o hanno iniziato i primi passi nella vita religiosa alla fine del Concilio Vaticano II. L’ultimo messaggio dei genitori conciliari è stato rivolto ai giovani di quegli anni. Ciò che sentiamo dai giovani ci farà bene a rivederlo nei nostri cuori ricordando le parole del poeta: “Che l’uomo tenga ciò che ha promesso da bambino” (F. Jolderlin).
Ecco come ci hanno parlato i genitori conciliari:

“La Chiesa, per quattro anni, ha lavorato per ringiovanire il suo volto, per rispondere meglio ai disegni del suo fondatore, il grande vivente, Cristo, eternamente giovane. Alla fine di quell’impressionante “riforma della vita” si rivolge a te. È per voi giovani, specialmente per voi, perché la Chiesa ha appena illuminato nel suo Concilio una luce, una luce che illuminerà il futuro. La Chiesa è preoccupata che questa società che essi costituiranno rispetti la dignità, la libertà, il diritto delle persone, e quelle persone siete voi …
“Nel nome di questo Dio e di suo figlio, Gesù, vi esortiamo ad allargare i vostri cuori alle dimensioni del mondo, ad ascoltare la chiamata dei vostri fratelli e a mettere le vostre energie al vostro servizio. Combatti contro ogni egoismo. Rifiutate di dare libero corso agli istinti di violenza e odio, che alimentano le guerre e il loro corteggiamento dei mali. Sii generoso, puro, rispettoso, sincero. E costruire con entusiasmo un mondo migliore di quello dei loro anziani” (Paolo VI: Messaggio ai giovani, in occasione della chiusura del Concilio Vaticano II, 8 dicembre 1965).

Padri sinodali: La Chiesa li guarda con fiducia e amore. Ω

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